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Chevrolet Bolt, fiamme dalla batteria: il fix arriva via software

Qualche giorno fa in Virginia, nella città di Ashburn, una Chevrolet Bolt ha preso fuoco mentre era parcheggiata nel garage del suo proprietario: fortunatamente non ci sono stati feriti, ma l’incendio ha causato ingenti danni al garage e alla casa annessa, per una cifra totale che supera i 200,000 $.

Dopo qualche giorno di incertezza sullo stato di manutenzione e aggiornamento dell’auto, si è scoperta la verità: grazie a un’intervista con il proprietario pubblicata dai colleghi di Electrek, abbiamo scoperto l’auto era in eccellenti condizioni e aveva già ricevuto alcuni aggiornamenti software legati alla gestione della batteria. Ironicamente, il proprietario ha ricevuto un’altra notifica per il più recente dei richiami solo poche ore prima che scoppiasse l’incendio.

L’auto era stata messa in carica con poco più di 50 km di autonomia rimasti nella batteria, ed era arrivata a poco più di 250 km (sui 420 km totali pubblicizzati da General Motors) quando la batteria ha preso fuoco. Secondo quanto afferma il proprietario, l’auto non era mai stata caricata fino al 100% – come consigliato da GM stessa – proprio per scongiurare problemi sulla batteria.

E’ importante ricordare che si tratta di episodi isolati e non di un problema diffuso: lo scorso mese di novembre General Motors ha annunciato il richiamo per il software delle batterie della sua Bolt, che ha causato incendi su 5 auto prodotte tra il 2017 e il 2019, e da allora si sono aggiunte altre 2 auto alla lista. Non è assolutamente nostra intenzione giustificare questi episodi, anzi, i produttori di auto elettriche devono dare altissima priorità alla rapida ed efficace risoluzione di queste situazioni, anche sostituendo l’intero pacco batterie qualora fosse necessario. E’ curioso inoltre notare come le Bolt coinvolte in questa campagna di richiamo montino batterie prodotte da LG Chem, che ha fornito a Hyundai le batterie che hanno portato all’enorme richiamo che la Hyundai Kona sta subendo in Corea.

GM afferma di aver trovato una soluzione definitiva al problema delle batterie sulle Bolt, ma ancora una volta si tratta di un fix software applicato per arginare un problema di hardware, una pratica che molti produttori di auto elettriche mettono in pratica: limitando il SOCState of Charge – della batteria, e modificando nel modo corretto la velocità di ricarica, si può evitare la formazione di dendriti, dei cristalli che si formano all’interno delle batterie diventando la principale causa degli incendi di auto elettriche.

Non bisogna essere ingegneri per capire che si tratta di una soluzione che funziona solo per prevenire la formazione di nuovi dendriti, ma che non può nulla nei confronti di quelli che potrebbero essersi già formati e che minacciano il buono stato della batteria.

Come fare quindi, a prevenire gli incendi che potrebbero essere causati dai dendriti già formati all’interno della batteria? Per prevenire gli incendi si può andare a modificare la reazione che ha l’auto nel momento in cui una delle celle batteria dovesse essere danneggiata: grazie a software dedicati, si può evitare che il danno sulla cella difettosa si propaghi al resto della batteria, bloccando di fatto la formazione delle fiamme. In questo caso l’auto si salva dall’incendio, a spese del pacco batterie che dovrà essere interamente sostituito: l’auto infatti non sarà più utilizzabile qualora il sistema dovesse rilevare la presenza di una cella difettosa.

Risolvere via software problemi all’hardware è una soluzione più semplice, rapida, ed economica per le aziende, una soluzione che in campo informatico è perfettamente valida e accettata perché solitamente non si corre il rischio di mandare a fuoco la propria casa per colpa di una GPU difettosa, ma in campo automobilistico si tratta di una strategia che va adottata con molta attenzione, per evitare incidenti potenzialmente disastrosi.