L'Europa vuole restare in corsa nello sviluppo dell'Intelligenza Artificiale, e tra le azioni intraprese c'è anche un piano da 20 miliardi di euro destinato alla creazione di cinque super-fabbriche tecnologiche che cambieranno il volto del continente digitale. Una corsa nella quale l'Italia non vuole restare a guardare, schierando le sue migliori carte in una partita dove 76 proposte provenienti da 16 Stati membri si contendono un posto nell'élite tecnologica europea. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha confermato al Parlamento che il nostro Paese è in gara con concrete possibilità di successo.
La proposta dell'Italia si basa su una rete di eccellenze tecnologiche già operative sul territorio nazionale. Il Tecnopolo di Bologna rappresenta il fiore all'occhiello di questa strategia, ospitando il supercomputer Leonardo, una delle macchine di calcolo più potenti al mondo attorno alla quale si sta sviluppando una delle prime AI Factory europee. Ma il panorama italiano dell'alta computazione non si ferma qui.
A completare il quadro delle infrastrutture strategiche troviamo HPC6 di ENI situato a Pavia e il sistema Davinci operativo a Genova, città che ospita anche l'Istituto Italiano di Tecnologia, riconosciuto a livello internazionale per le sue ricerche nel campo della robotica avanzata. Questo trittico di super-computer posiziona l'Italia in una situazione privilegiata nella competizione europea.
Oltre l'hardware: la sfida delle sinergie
Tuttavia, come sottolineato dal ministro Urso durante la sua dichiarazione parlamentare, possedere infrastrutture di prim'ordine non garantisce automaticamente la vittoria. "Le nostre aziende ci hanno creduto e, con il supporto del Governo, si sono candidate al bando della Commissione europea", ha affermato il ministro, aggiungendo che sarà fondamentale "creare sinergie nazionali in grado di presentare una candidatura davvero competitiva e vincente".
La posta in gioco è considerevole: le Gigafactory di intelligenza artificiale non rappresentano semplici centri di calcolo, ma veri e propri acceleratori dello sviluppo tecnologico e industriale. Questi hub tecnologici abilitanti sono destinati a diventare il motore dell'infrastruttura digitale europea, con ricadute strategiche che potrebbero ridefinire gli equilibri economici del continente.
Il Governo italiano ha già messo in moto una macchina organizzativa complessa per supportare questa ambizione. A Torino è stata costituita la Fondazione Ai4Industry, pensata per facilitare la collaborazione tra settore pubblico e privato nel campo dell'intelligenza artificiale. Questa iniziativa si inserisce in quello che potremmo definire il "quadrilatero nazionale dell'AI", che collega il Cineca di Bologna, l'IIT di Genova e la neo-costituita Fondazione Chips-IT di Pavia, quest'ultima specializzata nel software digitale.
Parallelamente, l'esecutivo ha lanciato una strategia nazionale dedicata alle tecnologie quantistiche e avviato una consultazione pubblica per attrarre investimenti stranieri nel settore dei data center. Sul fronte finanziario, attraverso il Fondo Nazionale Innovazione e le risorse del PNRR, sono stati stanziati circa un miliardo di euro per sostenere startup e piccole-medie imprese attive nel campo delle tecnologie emergenti, tramite CDP Venture Capital.
Una partita europea dal sapore globale
La competizione per aggiudicarsi una delle cinque Gigafactory europee riflette una strategia più ampia dell'Unione Europea per ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina. Con 76 candidature sul tavolo della Commissione, ogni Stato membro sta giocando le proprie carte migliori in una partita dove l'innovazione diventa sinonimo di sovranità tecnologica. Per l'Italia, conquistare uno di questi cinque posti significherebbe non solo confermare il proprio ruolo di protagonista nel panorama tecnologico europeo, ma anche garantire al sistema industriale nazionale un accesso privilegiato alle tecnologie del futuro.