Spazio e Scienze

Samantha Cristoforetti: “mi mancherà fluttuare nello Spazio”

Nella prima conferenza stampa con i giornalisti italiani Samantha Cristoforetti racconta sorridente il rientro sulla Terra come di "un'esperienza davvero eccezionale". Certo non è stata una passeggiata, ma nemmeno un'esperienza "così violenta" come se l'aspettava. È tutta una questione di aspettative personali, spiega Samantha: "da anni mi raccontavano come fosse traumatico e mi aspettavo una cosa estremamente violenta. Sicuramente è traumatico, ma non così violento come me l'ero immaginato. Forse perché la Soyuz è rimasta in piedi, non si è rovesciata".

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Certo è che la Soyuz non è comoda, si sta seduti rannicchiati in posizione fetale. "Cercavo di guardare fuori e di cogliere con gli ultimi sguardi lo Spazio. C'è solo un finestrino piccolo e da seduti non si vede molto, ma ho visto l'ultimo passaggio dalla notte verso la luce". Poi l'entrata nell'atmosfera, le fiamme che avvolgono la capsula e gli strati esterni del finestrino che si bruciano. "Poi il primo picco a 3,5G, un secondo picco a 4 G poi l'apertura del primo paracadute". A quel punto "sembra di essere in una lavatrice impazzita" perché la capsula si mette a girare. Poi l'apertura del secondo paracadute. "Ho cercato di guardare un po' fuori ed è stato bello vedere il Kazakistan che ci aspettava fuori vestito di verde".

Un'esperienza descritta con il sorriso, e dietro a cui l'astronauta italiana con il record di permanenza femminile nello Spazio in una sola missione lascia qualche rimpianto. "A livello di intensità, di sensazioni fisiche, sicuramente le fasi più dinamiche del lancio e del rientro resteranno come ricordi molto forti. Mi resta molto caro il ricordo della vita nel suo complesso sulla ISS […] e il fatto del fluttuare, la sensazione di volare in libertà, di leggerezza mi mancherà infinitamente di più".

Un'esperienza che l'astronauta italiana impiegherà tempo per elaborare: "in certi momenti mi sembra di essere ancora sulla ISS, in altri mi sembra che sia stato un sogno". Adesso però bisogna riprendere la vita da terrestre, che richiederà del tempo. "Alcune cose si sono adattate in maniera rapida – spiega Samantha – Non ho nausee, problemi di adattamento vestibolare, e riesco a camminare abbastanza bene. Però mi sento molto pesante. Nelle prime 24 ore si inizia a sentire il proprio peso […] ti trovi ad avere dolori dove normalmente non li avresti, come i muscoli delle parti basse delle gambe, le piante dei piedi, la schiena. Sono parti del tuo corpo non più abituate a funzionare". Insomma "essere di nuovo soggetti alla forza di gravità è faticoso e fa rimpiangere ciò che mi sta mancando di più in questi primi giorni da terrestre dopo quasi sette mesi in orbita: fluttuare".

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La conferenza è stata anche l'occasione per spiegare, grazie alla domanda di un giornalista, il perché della ricerca scientifica in orbita, attività in cui la nostra astronauta è stata impiegata durante la sua permanenza nello Spazio. "Permette di osservare fenomeni che altrimenti non si possono studiare, misurare e quantificare sulla Terra, perché possono essere mascherati dalla gravità o non succedere proprio sulla Terra". Ci sono processi di "adattamento dei sistemi biologici di piante, animali ed esseri umani che si possono osservare solo nello Spazio" prosegue Samantha. Le ricerche che si svolgono sulla ISS non permettono solo di prepararci all'esplorazione spaziale, perché "si acquisiscono conoscenze fondamentali sui sistemi biologici che hanno anche importanti ricadute nella medicina, nella diagnosi e nelle terapie. Si capisce come funziona il nostro corpo proprio a livello della cellula".

Un contributo importantissimo per la ricerca: grazie Samantha.