L’ultimo report Work Change Special Report di LinkedIn, focalizzato sulle PMI, dipinge uno scenario in cui l’intelligenza artificiale non agisce solo come strumento di efficienza, ma sta anche cambiando le ambizioni delle persone - o almeno di 4 persone su dieci. Il 39% dei dipendenti delle piccole imprese ammette infatti che l’ascesa dell’IA li ha spinti a considerare seriamente percorsi imprenditoriali e la possibilità di diventare "founder", una prospettiva che fino a poco tempo fa sembrava preclusa ai più.
Globalmente, il numero di professionisti che hanno aggiunto la qualifica di "fondatore" al proprio profilo è cresciuto del 60% nell’ultimo anno, raddoppiando rispetto al 2022. Pare che molti decidano di aprirsi un’impresa sfruttando l’AI.
È una storia raccontata decine, forse centinaia di volte; si tratta del sogno che vede un solo imprenditore visionario creare un’azienda usando quasi esclusivamente l’AI. Con gli strumenti attuali non sembra molto credibile, ma per molti - suggerisce Linkedin - vale la pena provarci.
Quanto all’uso delle AI in altri ambiti, il documento di Linkedin si dice che l'85% delle piccole imprese a livello globale utilizza già l'IA in qualche forma, passando rapidamente dalla fase di mera sperimentazione a quella di adozione strutturale.
In Italia, la percezione è positiva: il 56% dei lavoratori ritiene che questa tecnologia migliorerà la propria quotidianità operativa. Non parliamo solo di automazione banale; il 22% dei dipendenti italiani dichiara di utilizzare autonomamente l'IA per attività di alto livello come l'analisi di dati complessi e la definizione di strategie, mentre il 31% la impiega per la gestione quotidiana di email e sintesi di informazioni. Questa dimestichezza tecnica è il carburante che alimenta il desiderio di indipendenza, come avevamo già analizzato in merito a come l'IA possa automatizzare gran parte del marketing aziendale.
Tuttavia, l'alfabetizzazione digitale non cresce alla stessa velocità per tutti. Le aziende italiane con 11-50 dipendenti hanno visto un incremento delle competenze IA del 43% su base annua, una percentuale che sale al 57% per quelle con 51-200 dipendenti. Questo balzo in avanti è sostenuto dagli investimenti dei datori di lavoro: il 44% dei dipendenti delle PMI impara a usare l'IA grazie a formazione aziendale specifica, superando persino il 41% registrato nelle grandi organizzazioni. Eppure, nonostante la rincorsa tecnologica, persiste una forte incertezza sul futuro: il 36% dei professionisti nelle piccole realtà non sa su quali altre competenze — oltre all'IA — dovrebbe puntare per far crescere la propria carriera.
IA e comunicazione
Il 77% dei marketer delle PMI italiane concorda: oggi è più importante che mai guidare con voci umane reali e autentiche. Le persone non accettano più passivamente le informazioni; il 64% dei consumatori effettua un "gut-check", ovvero una verifica di pancia, confrontando i messaggi del brand con le opinioni di persone di cui si fida. In questo contesto, le voci che generano più autorevolezza sono quelle dei clienti e dei partner (56%), seguite dagli esperti di settore (45%) e dai creator (44%). È un ritorno all'importanza del capitale umano e dei bias cognitivi nella costruzione della leadership.
Anche le preferenze nell'apprendimento stanno cambiando. Per acquisire nuove skill, i lavoratori italiani preferiscono la formazione virtuale e i tutorial (24%), seguiti dall'apprendimento pratico tramite progetti reali (23%) e dal confronto diretto con esperti del settore (22%). In questo scenario, il network professionale diventa la nuova valuta competitiva: il 40% dei dipendenti delle PMI si rivolge alla propria rete di contatti per ricevere consigli strategici, superando persino il supporto di amici e familiari (37%) o dei motori di ricerca (27%).
Eppure, proprio sul fronte delle relazioni, le piccole imprese italiane mostrano il fianco. Chi lavora in realtà con meno di 50 dipendenti vede crescere il proprio network solo dell'8% l'anno, contro il 10% delle grandi aziende. È qui che si gioca la vera partita del 2026: non basta saper usare i nuovi strumenti, bisogna saperli inserire in una visione biculturale che unisca competenza tecnica e profondità relazionale.
Forse ciò che suggerisce Linkedin, che molti lavoratori siano pronti a fare il “salto” e diventare imprenditori, si deve proprio a queste dinamiche: hanno imparato molto e hanno visto espandersi il proprio network di contatti. E, aggiungiamo noi, forse sono consapevoli che l’AI non fa miracoli, ma sentono comunque di essersi preparati il terreno adeguatamente.