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Alan Moore, anarchico innovatore del fumetto

Alan Moore: nonostante la sua carriera come autore di fumetti abbia subito una brusca interruzione negli ultimi anni, rimane uno dei più creativi ed innovativi scrittori dell’universo fumettistico tanto da poter esserne considerato a buon diritto uno dei pilastri. Eccentrico, anarchico, in perenne contrasto con l’appiattimento del mercato e con l’establishment che lo controlla, Alan Moore è stato in grado di creare delle storie capaci di apportare dei mutamenti permanenti, in cui non è difficile rintracciare le sue idee politiche e sociali e tutto il suo amore per gli eroi di quello stesso mercato del fumetto che lo ha deluso. Leggiamo brevemente insieme la sua storia e la sua carriera.

Alan Moore

Un operaio fumettista

Sebbene oggi Alan Moore sia considerato un grande autore di fumetti, scrittore e sceneggiatore, oltre ad avere alle spalle anche una carriera da compositore e musicista legata alle sue credenze del mondo occulto, negli anni ’70 era un operaio figlio di operai che attraversava una giovinezza difficoltosa e parecchio “colorata”.

Nato nel 1953 a Northampton, in Gran Bretagna, da genitori appartenenti alla classe operaia, Alan Moore dimostra interesse nei fumetti fin da piccolo leggendo i classici britannici come The Topper o The Beezer, ma anche gli americanissimi Superman o I Fantastici Quattro, dirigendosi poi verso i fumetti underground. Nonostante sia uno studente capace e brillante, l’iscrizione alla Northampton Grammar School è un fiasco: la scuola di stampo borghese è per Moore un ambiente estraneo di cui non accetta le regole imposte.

Alan Moore

Verso la fine degli anni ’60 si introduce pian piano nel mondo dei fumetti: conosce Steve Moore, curatore della rivista Fantastic, con cui visita le fiere del fumetto; collabora con alcune fanzine e ne scrive una sua, Embryo; entra a far parte del Northampton Arts Lab e fa proprie le idee innovative della controcultura. Il declino scolastico trova il suo apice quando Alan Moore viene espulso per aver spacciato LSD ed è costretto a dedicarsi agli impieghi più svariati per mantenersi (addetto alle pulizie, magazziniere, tosatore di pecore). Nel ’74 sposa la sua prima moglie, Phyllis, con cui ha una bambina, Leah, pochi anni dopo. È a questo punto che Moore compie “il salto”: abbandona i suoi lavori “di compromesso” per dedicarsi a tempo pieno all’attività di fumettista. L’autore inizia così a pubblicare sotto pseudonimi strisce quali Roscow Moscow, Maxwell the Magic Cat e Stars My Degradation, con continuità per diverso tempo, fino al successivo passo, ovvero quello di dedicarsi unicamente alla scrittura.

Le prime storie brevi sono dedicate agli universi di Star Wars e Doctor Who, con alcune collaborazioni presso 2000 AD, ma non passa molto tempo perché Alan Moore inizi a firmare quelle narrazioni che si sono fatte largo nel mondo dei fumetti, giungendo con prepotenza fino ad oggi come opere profondamente innovative.

Il ribaltamento dei supereroi

L’autore iconico per la sua barba folta e i lunghi capelli arruffati fornisce la sua personale interpretazione di Marvelman (poi modificato in Miracleman) a partire dal 1982, rivisitando il personaggio di Capitan Marvel in toni più dark e drammatici. Alan Moore opera qui un primo approccio al ribaltamento dei tratti distintivi dei supereroi, rendendoli più “realistici” e vicini al vissuto umano.

È più o meno nello stesso periodo che Moore, collaborando con la rivista Warrior, inizia a pubblicare V for Vendetta con il disegnatore David Lloyd, il fumetto di cui la maschera indossata dal protagonista è divenuta nel tempo un simbolo di lotta contro i poteri forti, anche a partire dal film che ne è stato tratto nel 2005: anche qui, lo scrittore non racconta di un supereroe valoroso e moralmente integro, ma abbiamo un anti-eroe in contrapposizione con le figure classiche che avevano popolato i fumetti fino ad allora.

Alan Moore

Eliminare gli aspetti più infantili e ingenui del fumetto diventa l’obiettivo di Moore anche per quanto riguarda Swamp Thing, a cui collabora all’interno della DC. Inoltre, dopo aver firmato diverse produzioni sotto l’etichetta statunitense, tra il 1986 e il 1987 lo scrittore dà vita ad un’altra opera destinata ad entrare nella storia: Watchmen. Primo fumetto a vincere il Premio Hugo, l’opera scritta da Alan Moore e disegnata da Dave Gibbons ha segnato per sempre la cultura pop con i suoi iconici vigilanti privi di superpoteri (ad eccezione del Dr. Manhattan) e con simboli che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Anche nel caso di Watchmen, abbiamo una pellicola cinematografica, uscita nel 2009, oltre la recente serie televisiva prodotta da HBO.

Alan Moore

L’abbandono della DC Comics da parte di Moore è alle porte, tuttavia prima di interrompere i rapporti l’autore scrive anche Batman: The Killing Joke, insieme al disegnatore Brian Bolland, in un’esplorazione delle possibili origini di Joker e del rapporto tra Batman e la sua nemesi storica attravero uno dei racconti più drammatici e cupi nella saga dell’uomo-pipistrello.

