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Tutto quello che Google e Facebook sanno su di te (un sacco)

La vicenda di Cambridge Analytica ha spinto molti di noi a porre maggiore attenzione alla privacy online. All'improvviso abbiamo scoperto che le grandi multinazionali sanno molto di noi, più di quanto immaginassimo. I più esperti hanno colto la palla al balzo per fare commenti sarcastici su "la gente" che sa poco o niente, che non si rende conto, è ingenua. Qualche battuta simpatica ma di scarsa o nulla utilità.

Certo, è vero che Facebook o Google non ci rubano alcuna informazione. Tutto ciò che sanno di noi, lo sanno perché noi abbiamo dato il consenso. Un consenso informato? Solo in parte, perché anche leggendo gli infiniti TOS (Terms of Service, il documento che firmiamo virtualmente quando apriamo un account), non sempre si possono comprendere bene le implicazioni. Proviamo dunque a capire cosa sanno di noi Google e Facebook, le due società con cui hanno a che fare la maggior parte di noi.

Google

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Posizione e movimenti. Se avete uno smartphone (anche un iPhone) e avete abilitato i servizi di posizione di Google, l'azienda sa dove siete stati e per quanto tempo, e ha una stima abbastanza precisa di come vi siete spostati (auto, piedi, mezzi pubblici). Potete controllare queste informazioni a questo indirizzo.

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Ricerche e attività. Google ricorda ogni ricerca che avete fatto su ogni dispositivo che avete usato, associato al vostro account. Sa quali applicazioni avete usato, quali pagine web avete visitato. Vi ricorda anche se avete usato Chrome in modalità anonima – senza rivelare ulteriori dettagli. Google tra l'altro non dovrebbe registrare nulla di ciò che fate in questa modalità. Qui potete (ri)trovare le immagini che avete cercato, quelle che avete aperto e quelle che avete scaricato. Tutte queste informazioni sono consultabili a questo indirizzo.

A proposito di applicazioni, qui trovate una lista di tutte quelle che hanno accesso al vostro account. Un accesso che non è universale (non possono vedere tutto) e che avete autorizzato in qualche momento – probabilmente facendo un login con il vostro account Google o semplicemente usando l'app su Android. Può essere stato al momento dell'installazione, magari mesi o anni fa. Dalla stessa pagina potete togliere l'autorizzazione alle app che non vi interessano più.

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Se usate Google Calendar, l'azienda sa quali eventi avete aggiunto e a quali avete effettivamente partecipato – eventualmente combinando queste informazioni con quelle generate dalla posizione e da Google Maps. Per ogni appuntamento, è registrato l'orario di arrivo e quello in cui andate via. Per i file di Google Drive, il pacchetto include anche file che avete esplicitamente cancellato.

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Se un giorno avete salvato una password su un file di testo o una foto imbarazzante, poi potreste aver pensato che non era una buona idea metterli su un sistema cloud – che alla fine è il computer di qualcun altro. E magari avete cancellato quei file. E invece sono ancora lì, ma nascosti nel pacchetto di informazioni personali scaricabili.

Profilo pubblicitario. Google, come Facebook, fa soldi vendendo pubblicità online. Un'attività che funziona meglio se ognuno di noi ha un profilo preciso. Se non avete mai disattivato la personalizzazione degli annunci, a questo indirizzo potete scoprire che tipo di consumatore siete secondo il colosso californiano.

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La conoscenza riguarda anche Youtube, che è proprietà di Google. Tutti i video che avete cercato e guardato sono raccolti in una lista a cui avete accesso voi e l'azienda (e parti terze tramite sistemi controllati). È possibile rimuovere uno o più elementi, se lo desiderate. La cronologia inizia dal momento in cui avete creato l'account YouTube o associato quello Google in uso; nel mio caso sei anni fa (ma l'account esiste dal 2001).

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Quanti dati sono in totale? Dipende da ognuno di noi, ma potete scoprirlo provando a scaricare tutto il pacchetto. L'operazione potrebbe richiedere molte ore o anche molti giorni, ma quando i dati saranno pronti riceverete una notifica via email. Per gli account più vecchi si può andare oltre i 5 gigabyte.

Sicuramente si può affermare che Google sa moltissimo dei suoi utenti, ma offre anche molti strumenti di controllo per decidere quali dati vogliamo che siano raccolti e in che modo saranno usati. Strumenti di controllo potenti ma non illimitati, naturalmente: queste informazioni sono il modo in cui "paghiamo" Google per avere tutti i servizi senza pagare denaro. Se Google ci permettesse di bloccare tutto non avrebbe poi nulla da guadagnarci e un servizio come Gmail sarebbe davvero gratis; un'eventualità del tutto irrealistica.

