Il colosso di Redmond si trova sotto il fuoco incrociato delle comunità locali statunitensi per l'impatto ambientale e sociale dei suoi data center dedicati all'intelligenza artificiale. In un momento storico in cui le infrastrutture per l'AI richiedono consumi energetrici e idrici senza precedenti, Microsoft tenta di rispondere alle crescenti critiche con un piano in cinque punti denominato "Community-First AI Infrastructure". L'iniziativa, presentata dal presidente Brad Smith, arriva mentre l'azienda scivola dalla seconda alla quarta posizione per capitalizzazione di mercato, superata da Google nel dominio dell'intelligenza artificiale generativa.
I data center Microsoft rappresentano un peso crescente per le comunità che li ospitano. Le strutture assorbono quantità enormi di elettricità per alimentare i server e volumi massicci d'acqua per i sistemi di raffreddamento, provocando aumenti nelle bollette energetiche dei residenti locali, riduzione dell'accesso alle risorse idriche, gentrificazione accelerata e incremento degli affitti. Il fenomeno ha scatenato un'ondata di proteste sui social media, con le risposte ai post del CEO Satya Nadella invase da critiche e prese in giro.
Il piano presentato da Smith si articola su cinque impegni specifici: coprire i costi aggiuntivi per evitare aumenti delle tariffe elettriche ai cittadini, minimizzare il consumo idrico ripristinando più acqua di quanta ne venga utilizzata, creare posti di lavoro per i residenti, contribuire alla base fiscale che finanzia ospedali, scuole e servizi pubblici locali, e investire in formazione sull'AI e organizzazioni no-profit del territorio. Sulla carta, un programma ambizioso che cerca di trasformare l'espansione infrastrutturale in un'opportunità per le comunità coinvolte.
La credibilità di Microsoft su questi temi resta tuttavia compromessa dai precedenti. L'azienda aveva lanciato impegni simili quando la neutralità carbonica dominava l'agenda delle responsabilità sociali d'impresa, salvo poi registrare un aumento esponenziale delle emissioni proprio a causa della corsa all'AI. I compensi dei dirigenti di alto livello, erogati principalmente in azioni, creano incentivi strutturali a privilegiare i guadagni a breve termine per gli azionisti rispetto agli impegni ambientali e sociali a lungo periodo.
Sul fronte competitivo, Microsoft si trova in una posizione sempre più marginale nel panorama dell'intelligenza artificiale consumer. Google Gemini ha conquistato il dominio su iOS e Android, mentre ChatGPT di OpenAI registra un declino e Copilot fatica a emergere. La strategia di Nadella, accusata di mirare a obiettivi di breve respiro e mode del mercato azionario piuttosto che a pianificazione qualitativa, lascia a Microsoft principalmente il ruolo di fornitore infrastrutturale backend attraverso Azure, dove gli investimenti rimangono leader di settore.
Le tensioni non riguardano solo l'ambiente. Le tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate e distribuite da Microsoft sollevano preoccupazioni crescenti sull'impatto occupazionale, con proiezioni che parlano di milioni, potenzialmente miliardi, di posti di lavoro a rischio. A ciò si aggiungono problematiche legate alla disinformazione su scala industriale, ai deepfake e alle possibilità di abuso, elementi che hanno trasformato quella che doveva essere un'operazione di pubbliche relazioni trionfale in un problema reputazionale significativo, tanto da guadagnare all'azienda il soprannome sarcastico di "Microslop".
Smith ha cercato di inquadrare l'espansione infrastrutturale per l'AI in una narrazione patriottica, collegandola ai 250 anni di indipendenza americana e alle grandi ondate di sviluppo tecnologico che hanno caratterizzato la storia del paese. Un tentativo retorico che non ha convinto chi osserva come i fautori dell'AI comincino a richiedere garanzie pubbliche dai contribuenti qualora il settore dovesse crollare, privatizzando i profitti mentre si socializzano potenziali perdite.
Le promesse di benefici concreti dall'intelligenza artificiale – progressi medici, prodotti più accessibili, crescita economica – rimangono largamente sulla carta, mentre i costi tangibili per comunità, lavoratori e ambiente si manifestano già oggi. La distanza tra retorica aziendale e risultati misurabili alimenta una sfiducia crescente verso le Big Tech, il cui potere di plasmare le vite dei cittadini supera ormai quello di interi stati nazionali.