Alan Moore tra gli anni ’90 e 2000

Alan Moore decide di interrompere la sua collaborazione con DC e da questo momento inizia a scrivere diverse storie per numerosi editori; tra queste, risalta From Hell, edita dalla Top Shelf Productions: una graphic novel disegnata da Eddie Campbell che illustra attraverso il mezzo fumettistico la storia di Jack lo Squartatore raccontata da Steven Knight nel suo romanzo Jack the Ripper: The Final Solution. Nel 2001 il fumetto è stato trasporto in un film diretto dai fratelli Hughes con protagonista Johnny Depp.

Alan Moore

Gli anni ’90 non sono solo quelli in cui Moore scrive alcune storie del personaggio Spawn per la Image Comics dedicandosi alla stesura di diversi altri titoli, ma anche quelli in cui si dichiara mago mettendo in scena degli spettacoli che sono per l’autore dei veri e propri riti magici, guadagnandosi così anche la fama di occultista.

Le ultime produzioni più celebri prima del ritiro definitivo dalle scene fumettistiche sono ad esempio Top 10, la storia di un gruppo di poliziotti dotati di superpoteri; La Lega degli Straordinari Gentlemen, i cui protagonisti sono alcuni dei personaggi più noti della letteratura, come Tom Sawyer, il Capitano Nemo o dottor Jekyll e Mr. Hyde, immersi in un’ambientazione steampunk che è stata messa in scena nel film La Leggenda degli Uomini Straordinari del 2003; ma anche Providence, una chiave di lettura alternativa ideata da Alan Moore e disegnata da Jacen Burrows sulla figura dello scrittore Howard Phillips Lovecraft e sugli orrori da lui descritti nei suoi racconti. Questi sono declinati qui in una realtà contemporanea e in un contesto in cui gli aspetti più oscuri dell’animo umano sono da temere tanto quanto le creature terrificanti ideate dal maestro dell’orrore, le quali forse non appartengono poi ad un passato così remoto.

È del 2019 la dichiarazione della figlia di Alan Moore, Leah, in cui svela il perché del rifiuto da parte del padre di continuare a scrivere per i fumetti:

Il problema è stato che il mezzo di comunicazione che adorava era governato da despoti corrotti, che le persone in grado di renderlo magico venivano abusate, che il loro contributo non riceveva il giusto valore e in più gli veniva rubato. Odiava tutto questo già prima di Watchmen

“Sotto questa maschera c’è un’idea”

Le opere scritte da Alan Moore hanno avuto un impatto innegabile nell’universo fumettistico: innanzitutto per l’audacia con cui hanno toccato tematiche mature attraverso un mezzo che più o meno da sempre ha avuto la nomea di essere infantile e ingenuo, dando spazio, ad esempio in Watchmen, alle pulsioni umane in un contesto supereroistico che risente oltretutto delle conseguenze di una società in cui si muovono politica, cultura, necessità, conflitti. Ha immerso, insomma, i protagonisti dei fumetti in un realismo inaspettato per un mezzo che fa della sospensione dell’incredulità una delle sue caratteristiche peculiari.

Alan Moore

Alan Moore, tra le altre cose, è anche un sostenitore dell’anarchia e di una “democrazia” attuata dalla società senza la necessità di leader politici da cui farsi governare. Elementi della sua visione politica non possono che essere rintracciati in V for Vendetta, in cui la storia del protagonista, un anarchico che si batte per la libertà, è calata in una società dittatoriale dalle connotazioni distopiche e totalitarie che erano state descritte diversi anni prima nel 1984 di George Orwell. Un contesto che potrebbe apparire estremo oggi, ma che tuttavia possiede la forza di portare all’attenzione delle coscienze l’infida restrizione delle libertà che si insinua in una società a diversi livelli e la necessità di una riappropriazione dei diritti individuali. E lo fa, ancora una volta, attraverso il fumetto.

Alan Moore

Un altro elemento da non sottovalutare nell’analisi del successo raggiunto dalle storie di Alan Moore risiede nell’originalità con cui alcuni elementi della letteratura (e del mondo fumettistico stesso) vengono rivisitati dall’autore in un’ottica di rilettura attraverso lenti di disincanto, drammaticità e persino violenza. Ne è un esempio l’aspra storia messa in scena con Batman: The Killing Joke, ma anche il brutale Providence. Se possibile, ancor di più, il sequel Neonomicon, dove un morigerato Lovecraft diventa addirittura un autore dalle perversioni latenti che, secondo la personale reinterpretazione di Moore, non avrebbe fatto altro che descrivere sotto forma di mostruosità tentacolari gli istinti più bassi della natura umana.

La forza dell’autore britannico, nonostante il suo rifiuto per il mercato dei fumetti dettato forse da un amore che valica anche gli interessi personali, risiede così nell’espressione delle sue idee innovative e originali, della sua creatività in controtendenza, attraverso un mezzo espressivo che può dire molto di più del semplice scontro tra buoni e cattivi.

La lettura – d’obbligo – del fumetto di Alan Moore e David Lloyd V for Vendetta. Potrete trovarlo a questo link.