Facebook

Anche Facebook raccoglie molte informazioni su ciò che facciamo e, in attesa di un imminente modifica, per saperne di più dobbiamo andare nelle Impostazioni (in alto a destra su desktop). A proposito, per queste operazioni è consigliabile usare un computer.  

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A differenza di quanto accade con Google, nel caso di Facebook dovremo scaricare i dati prima di capire un po' meglio che cosa c'è dentro. Anche in questo caso, bisognerà aspettare un po' prima di ottenere le informazioni.

Una volta ottenuto il file potrete scoprire tutti i messaggi che avete mai inviato o ricevuto, i contatti del vostro telefono (se avete autorizzato la sincronizzazione), i messaggi audio, gli adesivi che avete usato (questa è strana anche per me), gli argomenti che secondo Facebook potrebbero interessarti, se siete o siete stati single, (nel caso per quanto tempo).

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Immagine: maxkabakov / Depositphotos

Nel caso di Facebook, comunque, il file di dati è un po' più piccolo. Da qui qualcuno potrebbe dedurre che Facebook raccoglie meno dati rispetto a Google e che quindi è meno invasiva, ma è vero solo in parte. I dati raccolti sono meno, certo, ma Facebook ha anche meno possibilità di raccoglierli.

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La profonda integrazione dei servizi Google in Android e la sfacciata potenza dei suoi servizi, infatti, mette l'azienda di Mountain View nella posizione di raccogliere più informazioni per ognuno di noi. Facebook, si potrebbe dire, deve accontentarsi – ma è riuscita a creare comunque un sistema di profilazione molto preciso e in generale di alto valore monetario.

È un problema?

Abbiamo preso l'esempio di Google e Facebook perché sono le due aziende che più di tutte raccolgono i nostri dati personali, con l'esplicito obiettivo di trarne profitto tramite il mercato pubblicitario. Il loro scopo è monetizzare i nostri bulbi oculari (inquietante come frase, vero?), cioè la nostra attenzione – per inciso, recentemente è emerso che online la maggior parte di noi resta concentrata al massimo 8 secondi – meno di un pesce rosso. Visto che l'attenzione disponibile è molto poca, comprensibilmente la lotta per accaparrarsela è serratissima.

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Anche altre aziende però raccolgono dati, quasi tutte in effetti. Se avete usato un'app di qualsiasi tipo, molto probabilmente avete eseguito l'accesso proprio con l'account Google o quello Facebook, e così facendo avete autorizzato un trasferimento di informazioni (più o meno esteso) a un altro soggetto. Quel soggetto conserverà le informazioni in modo sicuro? Difficile a dirsi, ma senz'altro il caso Cambridge Analytica non permette di essere ottimisti – da pochissimo Facebook ha cambiato politiche per bloccare l'attività dei data broker, e si spera prevenire problemi simili in futuro.

La vera minaccia sta tuttavia nella sicurezza del vostro account stesso. Perché se qualcuno riuscisse a entrare potrebbe scaricare quei pacchetti di dati di cui abbiamo parlato. E a quel punto avrebbe tutta la vostra vita degli ultimi anni.

Avete avuto una malattia e vi siete informati online? È nel pacchetto. Problemi amorosi? Una relazione extraconiugale? Fotografie che avreste voluto dimenticare e per questo avete cancellato? Film pirata? Ricatto via mail? Avete cercato un nuovo lavoro di nascosto dal vostro capo? Se qualcosa è esistito digitalmente, è ancora recuperabile.

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Immagine: VectorStory / Depositphotos

Si capisce allora quanto sia importante che nessuno possa entrare facilmente nel vostro account Google e in quello Facebook, e per sicurezza ci mettiamo anche quelli di Microsoft, Apple e Amazon – come minimo. Per avere una ragionevole certezza che non ci siano accessi indebiti, ci sono almeno due azioni che ognuno di noi può fare.

  1. Usare una password complessa e diversa per ogni servizio. Se faticate a ricordarle, usate un sistema di gestione password (io uso LastPass, ma ce ne sono molti).
  2. Attivate l'autenticazione in due fattori. La procedura è abbastanza semplice, ma potete sicuramente chiedere a qualcuno di aiutarvi. Una volta attivata, questa protezione impedisce di entrare nell'account a meno di avere fisicamente in mano il vostro smartphone.