IBM sta facendo ottimi profitti grazie all'AI, ma piuttosto che comprare migliaia di GPU preferisce noleggiarle da un partner. Questo è forse il dettaglio più rilevante dell'ultima trimestrale, da cui apprendiamo che l'azienda ha registrato una crescita del fatturato del 9% anno su anno, raggiungendo $16,33 miliardi, e un utile netto di $1,75 miliardi, un notevole miglioramento rispetto alla perdita dell'anno precedente. Ben 9,5 di questi miliardi sono legati a progetti di GenAI.
IBM tuttavia ha deciso di non comprare migliaia di GPU per il proprio cloud pubblico. Al contrario, il CEO Arvind Krishna ha confermato che IBM è un cliente importante di CoreWeave e utilizza anche infrastrutture di AWS, Azure e Google Cloud Platform (GCP).
Big Blue evidentemente preferisce non rischiare con investimenti CapEx che potrebbero rivelarsi poco accorti. Ed è qualcosa a cui prestare grande attenzione, perché se un colosso del genere prende una decisione finanziaria di questo tipo, significa che dietro c'è una precisa lettura del mercato.
Internamente, si stima che l'AI abbia portati gli sviluppatori IBM ad aumentare la produttività del 45%, a testimoniare di come l'automazione possa portare vantaggi concreti. L'aumento di produttività, unito ai progetti di consulenza che coinvolgono agenti AI definiti "Digital Workers", è il vero motore della ritrovata crescita.
Tuttavia, il focus strategico di IBM sull'IA si manifesta non tanto nel cloud pubblico quanto nell'infrastruttura di base (server Z17, mainframe e storage) e nel software per l'impresa. La società si posiziona come partner per portare il proprio software su infrastrutture di terzi o direttamente nei data center dei clienti. Ad esempio, un importante cliente del settore assicurativo preferisce un'istanza privata in un cloud piuttosto che utilizzare il cloud pubblico.
IBM dunque non rinuncia a proporre il proprio hardware - progettato in collaborazione con diversi partner - ma, come altri nel suo settore, lascia al cliente la scelta di scegliere il provider cloud.
Ed è proprio qui l'aspetto sorprendente: sarebbe stato lecito aspettarsi da IBM l'acquisto di alcune migliaia di GPU per la realizzazione di un servizio Cloud e AI "in casa". Questo ovviamente porterebbe il colosso in competizione con gli hyperscaler, in modo simile a quanto fa Oracle; ed è il tipo di sfida che ti aspetteresti di vedere da parte di IBM.
Una sfida che significherebbe però ingenti investimenti CapEX, e sembra proprio che IBM non sia disposta a farli.
Sicuramente a breve termine è più semplice mettere il proprio software sul cloud pubblico, ma è ben noto che questa scelta può portare poi a costi più alti.
Hanno capito qualcosa che agli altri sfugge? O forse semplicemente non credono di poterselo permettere?
Forse IBM crede che nei prossimi anni possedere migliaia di GPU non sarà più un fattore chiave? Oggi come oggi sembra una posizione fuori dal coro, ma sta per aprirsi una nuova epoca nel mondo dell'AI, qualcosa che potremmo chiamare "post- transformer", e sono moltissimi i progetti che puntano sull'efficienza e sulla riduzione dei consumi.
Quindi, non è assurdo pensare che dove oggi ti servono 100 nvidia H100 domani te ne bastino 50 e dopodomani 25. E quel giorno, se è vicino, potresti pentirti di averne comprate 100. Che sia questa visione a informare la strategia di IBM?
In ogni caso la performance finanziaria, nonostante l'ottima crescita dei ricavi, non è stata accolta positivamente dagli investitori, con le azioni che sono scese nell'after-hours. Forse quindi al mercato non piace questo posizionamento "Cloud-agnostic" di IBM.
Pur essendo pragmatico e resiliente, forse l'approccio non è percepito come sufficientemente ambizioso per la corsa all'IA. Se la produttività interna aumenta del 45 percento grazie all'IA, e i profitti ne beneficiano in modo così netto, la vera sfida per IBM non è se l'IA può generare valore (sta chiaramente riuscendo), ma se questo valore è sufficiente a sostenere una strategia di lungo termine che non dipenda strutturalmente dai suoi stessi concorrenti principali.
Presto scopriremo chi ha ragione.