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Comedians, recensione del nuovo film di Gabriele Salvatores

Tra le prime visioni disponibili al cinema, grazie a 01 Distribution, potete trovare Comedians, l’ultima fatica di Gabriele Salvatores. Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale del 1975 del drammaturgo britannico Trevor Griffiths e porta sullo schermo la storia di sei aspiranti comici e del loro insegnante. Nel cast troviamo: Natalino Balasso (Eddie Barni), Ale e Franz (I fratelli Filippo Marri e Leo Marri), Marco Bonadei (Samuele Verona), Walter Leonardi (Gio Di Meo), Giulio Pranno (Giulio Zappa), Vincenzo Zampa (Michele Cacace), Christian De Sica (Bernardo Celli) e Aram Kian (Signor Patel).

Abbiamo visto il film al cinema, approfittando della proiezione riservata alla stampa, e lo abbiamo trovato un’opera complessa da analizzare, caratterizzato da un ottimo cast, ma con qualche criticità che potrebbe rendere questa pellicola una visione non indicata a chi, tratto in inganno dal titolo (che si traduce come comici) sia alla ricerca di un film leggero e divertente. Di seguito potete quindi leggere tutte le nostre considerazioni su questo film.

Comedians: la trama

La pellicola segue la lezione conclusiva di un corso serale di stand-up comedy, in cui sei aspiranti comici devono cimentarsi in una serata in un locale, come prova finale del loro percorso di studi. I sei uomini hanno vissuti personali molto complessi, talvolta ai margini della disperazione, e vedono nella serata la loro grande occasione per rivoluzionare la propria vita. Ad alzare ulteriormente il grado di sfida e a determinare effettivamente una svolta, sarà la presenza di Celli, un comico affermato, nonché importante talent scout, che al termine della serata dovrà selezionare gli attori più promettenti.

Comedians

Comedians è un film sui comici in cui non si ride. Questo dramma mette a nudo i sei aspiranti comici e li pone davanti a un bivio: scegliere una comicità crassa, di facile comprensione ma suddita di stereotipi e pregiudizio, oppure una comicità più consapevole ma più complessa, che ponga l’accento sulle contraddizioni sociali e politiche del quotidiano. Questa dicotomia viene portata in scena da due attori d’eccezione, capaci di regalare un fortissima interpretazione sia nel comico che nel drammatico: Natalino Balasso nei panni del disilluso Eddie Barni e Christian De Sica in quelli dell’impresario di successo Bernardo Celli.

Ritorno alle origini

Comedians, nella forma del suo testo originale, è un territorio conosciuto e molto caro per Gabriele Salvatores. Il dramma in tre atti di Griffiths, in passato, è stato rivisitato più volte dal regista, sia in ambito teatrale che cinematografico. Per il regista, che negli anni ha esplorato e creato storie appartenenti a quasi tutti i generi, la decisione di portare in scena (ma sul grande schermo) questo testo teatrale è l’occasione per riavvicinarsi con le sue radici artistiche del teatro d’avanguardia e politico.

Comedians

Nel 1985 è regista di una produzione teatrale presso il Teatro dell’Elfo che vede i giovani Paolo Rossi, Claudio Bisio, Silvio Orlando tra i suoi interpreti. Nel 1987, invece, esce al cinema con Kamikazen – Ultima notte a Milano (disponibile per l’acquisto online), la sua seconda pellicola, che elabora il soggetto del drammaturgo inglese, adattandolo e attualizzandolo alla scena cabarettistica meneghina: la storia, in questo caso, prende ispirazione da Comedians ma si sviluppa poi su binari autonomi.

Un testo difficile

Comedians è innegabilmente un testo incredibilmente politico, che vuole portare lo spettatore a maturare diverse riflessioni, circa il ruolo del comico e la comicità come chiave di lettura della realtà, attraverso battute che hanno come soggetto irlandesi (meridionali nella versione di Salvatores), donne e ebrei. Griffiths si fa così latore di un linguaggio provocatorio, che agli occhi dei più benpensanti e bigotti potrebbe non essere capito e falsamente condannato.

L’intento di Salvatores vuole essere quello di portare sullo schermo la versione più fedele possibile dell’opera originale di Griffiths e in questo il regista è assolutamente coerente nel realizzare un film che nella messa in scena e nella recitazione dei suoi attori è perfettamente sovrapponibile a quella di una performance teatrale. Basandoci su questo assunto abbiamo purtroppo individuato anche due criticità di questo film: la staticità dell’esperienza cinematografica e una critica sociale che guarda più al passato che all’attualità.

Comedians

Il primo aspetto paga il pegno di non riuscire a coinvolgere il pubblico in quella che dovrebbe essere un’opera che punta a scatenare riflessioni su temi polarizzanti. A teatro questo è possibile grazie al rapporto diretto che l’ensemble instaura con il pubblico in sala: più il cast infonde energia nella sua rappresentazione, più il pubblico recepirà queste sensazioni e si sentirà partecipe di qualcosa.

Questo non avviene nella trasposizione cinematografica, ma se dobbiamo individuare un colpevole non possiamo addossare questa responsabilità sugli attori, che invece danno prova di grande esperienza e conoscenza del contesto che stanno rappresentando. L’allestimento cinematografico di Comedians è però cristallizzato su se stesso, in balia del filtro della macchina da presa, che invece di amplificare il coinvolgimento emotivo del pubblico, lo rende uno spettatore distante e poco partecipe.

Comedians

Oltre alla sensazione di distacco nei confronti degli eventi che ci vengono narrati siamo stati pervasi da un senso di disconnessione con il contemporaneo ad appesantire il film. Nel voler trasporre il testo teatrale nel modo più fedele, Salvatores non adegua le tematiche al contesto attuale, risultando così in una discussione sulla comicità e il ruolo del comico fuori dal tempo. Questa analisi risulta più evidente se si confrontano Kamikazen e Comedians: benché il primo si contraddistingue per una regia meno matura, riesce a interiorizzare e contestualizzare maggiormente gli elementi chiave del testo teatrale.

Conclusioni

Comedians è un film complesso, che nella sua esecuzione rimane sospeso in una sorta di limbo e non riesce davvero a spiccare il volo. Siamo fermamente convinti che se Salvatores avesse portato questo cast a teatro, invece che al cinema, questa incarnazione della pièce avrebbe fatto parlare a lungo di sé. Dobbiamo però rendere conto della bravura degli interpreti coinvolti in questo progetto, che regalano grandi performance, in particolare Balasso e De Sica.