Streaming e Web Service

USA, lo streaming musicale a pagamento vale 7,4 mld di dollari. Bene il vinile, malissimo i CD

Lo streaming musicale negli Stati Uniti ormai vale 7,4 miliardi di dollari e rappresenta il 75% del fatturato complessivo. Il rapporto annuale 2018 della Recording Industry Assn. of America (RIAA) conferma che i cosiddetti “digital download” e gli acquisti fisici sono sempre più marginali con un peso rispettivamente del 12% e dell’11%.

Le tendenze ormai sembrano piuttosto chiare e definite, come in Italia – anche se da noi il mercato fisico tiene ancora. Lo streaming a pagamento di servizi come ad esempio Spotify o Apple Music l’anno scorso è cresciuto del 33% rispetto al 2017, mentre il downloading di singole tracce o album è crollato rispettivamente del 27,7% e del 25,3%.

Lo scenario più traumatico riguarda però il segmento fisico dove i CD hanno registrato una contrazione del fatturato del 33,9%. Solo i vinili sono in controtendenza con un +7,9%, ma è pur vero che valgono solo 419 milioni di dollari, contro i 698 milioni dei CD.

Il dato di riferimento comunque è che negli Stati Uniti il numero di abbonati a servizi streaming musicali a pagamento ha superato quota 50 milioni. Un’opportunità soprattutto per gli artisti emergenti: Steinhardt Music Business Program della New York University ha rilevato infatti nel 2017 ben 658 talenti scritturati dalle Major, contro i 589 del 2016.

L’intero mercato musicale comunque continua a crescere sia all’ingrosso che al dettaglio. Nel 2017 i rispettivi fatturati avevano raggiunto 5,9 e 8,8 miliardi dollari. Nel 2018 le cifre sono balzate a 6,6 e 9,8 miliardi di dollari.