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Betty Boop: l’anniversario del suo primo esordio

Il 9 agosto del 1930 faceva la sua prima apparizione Betty Boop, un’icona dell’animazione americana e mondiale.

Gli anni ’20 sono stati una decade di grandi cambiamenti, soprattutto sociali. Le vere protagoniste di questo periodo furono le giovani donne che cominciarono a violare le norme sociali e della morale sessuale di quei tempi. Rifiutavano di essere subordinate dei propri mariti e si sentivano molto libere e disinibite, soprattutto a livello sessuale. Questo perchè, durante la Prima Guerra Mondiale, mentre gli uomini erano al fronte in Europa, le donne si erano trovate da sole a casa, abituandosi così ad un’indipendenza mai avuta prima.

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Molte di queste giovani donne divennero così flappers, nonostante questa figura non era vista di buon occhio.  Il termine flapper, infatti, trova le sue origini nel 1600, durante il quale era utilizzato per definire le giovani prostitute alle prime armi. Col passare del tempo, e soprattutto all’inizio del 1900, il termine assunse un significato sempre meno dispregiativo, finendo poi col definire tutte quelle adolescenti o giovani donne molto irrequiete e che non volevano conformarsi alle regole che la società voleva imporre.

Le flapper del ventesimo secolo erano molto audaci e vestivano con abiti corti che lasciavano scoperte le ginocchia – un vero affronto per l’epoca, visto che le donne erano solite portarle lunghe fino alle caviglie. Molte di loro si tagliarono persino i capelli corti, così da non essere considerate ragazze da portare a casa per farle conoscere ai propri genitori.

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Betty Boop incarna proprio questo ideale di donna, libertina, indipendente ed a tratti irriverente. Per questo motivo diventò in poco tempo la flapper più famosa dei fumetti e del disegno animato, nonostante la sua carriera cinematografica sia durata solo dal 1930 al 1939. Tuttavia, questa sua indipendenza ebbe vita breve. Nel 1934 la parte di pubblico conservatore e l’applicazione del Codice Hays delle linee guida morali per il cinema, costrinsero gli autori a farla diventare una casalinga.

Nonostante ciò, l’enorme fascino da flapper è rimasto ben permeato in Betty Boop, e grazie a questo, la star bidimensionale è ancora molto famosa e apprezzata, nonostante la veneranda età. Ripercorriamo assieme la sua storia.

Le origini di Betty Boop

La sua prima apparizione fu nel cortometraggio Dizzy Dishes, prodotto dai Fleischer Studios nel 1930. All’inizio non era esattamente come la conosciamo adesso. Le sue fattezze erano più o meno quelle attuali, ma in origine Betty Boop era una cagnolina antropomorfa che faceva la cantante Jazz in un ristorante di lusso.

In realtà, in Dizzy Dishes, Betty Boop era solo una comparsa. Il vero protagonista del cartone animato era Bimbo (in origine Fitz the Dog). I due, affiancati da Koko il Clown, divennero poi i personaggi principali della serie di cartoni animati Talkartoons, 42 cortometraggi prodotti dai Fleischer Studios e distribuiti da Paramount Pictures, tra il 1929 ed il 1932.

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Betty Boop divenne totalmente umana e prese le sue caratteristiche sembianze solo due anni dopo dalla sua prima apparizione, nel 1932, nel cortometraggio Bamboo Isle. Provocante e maliziosa, Betty Boop incarnava la tipica flapper degli anni ruggenti: esuberante, con vestiti scollati e aderenti, trucco molto particolare e accentuato, specialmente la bocca a cuore. Betty Boop è diventata uno dei primi e più famosi sex symbol dell’animazione cinematografica, grazie al suo sex appeal e alla sua auto-ironia.

Boop-Oop-A-Doop!

Una delle caratteristiche che differenzia Betty Boop dalle altre icone, è senz’altro la voce. Sicuramente però vi stupirà sapere che addirittura ben sei donne diverse divennero le sue doppiatrici nell’arco dei nove anni di carriera cinematografica.

In quegli anni stava venendo perfezionata la tecnica del doppiaggio, che aveva ormai sostituito quella delle versioni multiple. Tra il 1926 e il 1929 i film venivano infatti girati più volte ma con gli attori che recitavano in lingue diverse. Nei primi anni ’30 però, la carriera del doppiatore cominciava a prevaricare su quella del semplice attore vocale, che prestava la propria voce ai personaggi degli show radiofonici.

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A differenza degli attori che si esibivano in radio, ai doppiatori veniva chiesto di modulare la propria voce in base al personaggio che stavano interpretando. E fu proprio questo il motivo per cui la voce di Betty Boop rimase negli anni simile pur essendo doppiata da sei donne diverse.

Margie Hines, la prima doppiatrice e Harriet Lee, l’usignolo

La prima fu Margie Hines, che diede la propria voce a Betty Boop per la sua prima apparizione come comparsa nel film Dizzy Dishes. Disegnata come una cagnolina antropomorfa, Betty Boop canta I have to have you in maniera talmente sensuale che Bimbo – il vero protagonista del corto – cade ai suoi piedi innamorato in men che non si dica.

