OpenAI ha annunciato che ChatGPT diventerà un assistente virtuale capace di completare acquisti direttamente durante le interazioni con gli utenti, aprendo le porte a un nuovo modello di commercio elettronico basato sull'AI. Per gli utenti è un nuovo modo per fare spese online, mentre per OpenAI è una nuova opportunità di creare revenue tramite i meccanismi di revenue share e affiliate marketing.
Una mossa cruciale per quest'azienda, che non ha ancora raggiunto il break even ma continua a bruciare miliardi degli investitori. Lo stesso obiettivo, ma in ambito B2B, si ritrova nella creazione di strumenti SaaS dedicati - almeno per ora - ai reparti sales e amministrazione.
La nuova tattica di OpenAI punta direttamente al cuore del business di colossi come Amazon e Google, cercando di conquistare una fetta delle commissioni generate dagli acquisti digitali. Tra l'altro non è nemmeno l'unico nuovo concorrente, visto il più che discreto successo di TikTok Shop.
Il sistema "Instant Checkout" permetterà agli utenti di ChatGPT di acquistare prodotti da Etsy senza mai lasciare la piattaforma di chat, mentre l'integrazione con Shopify è prevista a breve. Questa funzionalità rappresenta un cambio di paradigma nel rapporto tra consumatori e piattaforme digitali, dove l'intelligenza artificiale diventa il nuovo intermediario commerciale.
Non sappiamo ancora come funzionerà questa integrazione, ma non è difficile immaginare che OpenAI tenterà di creare una sorta di shop all'interno di ChatGPT, per poi stipulare accordi con gli ecommerce di tutto il mondo. E potrebbe anche funzionare.
Per rendere possibile questa trasformazione, OpenAI ha stretto una partnership tecnica con Stripe, la società di pagamenti che fornirà l'infrastruttura necessaria per processare le transazioni.
OpenAI ha cercato di rassicurare gli utenti riguardo alla neutralità del sistema, dichiarando che ChatGPT non favorirà specificamente i prodotti disponibili tramite Instant Checkout. L'azienda ha spiegato che l'algoritmo di raccomandazione tiene conto di diversi fattori per ottimizzare l'esperienza utente: disponibilità del prodotto, prezzo, qualità, se il venditore è quello principale e se il checkout istantaneo è disponibile.
Come detto sopra, OpenAI è sotto forte pressione e deve trovare fonti di profitto il più in fretta possibile, perché finora ha ricevuto investimenti per miliardi di dollari ma non sembra ancora in grado di stare in piedi da sola. E se gli investitori si innervosiscono, i rubinetti potrebbero chiudersi molto in fretta.
L'integrazione dello shopping diretto potrebbe essere di aiuto, ma difficilmente toglierà le castagne dal fuoco a Sam Altman e ai suoi. Così come non lo faranno i nuovi servizi SaaS.