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Dr. Death, una sconcertante storia di negligenza medica: la recensione

Dr. Death potrebbe sembrare il titolo di un film horror in cui un perfido scienziato mette in pratica i suoi folli intenti contro le vittime innocenti dei suoi disumani esperimenti, o qualcosa del genere. La realtà supera però la fantasia, perché Dr. Death è l’appellativo con cui è stato soprannominato il dottor Christopher Duntsch, neurochirurgo operativo a Dallas fino al 2013 che, in meno di due anni, ha mutilato 33 dei suoi pazienti, storpiando a vita alcuni di essi e uccidendone due. È da qui che trae il titolo la serie TV di Starz Play scritta e ideata da Patrick Macmanus, la quale ripercorre i fatti realmente accaduti pochi anni fa in Texas attraverso 8 sconcertanti episodi riguardanti le gravi negligenze del dottor Duntsch. Disponibile sulla piattaforma on demand del gruppo Amazon Prime Video a partire dal 12 settembre, ecco come si presenta la serie Dr. Death e cosa ne pensiamo dopo la visione.

Dr. Death

La disturbante storia del Dottor Morte

Dr. Death, la serie TV ideata da Patrick Macmanus sulla base di fatti realmente accaduti, è a sua volta l’adattamento della prima stagione dell’omonimo podcast andato in onda nel 2018 e ospitato da Laura Beil, dedicato all’indagine dei casi di negligenza medica più eclatanti degli ultimi anni. L’adattamento sotto forma di show televisivo si sviluppa su 8 episodi, che in un’alternanza tra eventi più recenti e flashback del passato, ricostruisce la storia del neurochirurgo Christopher Duntsch (qui interpretato da Joshua Jackson): dai suoi studi medici presso l’Università del Tennessee, passando per le operazioni di chirurgia spinale che hanno distrutto la vita di molte persone, fino all’accusa in tribunale che lo ha condotto verso l’ergastolo. Vediamo quindi sullo schermo un manipolatore e carismatico Duntsch agire pressoché indisturbato sui suoi pazienti con pratiche chirurgiche che il più delle volte vengono avversate dal resto dello staff medico, benché in un lasso di tempo tra il 2011 e il 2013 il neurochirurgo abbia proseguito la sua attività senza particolari ostacoli da parte della dirigenza dell’ospedale presso cui operava, il Baylor Plano.

Dr. Death

In circa due anni, Christopher Duntsch ha mutilato, storpiato, reso paraplegici i suoi pazienti, per un totale di 33 individui tra cui vengono annoverate due pazienti morte a seguito di complicazioni insorte con gli interventi del Dottor Morte. Solo due neurochirurghi sembrano avere il coraggio di prendere in mano la situazione per impedire che Duntsch continui a far del male ai pazienti: il dottor Randall Kirby (Christian Slater) e il dottor Robert Henderson (Alec Baldwin), i quali denunciano a gran voce non solo la negligenza di quello che di lì a poco verrà appellato come Dr. Death, ma addirittura l’intenzionalità delle sue brutali pratiche. Con l’aiuto dell’assistente procuratore distrettuale Michelle Shughart (AnnaSophia Robb), i due medici hanno finalmente la possibilità, seppur attraverso un cammino difficile e accidentato, di fare giustizia e porre fine al dominio di terrore del dottor Duntsch.

Una ricostruzione curata

L’agghiacciante ricostruzione dei fatti in Dr. Death non è solo disturbante da un punto di vista morale, ma fornisce un ritratto del disumano neurochirurgo protagonista che rende necessaria una buona dose di pazienza durante la visione. La figura che viene presentata nel corso degli 8 episodi dello show è quella di un uomo che utilizza il suo carisma per convincere gli altri della sua impeccabile professionalità; di un manipolatore dall’ego smisurato che ritiene i suoi collaboratori (oltre che la sua famiglia) individui di strette vedute; di un narcisista sociopatico votato a un suo misterioso disegno che include l’uccisione e la mutilazione. È difficile perciò rimanere impassibili di fronte a un personaggio del genere e se i sentimenti di rabbia e frustrazione di fronte alle sue azioni crescono man mano che la serie prosegue, è grazie ad una costruzione della stessa ben concertata.

