Il settore dei data center si trova a un bivio cruciale: da un lato la crescita esponenziale della domanda di capacità elaborativa legata all'intelligenza artificiale e al cloud computing, dall'altro un'attenzione sempre più marcata verso la sostenibilità ambientale. Mentre il dibattito pubblico si concentra prevalentemente sui consumi energetici e idrici di queste infrastrutture digitali, Data4 e Apl Data Center hanno deciso di alzare l'asticella della trasparenza settoriale con un'iniziativa senza precedenti. I due operatori hanno infatti pubblicato il primo white paper a livello mondiale dedicato alla Valutazione del Ciclo di Vita (LCA) di un data center, introducendo un approccio metodologico che potrebbe ridefinire gli standard di rendicontazione ambientale per l'intero comparto.
La scelta di focalizzarsi sull'analisi LCA rappresenta un cambio di paradigma significativo. Mentre le metriche tradizionali come il PUE (Power Usage Effectiveness) misurano l'efficienza energetica operativa, la valutazione del ciclo di vita considera l'impatto ambientale complessivo dall'estrazione delle materie prime necessarie alla costruzione, passando per la fase operativa, fino allo smaltimento o al riuso dei componenti a fine vita. Questo approccio olistico permette di identificare criticità che sfuggirebbero a un'analisi concentrata esclusivamente sulla fase di utilizzo.
Il white paper arriva in un momento particolare per il settore. La proliferazione di progetti infrastrutturali legati all'AI generativa e al machine learning sta moltiplicando la necessità di capacità elaborativa, con conseguente pressione sulle reti elettriche e sulle risorse idriche utilizzate per il raffreddamento. Le normative europee, in particolare il Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la tassonomia europea per le attività sostenibili, stanno inoltre imponendo livelli di disclosure sempre più stringenti alle aziende del settore tecnologico.
L'iniziativa di Data4 e Apl Data Center si inserisce in un contesto di crescente scrutinio pubblico sulle infrastrutture digitali. Diversi studi hanno evidenziato come i data center rappresentino circa il 2-3% del consumo elettrico globale, una percentuale destinata ad aumentare con l'espansione dei carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale. Tuttavia, gli operatori del settore sottolineano spesso come questa sia solo una parte della storia: l'efficienza energetica delle strutture moderne è migliorata drasticamente nell'ultimo decennio, e molti facility utilizzano energie rinnovabili o implementano sistemi di recupero del calore.
Il white paper rappresenta uno strumento potenzialmente rivoluzionario per gli stakeholder del settore. Fornendo una metodologia standardizzata per la valutazione dell'impatto ambientale, il documento potrebbe facilitare confronti più accurati tra diverse soluzioni infrastrutturali e guidare decisioni di investimento più consapevoli. Per le aziende che utilizzano servizi di colocation o cloud, disporre di dati LCA dettagliati permetterebbe di calcolare con maggiore precisione l'impronta carbonica delle proprie operazioni digitali, elemento sempre più rilevante per il reporting ESG (Environmental, Social, Governance).
La pubblicazione arriva mentre l'industria dei data center europea sta vivendo una fase di espansione significativa, con investimenti multimiliardari annunciati da hyperscaler internazionali e operatori locali. In questo scenario competitivo, la trasparenza ambientale potrebbe trasformarsi in un fattore differenziante importante, specialmente per clienti corporate con obiettivi di neutralità carbonica ambiziosi. Resta da vedere se altri operatori del settore adotteranno metodologie simili e se emergerà uno standard condiviso a livello industriale per la rendicontazione LCA dei data center.