Ibride e Elettriche

Stellantis come Toyota: contraria al passaggio forzato all’elettrico

L’accelerazione verso l’elettrico è davvero una svolta nelle emissioni o puramente una questione di politica? Qualora vi foste posti questa domanda, la risposta è una sola: politica. L’esempio giunge proprio dall’amministratore delegato di Stellantis, una figura decisamente “in alto” nel settore delle automotive ma comunque non in grado di decidere autonomamente la direzione da intraprendere; stando a quanto dichiarato, infatti, la decisione di passare all’elettrico in termini così brevi sarebbe imposto “dall’alto” direttamente dai governi.

L’idea che ci fosse un differente interesse dietro al passaggio “forzato” all’elettrico si pensava da tempo e la stessa Toyota, uno dei primi marchi che si è dedicato al settore, lo aveva annunciato. La transizione verso l’elettrico è quindi legata più alla politica, nazionale e sovranazionale, piuttosto che alle mere emissioni e inquinamento.

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Tavares, il numero uno di Stellantis, ha ricordato che per certe classi sociali sarà impossibile accedere all’acquisto di una vettura elettrica nel breve periodo. Per almeno 5 anni, infatti, non sarà possibile produrre auto elettriche davvero economiche e l’abolizione progressivo delle varianti endotermiche creerà una voragine nel parco auto circolante. Inoltre, rimane anche la questione legata ai posti di lavoro e all’impatto ambientale delle batterie: il settore non sarebbe ancora completamente pronto per questa transizione forzata con possibili rischi anche di carattere sociale. Infine, tra i nodi da sciogliere, resta anche l’infrastruttura di ricarica pubblica: più sviluppata al nord piuttosto che al centro e sud Italia.

Son tutti temi piuttosto caldi che hanno portato più produttori a doversi schierare per precisare la loro posizione a riguardo. Le dichiarazioni di Stellantis sono chiare: il marchio continuerà a produrre vetture elettriche come da programma per restare al passo con gli altri produttori, ma in caso di malumore sociale il CEO suggerisce di volgere i propri pensieri ai governi, coloro che davvero decidono e influenzano la libertà di usare o meno un’auto.