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Petizione Altroconsumo contro l’equo compenso, la tassa!

L'equo compenso è una tassa odiosa o un compenso per autori e interpreti? Ha ragione Altroconsumo o il presidente SIAE Gino Paoli? Forse ha ragione Altroconsumo e la sua nuova petizione per "chiedere al Ministro Bray di non fare un regalo di Natale alla SIAE" è davvero giustificata.

Come abbiamo già ampiamente spiegato il ministro ha deciso di aggiornare il precedente decreto Bondi sull'equo compenso, rincarando la "tassa" su tutti i dispositivi elettronici e supporti potenzialmente in grado di realizzare copie private.

"Nello specifico, il balzello su un tablet passa dagli attuali 1,90 a 5,20 euro, quello su un computer da 1,90 a 6 euro e addirittura quello sugli smartphone passa dagli attuali 90 centesimi a ben 5,20 euro", sottolinea la nota dell'associazione. Su hard disk esterni multimediali si parla anche di un prelievo di 50 euro. Non a caso stimano aumenti dell'equo compenso di circa il 500% e quindi complessivamente un prelievo annuale di oltre 200 milioni di euro (contro gli attuali 80).

Equo compenso UE

Secondo Gino Paoli però non si tratterebbe di una tassa bensì di un compenso che si riconosce agli autori, interpreti esecutori e ai produttori di contenuti "e che SIAE ha solo l'obbligo di raccogliere e ripartire non avendo alcuna provvigione se non il recupero delle spese".

Equo compenso dispositivi

In verità si può chiamare come si vuole ma dato che la maggior parte delle aziende preferisce ricaricare l'equo compenso sui consumatori senza affidarsi alla proceduta di recupero, appare come un comune prelievo. Quanto alla provvigione SIAE: forse non è prevista sulla carta, ma nella realtà è ormai chiaro a tutti che sopravvive grazie all'investimento della raccolta.

Paoli sostiene che le nostre tariffe sono più basse rispetto a Francia e Germania, ma dimentica di ricordare cosa avviene negli altri paesi – in alcuni l'equo compenso non esiste. Per di più non è stata rilevata una media europea, bensì una media rispetto alle nazioni più care. E basta dare un'occhiata al rapporto 2012 sulla copia privata della World Intellectual Property Organization.

Equo compenso sui supporti

"Il motivo di questa tassa? Risarcire la SIAE (e gli autori e gli editori che rappresenta) per i mancati introiti derivanti dalle copie private di canzoni, film e quant’altro coperto da diritto d’autore", puntualizza Altroconsumo. Il problema è che chi "acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d'autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti".

Insomma, paghiamo due volte.

La questione di fondo è che non è mai stato istituito un tavolo tecnico con i rappresentanti delle categorie interessate. O meglio a quel tavolo si sono sempre seduti SIAE e industria, ma non rappresentanti dei consumatori.

"Gli interpreti esecutori e i produttori di contenuti del nostro paese non possono avere pari dignità e devono continuare a produrre opere dell'ingegno senza avere adeguato compenso e quindi continuando a essere figli di un dio minore?", conclude il presidente SIAE.

Caro Gino Paoli si accomodi, in Italia di figli di un dio minore ce ne sono decine di milioni. E pagano pure l'obolo.