Parlando di IA, il dibattito sul cosiddetto "vibe coding" sta acquisendo sempre maggiore centralità. Si tratta di quegli strumenti che permettono a chiunque di ottenere codice funzionante semplicemente descrivendo a parole ciò che si vuole realizzare, affidandosi ad assistenti digitali come ChatGPT, Claude o altre piattaforme simili. Ma quali sono i reali vantaggi di questa rivoluzione tecnologica, e soprattutto, come possiamo utilizzarla senza cadere nelle trappole che inevitabilmente comporta?
Secondo Andrea Richetta di Arduino, uno degli aspetti più rilevanti riguarda la democratizzazione dell'accesso alla tecnologia. Il vibe coding elimina quella barriera d'ingresso che ha sempre spaventato chi si avvicinava alla programmazione per la prima volta. Non serve più passare ore sui manuali o studiare pagine infinite di documentazione prima di ottenere un risultato concreto: basta esprimere la propria intenzione e l'assistente fornisce immediatamente una base di codice da cui partire. Questo vale tanto per chi non ha mai scritto una riga di codice, quanto per programmatori esperti che possono velocizzare significativamente il proprio lavoro.
La questione del risparmio temporale non è affatto trascurabile. Richetta stima un vantaggio di circa il 30% nelle attività quotidiane di programmazione, un guadagno che si traduce concretamente in maggiore produttività. Ma non si tratta solo di velocità: l'intelligenza artificiale funziona come un vero assistente che accompagna l'intero processo creativo. Se un'azienda deve testare dieci sensori diversi, può chiedere all'AI di generare automaticamente tutti gli snippet di codice necessari per interfacciarsi con ciascuno di essi, risparmiando ore di lavoro ripetitivo e concentrandosi invece sugli aspetti più complessi del progetto.
Per chi non possiede competenze tecniche, il vantaggio è ancora più evidente. Immaginiamo qualcuno che acquista una scheda Arduino per hobby: può chiedere all'AI di scrivere il codice necessario, farselo spiegare passo dopo passo, comprendere le scelte tecniche effettuate e persino richiedere giustificazioni sulle soluzioni proposte. Questo approccio incarna perfettamente il principio del learning by doing, l'apprendimento attraverso la pratica, che viene enormemente facilitato e accelerato dall'intelligenza artificiale.
Particolarmente interessante è l'applicazione in ambito educativo, dove emergono vantaggi sia per gli studenti che per gli insegnanti. Gli studenti possono partire dall'intenzione senza doversi immediatamente scontrare con montagne di teoria, mentre i docenti vengono sollevati da tutta una serie di problemi tecnici minori ma bloccanti. Durante un hackathon universitario, ad esempio, un professore può evitare di girare tra i banchi per correggere errori banali come punti e virgola dimenticati o nomi di variabili sbagliati, concentrandosi invece su aspetti didatticamente più rilevanti e stimolanti, come l'aggiunta di funzionalità avanzate al progetto.
Tuttavia, questo approccio solleva interrogativi legittimi. Il rischio di un offload cognitivo eccessivo è reale: se gli studenti si abituano a delegare completamente all'AI la scrittura del codice, potrebbero non sviluppare mai le competenze necessarie per affrontare autonomamente i problemi. È una preoccupazione che ricorda le discussioni sull'uso delle calcolatrici a scuola: lo strumento può essere preziosissimo se usato consapevolmente, ma deleterio se sostituisce completamente il ragionamento.
La soluzione sta proprio nel concetto di assistente, non di sostituto. Il curriculum formativo tradizionale deve rimanere intatto, con l'AI che si inserisce lateralmente per supportare l'apprendimento senza sostituirlo. Un esempio concreto arriva dall'esperienza personale di Richetta: sua figlia, frequentando un liceo linguistico, ha utilizzato ChatGPT per farsi interrogare sui verbi spagnoli, creando un momento aggiuntivo di formazione autogestita. Lo stesso principio si applica alla programmazione: dopo aver studiato i vettori in C o l'inferenza nell'intelligenza artificiale, lo studente può chiedere all'AI di sottoporgli domande per verificare la comprensione.
Il punto critico sta nella consapevolezza. Gli assistenti digitali sono progettati per essere servili e incoraggianti, raramente contestano le richieste dell'utente anche quando sono sbagliate. Esistono prompt specifici per chiedere all'AI di essere più critica, ma la tentazione di affidarsi ciecamente alle sue risposte rimane forte. Questo fenomeno è particolarmente evidente sui social media, dove sempre più persone copiano e incollano risposte di ChatGPT come se fossero verità assolute, dimostrando una preoccupante mancanza di comprensione sulla natura probabilistica di questi strumenti.
In contesti aziendali, il vibe coding offre vantaggi tangibili soprattutto nelle fasi di prototipazione e testing. La possibilità di ottenere rapidamente codice funzionante per diverse configurazioni consente di sperimentare con maggiore agilità, ridurre i tempi di sviluppo e abbassare i costi. Per le PMI e le società di consulenza, questo si traduce in una maggiore competitività, permettendo di accettare progetti che altrimenti avrebbero richiesto risorse eccessive.
Il filosofo Luciano Floridi ha recentemente suggerito che l'apprendimento futuro dovrebbe concentrarsi meno sui linguaggi specifici e più sulle discipline fondamentali come la logica e la statistica. Questa visione si integra perfettamente con il vibe coding: se l'AI può generare la sintassi, l'essere umano deve padroneggiare i concetti di alto livello, il ragionamento algoritmico, la comprensione dei problemi. È uno spostamento dell'attenzione dalle competenze tecniche pure verso capacità più strategiche e concettuali.
L'analogia con la programmazione tradizionale rimane comunque valida: da sempre, programmare significa trasferire l'intenzione umana nella macchina. Il vibe coding non tradisce questo principio fondamentale, semplicemente velocizza e semplifica il processo. La sfida sta nel trovare il giusto equilibrio, quello che permette di sfruttare appieno i vantaggi senza compromettere lo sviluppo delle competenze fondamentali. Come per ogni strumento potente, serve maneggiarli con cura, con quella consapevolezza che rappresenta la vera differenza tra un utilizzo costruttivo e uno dannoso.