Parchi divertimento

COVID: il nuovo decreto ignora i parchi a tema

L’ultimo DPCM ha consentito la ripartenza di numerosi settori nel rispetto di una serie di regole che tutti conosciamo. Un certo numero di macrocategorie invece sono ancora ferme e lo saranno fino al 15 Giugno. Situazione necessaria, spiacevole, ma quantomeno chiara. Purtroppo dobbiamo anche prendere atto di alcune importanti mancanze riscontrabili leggendo il decreto completo. In particolare, per quel che attiene l’articolato mondo dei parchi a tema, il disappunto e la delusione sono inevitabili, in quanto l’intera categoria sia nel bene che nel male, non è stata completamente considerata né anche soltanto nominata. Una situazione spiazzante le cui conseguenze saranno talmente articolate da non consentire la formulazione d’ipotesi valide per tutti.

In linea generale arriva in aiuto la facoltà delle regioni di poter adottare limiti più o meno stringenti a propria discrezione. Questa è al momento l’unica possibilità che hanno i parchi per poter riaprire. Ad oggi alcune regioni si sono già espresse in favore della riapertura tra fine Maggio e metà Giugno, rispettando una serie di prescrizioni rigide come nel nel caso di Gardaland. Tuttavia dobbiamo pensare al livello nazionale. I parchi non sono solo quei pochi più o meno conosciuti che si contano sulle dita delle mani, ma molti di più. Parliamo di 230 strutture tra parchi a tema, acquatici e faunistici che nel 2019 hanno fatturato un totale di 450 milioni di euro, nonché dato lavoro a 10.000 impiegati fissi e 15.000 stagionali come dichiarato dal presidente dell’associazione parchi permanenti italiani Giuseppe Ira. Considerato l’indotto il giro d’affari si attesta intorno ai 2 miliardi di euro.

Ma le brutte notizie purtroppo non finiscono qui. Il settore dei parchi permanenti non rientra neanche nella filiera del turismo, stando all’attuale classificazione italiana delle attività. Questo significa niente accesso agli aiuti destinati a coloro i quali operano nel turismo ed iter lunghi e difficili per l’accesso al credito, in quanto mancano le adeguate garanzie presenti invece in tutti quei settori nei quali il governo è intervenuto direttamente con regole chiare ed aiuti.

Dunque cosa accadrà ? Sebbene si nominino ad esempio le piscine, autorizzate alla riapertura, né lo stato né le regioni stanno chiarendo cosa ne sarà dei parchi acquatici. Gli zoo sono più fortunati. Potendo garantire in modo abbastanza semplice il distanziamento potranno riaprire. I parchi tematici riapriranno invece laddove le regioni lo consentiranno. Ad oggi le regioni in cui si trovano i parchi più grossi, come Lazio, Emilia Romagna e Veneto hanno dato il via libera per la ripartenza dei parchi a tema. Probabilmente entro la fine del mese si sarà delineato un quadro più preciso, anche perché essere autorizzati a riaprire non significa automaticamente riapertura. Potrebbe essere economicamente sconveniente. Serve tempo affinché ogni parco faccia le sue valutazioni.

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