Scenario

Gruppo E analizza gli scenari di evoluzione delle imprese italiane

Il Gruppo E, costituito a partire dal 2018, è un’azienda che rappresenta un’alleanza di player, ognuno specializzato in un ambito specifico dell’information technology. Le sette imprese che ne fanno parte (Ergon, Mediasecure, Estrobit, Neboola, Lunokod, MGAlabs e Enext) sono tutte certificate con i più importanti standard ISO, incluso quello per la sicurezza delle informazioni.

Il Gruppo E ha 75 dipendenti in tutta Italia dislocati in 5 sedi: Firenze e Siena (le sedi storiche), Roma, Bologna e Milano con un fatturato, per la maggior parte ottenuto dalla fornitura di servizi, di 30 milioni di euro. Il Gruppo, inoltre, possiede un dipartimento di ricerca e sviluppo dedicato per mettere a punto e sviluppare insieme ai vendor soluzioni innovative per i clienti.

Durante l’evento online “Make IT Happen”, il primo di presentazione, il Gruppo E, ha affrontato le numerose sfide a cui l’ICT dovrà andare incontro nel corso dei prossimi mesi.

«Le nostre aziende non sono più quelle di prima: sono cambiate per sempre. Da marzo 2020, improvvisamente, per continuare la propria attività hanno dovuto cambiare il loro modo di lavorare. Sono state messe alle strette, ma se oggi esistono ancora, significa che hanno reagito e si sono adattate alle nuove regole del gioco» ha detto Stefano Zingoni, Co-Founder e Marketing Manager del Gruppo E.

Gruppo E

«I CIO delle aziende non possono pensare che, poiché hanno investito grandi risorse durante il lockdown, abbiano equipaggiato adeguatamente le loro aziende per il futuro. L’information technology offre alle organizzazioni un enorme spettro di possibilità. Tra queste tre grandi tematiche dominano il panorama IT attuale e proprio su questi il Gruppo E lavora incessantemente: multicloud, Internet of Things e intelligenza artificiale».

Oggi l’IT è sempre più coinvolto nei processi di business, che sono influenzati dalla salvaguardia della salute delle persone, dalla sostenibilità e dal consumo. «Anche quando il virus smetterà di farci paura, questi tre driver continueranno a guidare il business delle aziende ed è importante ricordarci che l’IT è l’infrastruttura che le sorregge e la linfa che le mette in moto. La crisi che abbiamo avuto nel 2008 è stata indicata come una delle peggiori crisi economiche della storia, fino alla crisi di oggi. Ma tra le due c’è una profonda differenza e questa differenza è proprio l’IT e la sua maturità» ha aggiunto Zingoni.

Affiancare le aziende affinché siano parte attiva nella loro evoluzione IT è l’obiettivo del Gruppo E. Per fare ciò si parte dal dato e dove esso è contenuto, ovvero i datacenter. L’obiettivo è estenderne il campo di utilizzo e applicazione fino ad abbracciare l’hybrid multicloud e consentire a tutte le tipologie di aziende, di qualsiasi dimensione, di essere allo stesso livello.

Il cloud ormai domina il mondo IT: nel 2020 il mercato italiano supererà i 3 miliardi di Euro, in crescita del + 21% rispetto al 2019 ed è l’area di investimento principale per le aziende. In questo contesto l’hybrid cloud si conferma assoluto protagonista, valendo da solo 2 miliardi di euro. Secondo il Politecnico di Milano, in Italia le aziende possiedono in media 4 cloud provider attivi, in linea con la situazione nel resto del mondo.

«Quello che sembra mancare è però l’adozione di una vera strategia multi cloud, ovvero l’utilizzo congiunto di più provider cloud senza l’utilizzo di un server on-premise. Il freno principale al multi cloud è la sua complessità ed è pertanto necessario sviluppare competenze verticali su tecnologie diverse, soprattutto a livello di infrastruttura» ha spiegato il Gruppo E.

Il filo conduttore che segue ogni tematica cloud, ogni innovazione in campo tecnologico è la sicurezza del dato e delle informazioni. La sicurezza informatica è sempre messa a dura prova e in questo periodo deve affrontare pericoli sempre crescenti. Ricerche recenti, infatti, mostrano che, all’aumentare del remote working, il volume degli attacchi informatici è decisamente incrementato.

La security è fondamentale e la trasformazione ed evoluzione digitale che il Gruppo E si prefigge di agevolare devono necessariamente avvenire in piena sicurezza. Sono troppi e troppo grandi i valori in gioco: il patrimonio immateriale delle aziende, la loro storia, i loro segreti, i dati confidenziali dei loro clienti, i dati sensibili delle loro persone e questi devono essere adeguatamente protetti.

Il Gruppo E, utilizzando delle tecniche di sicurezza ha realizzato un SOC denominato Cyber Defence, che sfrutta le tecnologie presenti sul mercato per affrontare la maggior parte degli attacchi informatici. Il SOC si adegua alla struttura del cliente perché l’obiettivo è valorizzare gli investimenti che il cliente ha fatto, non sostituendo quelli realizzati nel passato ma aiutando a migliorarli sempre di più.

«Il mondo IT è diventato complesso, sempre più integrato al resto dell’azienda, con un ruolo strategico, centrale, in molti casi apicale e sempre più connesso con il mondo industriale» ha dichiarato Stefano Davitti, Amministratore Delegato del Gruppo E. «I dati sono sempre di più, sempre più importanti ed è sempre più fondamentale gestirli in maniera corretta e, soprattutto, proteggerli».

Qui entra in gioco la compliance che è l’adeguamento dell’azienda a norme di legge, come il GDPR, o standard internazionali per garantire, nel caso di aziende IT, la qualità della sicurezza dei dati e che sia presente un processo adeguato che la gestisce. La finalità ultima è garantire all’azienda le necessarie capacità di reazione agli shock e la sua resilienza.

I dati possono essere di differenti tipologie (personali, bancari, medici) ed è il legislatore a definirli in base alla loro sensibilità. «Ogni progetto IT, che sia infrastrutturale o applicativo, riguarda i dati e quindi ha implicazioni a livello di compliance che vanno gestite. Anche la compliance è un qualcosa che va sempre tenuta sotto controllo. È un processo costoso ma necessario e che porta frutti» aggiunge Davitti.

Un progetto GDPR o di compliance di successo possiede diversi ingredienti. Il primo è vedere la compliance come un modo di portare un beneficio in azienda, non solo come l’ennesimo adempimento.

Un altro elemento fondamentale è il coinvolgimento dell’amministratore delegato in quanto la compliance tocca praticamente tutte le aree dell’azienda. Un’ultima arma vincente è l’approccio multidisciplinare alla materia: è bene che i progetti di compliance non coinvolgano solo l’ufficio legale e il dipartimento IT ma anche risorse umane, comunicazione interna, marketing. Un approccio trasversale velocizza i progetti ed evita cambi di rotta costosi.

«Non avere un programma di conformità è costoso e si rischia di incorrere in sanzioni. Inoltre, non essere compliant trasmette un messaggio negativo. Oggi più che mai i clienti sono al centro di una frenetica vita digitale, hanno bisogno di sapere che possono riporre la propria fiducia nelle aziende dalle quali acquistano e con le quali entrano in contatto» ha poi concluso Davitti.