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Bright – Samurai Soul: recensione dello spin-off animato di Bright con Will Smith

Fantasy e ambientazione storica nel Giappone del periodo Meiji (1868-1912) danno vita a Bright – Samurai Soul, il prequel/spin-off di Bright, il film urban fantasy con Will Smith (acquistate i film con Will Smith qui su Amazon) scritto da Max Landis (creatore di Dirk Gently e figlio del regista Jonathan Landis) e diretto da David Ayer (Suicide Squad).

Bright – Samurai Soul è un film di animazione diretto da Kyōhei Ishiguro (Fairy TailPsycho-Pass, Children of the Whales) basato sulla sceneggiatura di Michiko Yokote (Bleach: The DiamondDust Rebellion, Prison School), mentre lo studio di animazione che si è occupato della realizzazione del film è Arect. Bright sta quindi diventando un franchise, e questo prequel animato ne riprende le tematiche principali.

Bright: Samurai Soul

Bright – Samurai Soul, la trama

Qui di seguito trovate la sinossi completa di Bright – Samurai Soul:

Nel periodo tra la caduta dello shogunato e l’ascesa dell’era Meiji, una potente luce brillante emessa da una bacchetta mette fine al lungo periodo dello shogunato per evitare ulteriori spargimenti di sangue mentre il Giappone inizia a spostarsi verso una nuova era. In queste circostanze, un ronin errante con un occhio solo di nome Izou, che ha perso la sua ragione di vita, e Raiden, un orco che detesta l’omicidio e spera di lasciarsi alle spalle una vita da ladro, incontrano separatamente una giovane ragazza elfo di nome Sonya nello stesso periodo. Insieme, intraprendono un viaggio lungo la strada di Tokaido per portare lei e la bacchetta che tiene al sicuro nella terra degli elfi nel nord. Sul loro cammino c’è la misteriosa organizzazione Inferni, che mira a ottenere la bacchetta e a far rivivere il Signore Oscuro, che intende dominare tutto il creato. Inferni utilizza anche il nuovo governo Meiji nel suo tentativo di rubare la bacchetta a Izou, Raiden e Sonya. Viaggiando lungo la strada Tokaido da Kyoto a Yokohama, Izou e Raiden iniziano il loro viaggio per proteggere la bacchetta.

Poiché si tratta di uno spinoff, vi consigliamo la visione del film Bright prima di questo prequel, per poter prendere dimestichezza con questo mondo e comprendere meglio i sottotesti della vicenda raccontata in Bright – Samurai Soul. Dal punto di vista narrativo, non ci troviamo di fronte a una storia particolarmente elaborata e originale. Insomma, non aspettatevi grandi colpi di scena. Tuttavia la visione del film ha un suo fascino, dovuto non soltanto al particolare aspetto visivo.

La breve durata di Bright – Samurai Soul, 80 minuti, permette comunque una buona caratterizzazione dei personaggi principali, anche se non si può dire la stessa cosa per il vilain. Un altro elemento negativo riguarda alcuni passaggi, che risultano un po’ troppo frettolosi, mentre altri risentono del fatto che non venga fornita una spiegazione esaustiva delle ragioni che muovono le azioni dei personaggi e di determinati fenomeni; questi elementi portano a percepire le mancanze, dando l’impressione che la visione globale delle dinamiche della narrazione non sia poi così globale.

Tuttavia, è anche possibile è che si sia fatta la scelta di omettere alcuni passaggi non solo perché possono essere compresi meglio guardando Bright prima di Bright – Samurai Soul (come dovrebbe essere, in effetti), ma anche perché è molto probabile che quello di Bright diventi un vero e proprio franchise: non solo è stato realizzato questo spin-off prequel animato del film originale Netflix, ma è anche nei piani un sequel del film, che dovrebbe essere diretto da Louis Leterrier in quanto David Ayer, il regista di Bright, non ha potuto dirigere anche il sequel per via di altri impegni di lavoro, alcuni dei quali sempre con Netflix. E se ve lo state chiedendo, sia Will Smith che Joel Edgerton torneranno nel sequel.

Questo può farci sperare che in futuro avremo un quadro d’insieme meglio definito del mondo in cui sono ambientati BrightBright – Samurai Soul, ma nel presente sembra che la definizione netta degli elementi caratteristici di questa commistione di mondo reale e fantasy sia ancora da stabilire.

Bright – Samurai Soul: l’unione fra arte classica e contemporanea

Lo stile grafico con cui è stato realizzato Bright – Samurai Soul è quello della xilografia giapponese classica, mentre le animazioni sono state realizzate con l’impiego della computer grafica 3D. L’effetto finale, dal punto di vista visivo, è affascinante e straniante al tempo stesso, proprio per il connubio di due forme di espressione artistica così distanti nel tempo.

Bright: Samurai Soul

Si tratta di una commistione che potrebbe sembrare azzardata, ma che dimostra tutto il suo fascino soprattutto nelle scene d’azione: mentre infatti i bellissimi ed evocativi fondali restano più o meno statici, riproducendo così l’effetto delle xilografie giapponesi, l’animazione in computer grafica 3D conferisce agli oggetti e ai personaggi in movimento quella profondità, quel senso per l’appunto di tridimensionalità che invece le xilografie, tipicamente bidimensionali, non hanno.

Un altro elemento che richiama le xilografie giapponesi è riscontrabile nell’uso dei colori, di cui vengono predilette le tonalità più tenui e meno accese; anche la tavolozza in generale richiama questa forma d’arte, presentando una colorazione che verte maggiormente sulle tonalità calde.

Bright: Samurai Soul

Il rispetto per la tradizione artistica giapponese si unisce così alla modernità degli effetti visivi e delle animazioni in 3D, dando vita a un mondo vivido e a una vicenda non originalissima, ma di certo piacevole. Per darvene un’idea, vi mostriamo qui in basso il trailer di  Bright – Samurai Soul:

Nel complesso, quindi, Bright – Samurai Soul è un film d’animazione che colpisce più per l’aspetto grafico e visivo in sé che per la trama, per cui il risultato finale è piacevole, ed è anche un nuovo modo di esplorare il mondo di Bright.