Secondo il World Economic Forum, il 60% dei datori di lavoro prevede che l'IA trasformerà radicalmente il proprio business entro il 2030, mentre il 63% identifica il divario di competenze come il principale ostacolo alla trasformazione aziendale. Questa rivoluzione sta costringendo sia i responsabili delle risorse umane che i professionisti IT a ripensare completamente l'approccio alle carriere tecnologiche.
La richiesta di competenze specifiche legate all'intelligenza artificiale sta crescendo a ritmi vertiginosi. I dati di LinkedIn rivelano che le offerte di lavoro che richiedono alfabetizzazione in IA stanno aumentando del 70% su base annua, con gli agenti IA identificati come l'ambito in più rapida espansione nel 2025. Ma c'è un elemento sorprendente: mentre nel 2023 le competenze più ricercate riguardavano l'addestramento dei modelli e l'ottimizzazione degli iperparametri, oggi le aziende cercano professionisti capaci di utilizzare efficacemente gli strumenti IA già esistenti, con competenze come prompt engineering che si estendono oltre l'IT tradizionale, raggiungendo marketing, vendite e design.
Le figure professionali che hanno registrato una crescita superiore alla media includono ingegneri IA/ML, esperti di cybersecurity, data scientist, ingegneri DevOps, analisti di business ERP, project manager IT, ingegneri di rete e cloud, sviluppatori software e amministratori di sistema. Robert Half evidenzia che il 65% dei responsabili IT ha riscontrato maggiori difficoltà nel trovare professionisti qualificati nel 2025 rispetto all'anno precedente, un dato che sottolinea l'urgenza del problema.
Paradossalmente, mentre l'IA assume sempre più compiti tecnici, la domanda di competenze trasversali sta crescendo in modo significativo. Il 72% dei leader IT cerca candidati con capacità di pensiero critico e problem solving, il 69% valorizza l'adattabilità e l'apprendimento continuo, mentre il 65% punta su creatività e innovazione. Questo riflette la necessità di professionisti capaci di guidare e supervisionare soluzioni guidate dall'IA, assicurandosi che supportino efficacemente gli obiettivi aziendali.
Sul fronte retributivo, le prospettive rimangono positive. Le proiezioni di Robert Half per il 2026 indicano un aumento medio degli stipendi dell'1,6% per i ruoli IT, con picchi del 4,1% per ingegneri IA/ML e data scientist. L'87% dei responsabili IT dichiara di essere disposto a offrire compensi più elevati ai candidati con competenze specializzate, mentre il 52% è pronto a negoziare stipendi iniziali più alti se il ruolo supporta esigenze aziendali critiche. Le competenze che giustificano maggiormente questi aumenti includono intelligenza artificiale e machine learning, cybersecurity, cloud computing e sviluppo software.
Un tema che genera tensioni crescenti è quello del ritorno obbligatorio in ufficio. Il 64% dei professionisti IT ha subito pressioni per rientrare fisicamente sul posto di lavoro negli ultimi dodici mesi, nonostante queste direttive possano causare turnover e calo del morale. Le motivazioni addotte dalle aziende includono miglioramento della produttività (41%) e rafforzamento della cultura aziendale (37%), ma l'82% dei lavoratori sostiene di essere altrettanto produttivo, se non di più, quando lavora da casa. Il 75% dei dipendenti si dichiara disponibile a tornare in ufficio solo in cambio di un aumento salariale, con il 69% che specifica la necessità di un incremento di almeno il 10%.
Le conseguenze di queste politiche sono allarmanti: il 48% degli intervistati nel sondaggio Ivanti sperimenta il cosiddetto "resenteeism" – continuare a lavorare nonostante l'insoddisfazione – mentre il 37% pratica il "presenteeism", presentandosi in ufficio più per essere visto che per essere produttivo. Questi fenomeni rappresentano una sfida significativa per la retention del personale.
Il divario di competenze più evidente riguarda proprio l'IA e il machine learning, citato dal 45% dei responsabili IT, seguito da operazioni e infrastruttura IT (36%), governance e compliance (25%), architettura e operazioni cloud (24%), e ingegneria e analisi dei dati (22%). Per affrontare questa lacuna, l'85% delle aziende pianifica di dare priorità alla formazione continua dei dipendenti, mentre il 70% intende assumere nuovo personale con competenze specifiche.
I dati del rapporto Indeed Workforce Insights 2025 mostrano che l'80% dei lavoratori risparmia almeno un'ora al giorno utilizzando l'IA generativa, mentre il 37% dei professionisti tecnologici afferma che il proprio ruolo è stato ridefinito o ristrutturato a causa dell'IA negli ultimi due anni. Questa trasformazione sta liberando i lavoratori da compiti ripetitivi, permettendo alle organizzazioni di ridefinire le posizioni IT per abbracciare il futuro dell'intelligenza artificiale sul posto di lavoro.
Le aziende stanno moltiplicando i corsi su prompt engineering, fondamenti dell'IA e altre competenze essenziali per aiutare i dipendenti a utilizzare efficacemente questi strumenti. La formazione diventa cruciale anche per evitare il fenomeno dell'"AI workslop", che si verifica quando i dipendenti utilizzano l'IA in modi controproducenti, creando più lavoro per i colleghi che devono rivedere o modificare contenuti generati automaticamente. Per massimizzare gli investimenti in IA, le organizzazioni dovranno continuare a concentrarsi su opportunità di formazione e aggiornamento continuo per i dipendenti interni.
Guardando al 2026, il 61% dei leader IT prevede di aumentare l'organico permanente nella prima metà dell'anno, mentre il 55% incrementerà le assunzioni a contratto e temporanee nello stesso periodo. Questo approccio ibrido riflette la necessità di flessibilità in un mercato in rapida evoluzione, dove le competenze di oggi potrebbero non essere sufficienti domani. Il 50% delle aziende pianifica di spostare il personale da ruoli in declino verso posizioni emergenti, mentre il 40% prevede di ridurre gli organici man mano che certe competenze diventano obsolete.