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Spazio e Scienze

Matematica su YouTube per prendere bei voti a scuola

Il caso di un professore che insegna Matematica e Fisica su YouTube conquistando i giovani fa pensare. E' solo una questione di mezzo o anche di metodo?

Un professore in pensione pubblica video lezioni su YouTube di Matematica e Fisica e fa il botto di traffico, alla faccia dei giovani disinteressati verso le materie scientifiche e de "la matematica la odiano tutti". È un caso che fa discutere quello del professor Carlo Incarbone, che ha aperto un canale YouTube senza grosse pretese di successo, e ha al suo attivo oltre 4 milioni di visualizzazioni.

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Cos'ha fatto di eccezionale Incarbone? Quello che sa fare, e che evidentemente ha sempre fatto con passione e motivazione: insegnare Matematica e Fisica ai ragazzi delle superiori. L'idea non è nemmeno stata delle più complesse: ha montato una camera fissa, ha appeso una lavagna e si è messo a fare brevi lezioni (15-20 minuti in media) che poi ha pubblicato sul suo canale. "Video di una semplicità disarmante" spiega il professore in un'intervista a La Stampa, che però rastrellano un milione di visualizzazioni l'anno: alla faccia!

Non è un caso isolato, perché nel 2016 un altro professore – questa volta spagnolo – ha avuto un'idea simile e il successo del suo canale video in cui insegna Matematica, Fisica, Chimica e Tecnologia è stato tale che si è classificato tra i dieci finalisti per il Premio Globale Maestro 2017, considerato il Premio Nobel per l'insegnamento.

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A qualcuno tutto questo potrà sembrare incomprensibile, ad altri strano, per molti studenti delle scuole superiori probabilmente sarà una cosa ordinaria, perché il professore Incarbone è ormai "il prof di YouTube". A noi fa riflettere.

Il primo pensiero è che il mezzo (YouTube) più vicino ai giovani rispetto a quelli tradizionali (come per esempio RAI Scuola) abbia giocato un ruolo chiave. Certamente il fatto che i contenuti si possano fruire dallo smartphone o dal tablet, e che i giovani bazzichino più su questa piattaforma piuttosto che sui siti istituzionali è un dato di fatto. Ma non è l'unico fattore in gioco.  

Per esempio fa riflettere il fatto che tanti giovani fuori da scuola vadano a vedersi video lezioni di Matematica e Fisica su Internet. Forse non è vero che di queste materie se ne infischiano; forse è vero che non le capiscono, e che per portare a casa un voto positivo debbano ingegnarsi cercando fuori dai canali tradizionali.

Incarbone spiega che "[YouTube] è la nuova frontiera della didattica, soprattutto perché si tratta di materie difficili per una classe, dove ci sono studenti che capiscono al volo, altri che hanno bisogno di una spiegazione ulteriore e il restante che ancora non ha capito". Sì, ma spiegarle via Internet invece che in una lezione frontale in classe non è che faccia questa grande differenza, a parità di insegnante.

E infatti proseguendo con l'intervista il professore narra che l'idea è scaturita dalla sua idea iniziale di registrare le lezioni su DVD per i suoi alunni assenti, che con il tempo ha portato studenti di altre classi a chiedergli copia delle lezioni per colmare la difficoltà che avevano nel capire le spiegazioni dei loro professori… da lì a Internet il passo è stato breve.

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Michela Prest

Quindi il problema non è solo il mezzo, ma anche la capacità comunicativa e d'insegnamento di chi svolge l'importante lavoro di formazione dei giovani. Ce lo conferma Michela Prest, Professore di Fisica al Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell'Università degli Studi dell'Insubria, spesso impegnata nelle scuole italiane (primarie, secondarie di primo e di secondo grado) a supporto della didattica scientifica. Quando le ho descritto il caso di Incarbone mi ha spiegato che il problema maggiore con cui nella sua esperienza si scontra costantemente è l'insegnamento "a cassettoni", ossia tenendo una netta divisione fra le materie, e all'interno delle stesse un'impostazione nozionistica unicamente basata sulla scansione dei capitoli dei libri di testo. È così che – a titolo di esempio – "le unità di misura si trattano cinque volte in altrettante materie differenti, con tempi differenti"; che "nei licei al primo anno in Chimica si fanno atomi e molecole, e al quinto anno in Fisica si fa il modello atomico di Bohr". "Al mattino quando vi alzate respirate e basta, camminate e basta o vi vestite e basta?" chiede provocatoriamente Prest.

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Piccoli esperimenti con oggetti semplici

Il secondo problema che evidenzia è che la tanto promossa didattica laboratoriale viene spesso vista come un luogo e non come un metodo di insegnamento. Come un'aggiunta che fa perdere tempo, quando potrebbe accorciare i tempi di apprendimento (e migliorarne i risultati) perché un esempio pratico quasi sempre chiarisce le cose meglio di ore di spiegazioni teoriche in lezioni frontali.

Ultimo ma non meno importante, il fatto che spesso si tenda a non basare l'insegnamento sullo sviluppo delle competenze e sul coinvolgimento degli studenti valorizzandone le attitudini e capitalizzando la loro esperienza, per esempio usando esempi con cui gli studenti hanno dimestichezza. "Quanti studenti hanno visto un cannone che spara una palla?" chiede Prest. "Non è forse meglio portare un esempio diverso, che rientri nella quotidianità dei ragazzi di una certa fascia di età?". Oltre tutto con un esempio calzante ma vicino agli studenti si stimola la curiosità e si ottiene un migliore coinvolgimento, oltre a un migliore apprendimento.

Insomma mezzo, capacità comunicativa e metodo dovrebbero essere al pari gli elementi di cui tenere conto. Uno solo va bene, ma non è sufficiente.


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