L'annuncio arriva direttamente dal VMware Explore conference e segna una svolta strategica importante per l'azienda ora sotto l'ala di Broadcom. VMware ha infatti rivelato i suoi piani per portare il celebre hypervisor e l'intera suite Cloud Foundation su architettura Arm, una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri nel mercato della virtualizzazione enterprise. La decisione nasce dalla crescente necessità dei clienti di gestire carichi di lavoro di intelligenza artificiale e machine learning direttamente sul perimetro della rete, dove i dispositivi basati su ARM dominano incontrastati.
Secondo quanto dichiarato da Rupesh Shimkhada, senior technology product manager di VMware, la transizione verso ARM risponde a esigenze molto concrete del mercato. I clienti cercano server più efficienti dal punto di vista energetico, capaci di offrire prestazioni superiori per ogni watt consumato. Questa necessità si fa sentire particolarmente nel settore delle telecomunicazioni e tra gli sviluppatori di applicazioni cloud-native, che vedono nell'architettura ARM un'opportunità per ottimizzare i propri sistemi.
L'approccio scelto da VMware sarà graduale e metodico. La prima fase coinvolgerà paradossalmente i server ad alto consumo energetico di Nvidia, per poi estendersi progressivamente a tutti i componenti della suite Cloud Foundation attraverso rilasci successivi.
Timeline e strategie di implementazione
I tempi di sviluppo seguiranno il nuovo calendario di rilascio adottato da VMware per VCF. Shimkhada ha confermato che alcuni elementi della piattaforma per ARM dovrebbero vedere la luce intorno a marzo 2026, anche se si è mostrato più cauto nel fornire una data precisa per il rilascio completo della suite.
Interessante notare come VMware stia orientando questa iniziativa principalmente verso i deployment on-premises e i service provider, una scelta che potrebbe sembrare controintuitiva. I principali hyperscaler come AWS, Microsoft, Google e Oracle offrono già server ARM nei loro servizi cloud, pubblicizzandoli proprio per la loro superiorità in termini di prestazioni per watt rispetto ai processori x86.
In realtà, VMware non parte completamente da zero nel mondo ARM. L'azienda aveva già rilasciato nel 2020 un "Fling" - termine tecnico che indica codice non ufficiale e non supportato - di ESXi per ARM, compatibile con alcune CPU Arm e persino con il popolare Raspberry Pi. Questo progetto sperimentale riceverà ora supporto formale in attesa dello sviluppo completo della nuova piattaforma.
Esiste inoltre il vSphere Distributed Services Engine (DSE), una versione dell'hypervisor che sfrutta CPU ARM nelle SmartNIC per alleggerire alcune funzioni di rete. Tuttavia, questo prodotto non ha riscosso il successo sperato tra i clienti VMware e il suo futuro rimane incerto sotto la nuova proprietà Broadcom.
La ricerca di partner strategici
Per accelerare lo sviluppo, VMware ha avviato la ricerca di design partner che collaboreranno alla definizione delle specifiche tecniche di VCF per ARM. L'azienda ha già attivato un programma dedicato con modulo di candidatura disponibile online, segnale della serietà dell'impegno verso questa nuova architettura.
La mossa rappresenta un adattamento strategico alle mutevoli esigenze del mercato enterprise, dove l'efficienza energetica e le capacità di elaborazione distribuite stanno diventando fattori sempre più determinanti. Resta da vedere se questa transizione verso ARM si rivelerà vincente in un panorama tecnologico in rapida evoluzione, dove la concorrenza tra architetture di processori si fa sempre più serrata.