Bank of America ha rilevato un allarme senza precedenti sulla spesa in conto capitale legata all'intelligenza artificiale. Un sondaggio condotto su 162 gestori di fondi evidenzia come la maggioranza degli investitori consideri gli investimenti attuali eccessivi rispetto ai benefici attesi. La notizia, documentata da Business Insider, certifica una frattura profonda tra le ambizioni dei colossi della Silicon Valley e la crescente prudenza dei mercati finanziari.
Il pensiero torna inevitabilmente al concetto di bolla speculativa, già emerso molte volte negli ultimi mesi quando si parla di aziende tecnologiche.
Se le aziende continuano a investire somme record senza generare profitti tangibili nel breve periodo, l'intero sistema rischia un crollo. Sull’altro fronte si dirà che gli investimenti sono giustificati e che i ritorni “arriveranno”, ma ovviamente c’è un limite alla fiducia che si può chiedere agli investitori.
Il rapporto evidenzia che il 25% degli intervistati considera l'IA il principale rischio estremo per la stabilità del mercato nel 2026. Questa preoccupazione supera timori tradizionali come l'inflazione o l'instabilità geopolitica, riflettendo un clima di esaurimento finanziario diffuso. Solo il 20% dei manager auspica oggi un ulteriore aumento del capex, segnando un calo drastico rispetto al 34% rilevato nei mesi passati.
Quando ai prossimi investimenti, si parla di altri 600 miliardi di dollari: Amazon guida questa nuova escalation con un piano da 200 miliardi di dollari destinato principalmente alle infrastrutture cloud. Si tratta di un incremento del 50% rispetto al 2025, una cifra che ha lasciato fredda Wall Street nonostante la crescita dei ricavi del 14%. Il titolo ha risposto con una flessione del 10% dopo la chiusura delle contrattazioni, dimostrando che le semplici promesse non bastano più a convincere gli investitori.
Alphabet ha raddoppiato il proprio budget per il secondo anno consecutivo, puntando a una spesa di 185 miliardi. Nonostante il successo di Gemini, che vanta ormai 750 milioni di utenti attivi mensili, il mercato teme che i costi superino la capacità di monetizzazione. Google deve ora bilanciare la competizione con Microsoft e la necessità impellente di mantenere margini operativi che giustifichino tale sforzo economico.
Meta ha pianificato investimenti tra 115 e 135 miliardi, quasi raddoppiando l'esborso registrato nell'esercizio precedente. Sebbene la pubblicità basata su IA abbia generato 58,14 miliardi di dollari in un solo trimestre, l'entusiasmo iniziale degli azionisti è svanito rapidamente. La società guidata da Mark Zuckerberg deve dimostrare che gli strumenti di marketing automatizzato siano sufficienti a ripagare un'infrastruttura così costosa.
Microsoft ha investito 37,5 miliardi nel solo secondo trimestre, con stime annuali che sfiorano i 98 miliardi. La dipendenza strategica da OpenAI, che rappresenta il 45% del suo portafoglio ordini complessivo, rende Azure vulnerabile alle performance di un'entità terza. Il crollo del 12% subito dal titolo lo scorso gennaio rappresenta la peggiore flessione azionaria della società dal marzo 2020.
La divergenza tra visione industriale e realtà finanziaria
Molti dirigenti temono che la costruzione di data center proceda senza un modello di business realmente scalabile. Il 30% dei gestori di fondi identifica proprio negli hyperscaler la fonte più probabile di un collasso del credito nei prossimi mesi. Questa "sindrome da sovrainvestimento" rischia di compromettere la business continuity di molte medie imprese che dipendono da questi servizi cloud.
La situazione attuale richiama alla mente i periodi di eccessiva euforia visti durante la bolla delle dot-com negli anni novanta. Tuttavia, la velocità con cui viene bruciato il capitale privato non ha eguali nella storia economica moderna. Gli analisti, come Mark Shmulik di Bernstein, chiedono ora una rendicontazione più trasparente sull'impatto reale dell'IA sui processi aziendali.
La corsa agli armamenti digitali ha creato una distanza tra il valore percepito e l'utilità economica reale dell'intelligenza artificiale. Mentre le aziende si affannano a occupare posizioni di dominio infrastrutturale, sembrano dimenticare che l'innovazione priva di un ritorno sull'investimento certo è solo un esercizio di vanità finanziaria.
Arrivati a questo punto però forse è troppo tardi per tirarsi indietro. Domina la percezione che l’unica fuga possibile sia in avanti: continuare a pigiare sull’acceleratore sperando che dietro alla prossima curva non ci sia un precipizio.
Alcune delle aziende coinvolte hanno altri business, che continuano a funzionare. E altre probabilmente si cullano nell’idea di essere too big to fail, sperando che in caso di emergenza ci sarà la mano di Washington a tirarle fuori da guai. È sicuramente possibile, ma nemmeno le casse del governo USA potrebbero reggere il contraccolpo, e dopotutto il caso di Lehman Brothers è lì a ricordarci che nessuno è mai veramente al sicuro.
Il pessimismo manifestato dai gestori di fondi nel sondaggio di Bank of America, dunque, non è necessariamente una banale reazione emotiva. I segnali preoccupanti ci sono, e si può decidere di ignorarli fuggendo in avanti, oppure di pigiare sul freno e prendersi una pausa di riflessione.
Se i servizi basati su Grandi Modelli Linguistici non diventano rapidamente strumenti di efficienza operativa per le aziende clienti, l'intero comparto crollerà sotto il peso di costi energetici e hardware insostenibili. La Silicon Valley deve decidere se continuare a scommettere su un futuro ipotetico o iniziare a gestire il presente economico con maggiore rigore.