Un esperto di vendite del settore tech ha rivelato a Business Insider come l'uso quotidiano di strumenti come Claude, ChatGPT e Perplexity stia riscrivendo le regole della produttività personale. Tuttavia, emerge una tendenza silenziosa ma significativa: la riluttanza a condividere la propria "ricetta segreta" di prompt engineering. In un mercato iper-competitivo, saper governare l'algoritmo non è più solo una competenza tecnica, ma un'arma privata da difendere con cura.
Antoine Wade, il professionista citato nell'inchiesta, utilizza l'IA per gestire ogni aspetto della sua giornata, dalle email di cold outreach fino alla spiegazione dei compiti di matematica per il figlio. Ma è nel business che il gioco si fa duro: se tutti hanno accesso allo stesso LLM (Large Language Model), la differenza risiede nella capacità di dialogo con la macchina.
Se in passato il "saper fare" era legato all'esperienza accumulata, oggi si sposta sulla capacità di sintetizzare dati e generare output rilevanti in frazioni di secondo. La competizione non è più solo sulla quantità di ore lavorate, ma sulla qualità delle istruzioni fornite all'assistente digitale.
Il ritorno sull'investimento della competenza individuale
Per le aziende, questo fenomeno rappresenta un'arma a doppio taglio. Da un lato, la produttività dei singoli aumenta, migliorando i KPI generali. Dall'altro, se ogni dipendente agisce come un'isola tecnologica, il progresso collettivo rallenta. In questo scenario, capire come creare un assistente alle vendite e aumentare le performance diventa fondamentale non solo per il singolo, ma per l'intera organizzazione.
Wade è chiaro: l'IA non chiude i contratti — quello resta un compito umano legato alla costruzione di relazioni — ma espande la pipeline in modo esponenziale. Eppure, la sua "formula magica" resta nel cassetto. È la nascita di una nuova forma di segreto industriale, non più custodito nei server della Apple o di Google, ma nei file di testo dei singoli dipendenti.
Una cultura digitale consapevole o frammentata?
Stiamo andando verso una democratizzazione dell'eccellenza o verso una nuova barriera di classe digitale? Saper usare bene l'IA è certamente una competenza da tenersi stretti, ma il rischio è quello di creare (di nuovo) silos informativi che danneggiano la visione culturale a lungo termine dell'azienda.
La sfida per il management sarà incentivare la condivisione senza penalizzare l'iniziativa individuale. In un mondo che corre a velocità algoritmica, la vera lezione non è solo quanto velocemente possiamo rispondere a una mail, ma quanto siamo disposti a insegnare agli altri il metodo che ci ha permesso di farlo. Il successo futuro dipenderà dalla capacità di bilanciare la gelosia professionale con la necessità di un'intelligenza collettiva realmente evoluta.