Margie Hines può essere considerata la più importante tra le doppiatrici di Betty Boop, avendo doppiato il primo e l’ultimo film dell’icona dell’animazione. Era una semplice impiegata d’ufficio, che vinse una gara canora di Boop-a-doop e che venne scoperta da un dipendente dei Fleischer Studios. Questo genere di gare erano molto in voga in quegli anni, dato che il Jazz era il genere di musica più popolare. L’uso di queste frasi senza un significato effettivo, era tipico delloscat, un sottogenere del Jazz, in cui i cantanti improvvisavano questi suoni o parole senza senso. In pratica, i cantanti usavano la propria voce come se fosse un altro strumento nella band, cosa che dipendeva di conseguenza dalla bravura degli stessi.

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A margine, una curiosità: Margie Hines diede la sua voce ad un altro personaggio dei Fleisher Studios: Olivia Oyl. Grazie a questo ruolo conobbe il marito, sposò infatti il doppiatore di… Braccio di Ferr. Il matrimonio non durò molto, ma venne ampiamente celebrato anche dai media.

La seconda voce di Betty Boop fu Harriet Lee, ai tempi già molto famosa come cantante radiofonica. Purtroppo, molto spesso viene dimenticato il suo contributo alla storia della flapper, poiché prestò la propria voce a Betty Boop solo per un film: The Bum Bandit. Decise poi di scomparire dalla scena pubblica a metà degli anni ’30, continuando a lavorare come segretaria e coach vocale.

Mae Questel, la personificazione di Betty Boop

La voce che però viene più associata a Betty Boop, è indubbiamente Mae Questel, dato che è stata coinvolta in più film di tutte le altre doppiatrici. La sua voce aveva tutte le combinazioni perfette per rappresentare appieno Betty Boop: era stridula, ma molto sensuale e carina allo stesso tempo. Mae Questel aveva tutte le qualità per interpretare Betty Boop e la cosa più curiosa era il fatto che le assomigliasse anche fisicamente.

Sapeva cantare, leggere molto chiaramente le proprie battute ed era capace di cantare la frase distintiva Boop-oop-a-doop nella maniera corretta. Queste quattro parole venivano dette da Betty Boop durante le proprie canzoni e non hanno un vero e proprio significato. Tuttavia, nel cartone Boop-oop-a-doop, si pensa che possa essere una sostituzione per “verginità”, una parola non consona ad un cartone animato degli anni ’30.

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Il fatto che Mae Questel assomigliasse alla diva bidimensionale, lo prova anche Musical Justice, un film live action del 1931 prodotto dalla Paramount, in cui Mae interpretando Betty Boop, canta in un’aula giudiziaria per non farsi portare via il suo “boop-oop-a-doop”.

Quando però i Fleisher Studios decisero di spostarsi da New York in Florida nel 1938, Mae decise di rinunciare al ruolo avendo famiglia e figli nella Grande Mela. Tornò ad interpretarla un’ultima volta nel 1988 quando doppiò Betty Boop nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit.

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Bonnie Poe, Kate Wright e Ann L. Rothchild

Bonnie Poe era la doppiatrice chiamata a sostituire Mae Questel ogni volta che non poteva esserci in studio per qualsivoglia motivo. Fu anche l’attrice che interpretò Betty Boop nel secondo live action, Hollywood on Parade, in cui la flapper era una statua di cera che improvvisamente prendeva vita. My Silent Love è la canzone che la donna dedica a varie statue, mentre un inquietante Dracula – interpretato da Bela Lugosi – la segue, per poi affondare i propri canini nel suo collo con la frase “you have booped your last boop!”.

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Kate Wright invece è conosciuta come la “ragazza del mistero” perché nel 1929 cantava per l’etichetta Columbia Records sotto lo pseudonimo di “Mystery Girl”. Purtroppo però non si hanno molte informazioni su di lei, cosa che la rende a tutti gli effetti una ragazza del mistero. Analogamente, non sappiamo nemmeno quanti film abbia doppiato come Betty Boop, dato che spesso i voice actor non venivano accreditati nelle pellicole.

Ann L. Rothchild fu l’ultima delle doppiatrici di Betty Boop. Il suo contributo più grande al successo dell’icona però è dato dalla sua partecipazione a diversi spettacoli dal vivo creati da Max Fleisher, in cui Ann interpretava Betty Boop e alla fine dello show, Pauline Comanor – un’artista che la seguiva nel tour – la disegnava dal vivo.

Ispirazioni, cantanti e cause giudiziarie

Come già detto, Betty Boop era la rappresentazione bidimensionale della classica flapper. I tratti che la distinguevano erano punti in comune con quasi tutte le ragazze o giovani donne degli anni venti. Ciò nonostante, Helen Kane – una famosa attrice di quel periodo – ritenne che la sua immagine e la sua personalità vennero caricaturate da Fleischer e dalla Paramount Publix Corporation per creare Betty Boop. Nel 1932 la Kane quindi fece causa ad entrambi per 250.000 dollari!

