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Stellantis, in Italia crisi dei chip più grave della pandemia

La crisi dei chip sta colpendo il settore delle quattro ruote ormai da mesi. La carenza di semiconduttori ha pertanto avuto un impatto addirittura peggiore della pandemia da Covid-19 sulla produzione: gli stessi rappresentanti dei lavoratori di FIM-CISL hanno sottolineato gli effetti negativi della carenza dei semiconduttori. I sindacati del gruppo Stellantis prevedono, infatti, un fine anno peggiore dei mesi di lockdown.

Con riferimento ai dati forniti da FIM-CISL, nei primi nove mesi del 2021 il gruppo Stellantis avrebbe prodotto 319.000 auto in Italia. Un dato che dimostra dunque un aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo del 2020 in cui le operazioni erano ferme per il lockdown. Non a caso, però, la produzione nei sei stabilimenti italiani di Stellantis è diminuita del 46% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In gran parte il dato negativo è riconducibile ai differenti stop alla produzione causati dai problemi di fornitura dei semiconduttori.

Se analizziamo i dati l’incremento di circa 43.513 veicoli rispetto al 2020, compensano la perdita di circa 12.750 veicoli determinatesi negli stabilimenti di Cassino, Pomigliano e Melfi. La situazione è veramente pesante, nell’ultimo trimestre su circa 50 giorni potenziali di lavoro (65 lavorativi – circa 15 gg ferie), solo il Polo Torinese e Maserati Modena non hanno subito fermate. Per gli altri stabilimenti si riducono i turni e le giornate lavorative utilizzando la Cig: Cassino -38%, Pomigliano – 70%, Melfi -54%. Anche Sevel passata indenne nel primo semestre, si ritrova con una riduzione delle giornate lavorative nel trimestre del 28%. 

Con riferimento a quanto dichiarato, lo stabilimento che non ha dovuto fare i conti con problemi produttivi è stato quello di Mirafiori. Ad accusare maggiormente la crisi dei semiconduttori è stato invece lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, dove viene costruita Panda.

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Il tema delle forniture delle materie prime, dei semiconduttori e dell’avvicinamento della catena del lavoro è un problema di ordine geopolitico che il governo del nostro Paese deve affrontare in maniera strategica. Le nostre preoccupazioni riguardano i lavoratori che sono pesantemente colpiti sul piano del reddito da questa situazione, a cui si aggiungono le preoccupazioni che rischiano di determinarsi a cascata su investimenti e indotto.

Secondo Ferdinando Uliano non si riuscirà a raggiungere la produzione dell’anno del lockdown pari a 712.000 veicoli, con il timore che Stellantis possa modificare il programma di investimenti dedicati all’Italia a causa di questa situazione.

È praticamente impossibile che si arrivi ad eguagliare il numero di vetture prodotte lo scorso anno, la situazione dei chip sta diventando più seria e avremo ulteriori pesanti chiusure. Una situazione simile potrebbe presto verificarsi anche a Sevel. La produzione della 500 BEV deve continuare per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio. Il rischio principale è che Stellantis decida di ritardare gli investimenti pianificati e il lancio di nuovi modelli, poiché la crisi dei chip spinge verso il basso le vendite, ha concluso Uliano.

Gli stessi sindacati chiedono pertanto nuove garanzie per evitare che la crisi dei chip possa ritardare il debutto dei nuovi modelli del gruppo Stellantis.