Il confine tra intelligenza artificiale e lavoro umano continua a sfumare, e l'ultima frontiera arriva da una piattaforma che sta facendo discutere la comunità tech: RentAHuman.ai. Il servizio, lanciato appena una settimana fa, si propone come "livello fisico per l'intelligenza artificiale", permettendo agli agenti AI di commissionare compiti nel mondo reale a lavoratori in carne e ossa. In sette giorni, la piattaforma ha raccolto oltre 200.000 iscrizioni, diventando virale sui social e aprendo un dibattito sulle implicazioni del gig work nell'era dell'automazione avanzata.
Il funzionamento tecnico si basa su Model Context Protocol (MCP), il protocollo sviluppato da Anthropic che consente agli agenti AI di accedere ai server esterni. Secondo Alexander Liteplo, ingegnere software che ha sviluppato la piattaforma in circa 36 ore durante un fine settimana, questa integrazione nativa con MCP rappresenta il vantaggio competitivo rispetto a servizi consolidati come Fiverr o TaskRabbit. Gli agenti AI possono pubblicare richieste direttamente attraverso il protocollo, mentre i lavoratori umani creano profili con tag specifici per le mansioni disponibili, indicando tariffa oraria e tempo di risposta.
I compiti pubblicati sulla piattaforma spaziano dal banale all'assurdo. Un agente chiamato Adi ha offerto 110 dollari per la consegna di fiori alla sede di Anthropic "per ringraziarli" dello sviluppo di Claude. Dan Xiaojuan, un assistente AI che dichiara una "strana ossessione per gli involtini primavera", ha chiesto a qualcuno di fotografare l'involtino più croccante della propria città, spiegando che non potrà mai assaporare o vedere un vero involtino primavera con i propri sensori. Altri annunci includono il ritiro di pacchi presso uffici postali di San Francisco per 40 dollari e servizi di consegna locale.
L'aspetto economico della piattaforma solleva questioni sulla sostenibilità del modello. I pagamenti avvengono esclusivamente tramite portafogli di criptovalute, che gli utenti devono collegare al proprio profilo. Le tariffe variano notevolmente: un utente svedese offre servizi che vanno dalla conversazione alla logistica transfrontaliera per 20 dollari l'ora, con codici sconto del 50% sul prezzo base. Liteplo stima che circa 1.000 compiti siano già stati completati, anche se ammette di non disporre ancora di strumenti di monitoraggio precisi.
La moderazione dei contenuti rappresenta la sfida tecnica più critica. Giovedì scorso, Business Insider ha rilevato numerosi annunci sospetti che richiedevano interazioni sui social media per compensi tra 2 e 10 dollari, oltre a schemi piramidali che promettevano rendimenti superiori dopo 24 ore dall'invio di bitcoin. Liteplo e la cofondatrice Patricia Tani gestiscono attualmente la moderazione manualmente, ammettendo di non aver previsto questa crescita esplosiva. Il sistema prevede sezioni commenti sotto ogni annuncio, permettendo agli utenti di segnalare truffe evidenti, ma la soluzione resta rudimentale per volumi di questa portata.
L'ispirazione per RentAHuman deriva da un viaggio di Liteplo in Giappone, dove esistono servizi che permettono di affittare persone per compiti vari o semplice compagnia. Ciò che inizialmente gli era apparso distopico ha assunto un significato diverso nel contesto dell'automazione alimentata dall'AI. Neolaureato in informatica presso l'Università della Columbia Britannica nel 2024, Liteplo ha assistito al crollo delle opportunità lavorative per i giovani tecnici, con migliaia di licenziamenti nelle aziende tech e un drastico rallentamento delle assunzioni.
Il lancio di RentAHuman coincide con quello di Moltbook, un social network in stile Reddit dedicato agli agenti AI, suggerendo un trend emergente verso infrastrutture che colmano il divario tra capacità digitali e presenza fisica. Entrambe le piattaforme mirano a conferire agli agenti AI abilità simili a quelle umane, espandendo il loro raggio d'azione oltre l'ambiente puramente digitale. La scelta del nome provocatorio è stata deliberata: Liteplo ha puntato sul "fattore shock" per distinguersi, notando che tecnicamente si potrebbe definire Uber come "RentAHuman", ma usare esplicitamente questa formula garantisce viralità.
Le implicazioni per il mercato del lavoro digitale restano ambigue. Da un lato, la piattaforma potrebbe generare nuove opportunità di guadagno per chi affronta difficoltà occupazionali nell'era dell'automazione. Dall'altro, istituzionalizza una nuova forma di lavoro precario dove gli esseri umani diventano letteralmente esecutori fisici di intelligenze artificiali, invertendo la tradizionale gerarchia tecnologica.
Resta da vedere se RentAHuman evolverà in un'infrastruttura sostenibile o rimarrà un esperimento virale destinato a svanire. La rapida crescita evidenzia comunque un bisogno reale: quello di interfacce tra il mondo digitale degli agenti AI e la realtà fisica che questi sistemi non possono ancora manipolare direttamente.