Le sue accuse si basavano principalmente sul modo di cantare e parlare del personaggio, dato che era molto particolare e che caratterizzava la stessa Kane. Sfortunatamente per lei, perse la causa: per il giudice la “tecnica baby” per il canto – una tecnica che richiamava il linguaggio dei bambini – non era nata con Helen Kane. La stessa infatti, aveva assistito anni prima ad un’esibizione di Baby Esther, un’imitatrice afro americana che utilizzava esattamente questa tecnica.

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Baby Esther e l’influenza su Betty Boop

Esther Jones era una bambina afroamericana nata nel 1919, che – dalla metà degli anni ’20 alla metà degli anni ’30 – era molto conosciuta nell’ambiente Jazz come cantante con il soprannome di Baby Esther, proprio per la sua età. Era famosa per questo stile di canto chiamato “baby, cioè che ricordava la parlata dei bambini per l’appunto.

Suo era anche l’uso di frasi o parole senza senso durante il canto, tecnica che – come abbiamo visto prima – era definita Boop-oop-a-doop. Fu proprio questo modo di cantare, che venne preso come ispirazione per la creazione di Betty Boop, mischiando un fare infantile nelle esibizioni canore e mantenendo la sensualità e lo charme di una flapper.

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Nonostante Helen Kane sostenesse di aver inventato lei questo stile di canto, nella sua diatriba contro Fleischer venne appurato che non era la verità. L’agente di Baby Esther testimoniò in aula che Kane aveva partecipato ad un’esibizione della piccola nel 1928, ben prima che lei cominciasse a fare suo lo stile scat. Da lì a poco infatti, Helen Kane cominciò ad esibirsi con questa particolare interpretazione Jazz.

Se quindi esiste una figura da indicare come idea originale per Betty Boop, possiamo allora considerare Baby Esther come la prima vera ispirazione per l’icona dell’animazione.

L’accessorio vintage simbolo distintivo di Betty Boop

Un accessorio della celebre icona in bianco e nero che non è passato di certo inosservato quando ha fatto le sue prime apparizioni, è stato senza alcun dubbio la giarrettiera. In quel periodo, le donne si stavano piano piano liberando da tutti quei capi estremamente costosi e scomodi come ad esempio i corsetti steccati e i fermagli metallici che sorreggevano le calze per non farle scivolare. Le donne degli anni ’20 optarono quindi per queste comode giarrettiere per tenere al loro posto le calze. Con l’accorciarsi dei vestiti però, il fatto che si potesse vedere di sfuggita questo accessorio divenne presto un simbolo del suo stato di donna libera, un qualcosa quindi che i conservatori vedevano come provocante e scioccante.

Non è quindi un caso che Betty Boop abbia nel suo disegno anche una giarrettiera, essendo lei stessa un simbolo di moderna indipendenza femminile. Tuttavia, nel corso della sua carriera cinematografica, questa giarrettiera ha cambiato spesso posizione. Addirittura nel primo film – Dizzy Dishes – indossava su entrambe le gambe questi ornamenti, solitamente fatti con elastici e ricoperti di stoffa.

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Quando però Betty Boop divenne l’icona che conosciamo, un foglio di lavoro dei Fleischer Studios indica che la posizione da tenere per questo accessorio, debba essere sempre sulla gamba sinistra. Nonostante questo appunto, possiamo trovare qualche passaggio anche in alcuni degli ultimi cartoni di Betty Boop, in cui la giarrettiera si trova sulla gamba destra.

Festeggiare in grande stile un’icona

Betty Boop è un personaggio così famoso in America e nel mondo, da avere un vasto merchandising con su l’immagine della flapper in bianco e nero. Non si contano le statuine, i capi di abbigliamento, tazze e bicchieri che riportano l’ammiccante personaggio dei Fleisher Studios. Lo stesso creatore cominciò negli anni ’30, creando un kit per imparare a disegnare Betty Boop, Bimbo e Koko il Clown.

Tra i molti nomi che festeggeranno Betty Boop, possiamo trovare Ipsy, con un pacchetto di prodotti beauty, Nike, con un’intera linea di abbigliamento e calzature, otlre ad HUF con vestiti e addirittura una tavola da skateboard. Inoltre, per la prima volta dal suo debutto nel 1930, Betty Boop avrà il suo personale musical a Broadway, che verrà presentato alla fine del 2020 o agli inizi del 2021.

Non c’è dubbio quindi che Betty Boop sia stata un’icona femminile molto importate, fin dalla sua prima apparizione sul piccolo schermo. Nonostante siano passati molti anni da Dizzy Dishes, la sua popolarità è indiscussa e a noi non resta che augurarle un buon compleanno.

Se siete dei fan di Betty Boop, non potete far mancare alla vostra collezione il Funko Pop  assieme a Pudgy, il suo cagnolino. Se invece volete distinguervi tra la folla come la flapper più famosa dell’animazione, non lasciatevi scappare questa felpa di Betty Boop.