Dr. Death

Dalla scrittura della sceneggiatura (affidata a Patrick Macmanus in collaborazione con Ashley Michel Hoban e Ahmadu Garba), alla regia tutta al femminile di So Yong Kim, Maggie Kiley e Jennifer Morrison. Dal montaggio che mescola, talvolta senza soluzione di continuità, flashback a eventi “presenti”, indagando ora la gioventù a base di cocaina di Christopher Duntsch ora quella che sembra solo in apparenza una brillante carriera da neurochirurgo. Fino ad arrivare all’interpretazione di Joshua Jackson, che veste così bene i panni del medico tanto affascinante quanto spaventoso da suscitare sin da subito forti sentimenti di antipatia che verranno mantenuti lungo tutto il corso della serie. Non è semplice fare la parte del cattivo, ma è probabilmente a questo punto che vengono messe di più alla prova le capacità di un attore: Jackson supera a pieni voti l’esame (è possibile apprezzare la sua interpretazione anche in una serie come Fringe, disponibile qui per l’acquisto) e ci fa comprendere un altro aspetto fondamentale di questa storia. Se è vero infatti che risulta difficile non odiare il neurochirurgo sulla base anche del fatto che in un certo senso “sappiamo già” quale sia la sua condotta (già il titolo è tutto un programma, ma i fatti riportati dalla cronaca parlano ancora più chiaro), è anche vero che il carisma che vediamo emanare dalla sua figura sullo schermo doveva essere tale da risultare realmente irresistibile per quanti lo circondavano, al punto da credere che fosse in buona fede per la maggior parte della sua carriera.

Dr. Death

Un dato che emerge infatti dalla visione di Dr. Death è la capacità del medico protagonista di incutere timore nei suoi sottoposti, così come di suscitare ammirazione e addirittura un sentimento di fiducia nei pazienti e nella dirigenza ospedaliera che gli ha affidato una mansione tanto importante. Ogni puntata quindi non si focalizza unicamente sulla persona, su una figura tanto subdola da uscirne “pulita” per troppo tempo, ma anche sulle manovre dei capi, sulla loro miopia, sui forti interessi economici della dirigenza, posta di fronte alla prospettiva di vantare la presenza di un neurochirurgo nella propria struttura e sì, suvvia, qualche errore umano durante gli interventi può capitare. Una storia densa di ombre scurissime, dunque, che viene trattata in Dr. Death con quella che sembra essere una ricostruzione curata nei dettagli, rispettosa dei personaggi coinvolti (i nomi delle vittime sono fittizi, ad esempio), capace di farci odiare tanto il personaggio quanto l’ingiustizia di un sistema corrotto alla base.

Dr. Death: sul filo della tensione

A intraprendere con noi questo percorso nell’agghiacciante storia del Dr. Death, due compagni di viaggio fondamentali: il dottor Randall Kirby e il dottor Robert Henderson, che rappresentano non solo quello che potrebbe essere un barlume di giustizia, ma anche gli elementi di maggior tensione nella serie. La loro diventa una sorta di corsa contro il tempo, volta a impedire che Duntsch possa operare ancora una volta in un nuovo intervento e distruggere l’ennesima vita: la loro presenza è un continuo pendolo tra “Ce la faranno?” e “Stavolta possono farcela” che oscilla lasciandoci costantemente sul filo di un rasoio. I due rappresentano poi i due poli opposti dell’approccio a un caso tanto delicato. Christian Slater è cinico, sarcastico, energico, irrompe sulla scena con una presenza forte e decisa, presentandoci un dottor Kirby che non ammette compromessi e va dritto al sodo: un’interpretazione stellare che abbiamo amato dall’inizio alla fine. Alec Baldwin è invece più diplomatico, posato, teso a ottenere giustizia “con le buone”, rappresentando così un dottor Henderson umano e sensibile, nonostante non possa fare a meno di rompere il naso al dottor Duntsch. Anche qui, non immaginiamo un’interpretazione diversa da quella fatta da Baldwin.

Dr. Death

Sconcertante, in grado di comunicare un costante e forte senso di imminente pericolo, Dr. Death non gioca tuttavia sul “vedere” il dolore e le mutilazioni: le scene inerenti agli interventi chirurgici non indugiano sui particolari sanguinolenti, ma mostrano quel tanto che basta a far comprendere la gravità della situazione anche a chi di neurochirurgia non ne sa nulla. Non c’è quindi quella sorta di voyeurismo tipico delle serie TV a sfondo medico (e questo fa guadagnare altri punti alla serie) e ciò che potrebbe essere visto con l’occhio, viene invece sentito con le orecchie: il tintinnare degli attrezzi chirurgici, il picchiettio del martello sulle ossa, il bip degli strumenti di monitoraggio. La tensione si muove dentro lo spettatore al vibrare delle sonorità che udiamo a schermo, unite da un crescendo di archi utilizzato nelle scene in cui è maggiore la spaventosa freddezza del dottor Duntsch.

Dr. Death si sviluppa così senza mai eccedere, senza stare sopra le righe, trattando un caso di cronaca tanto delicato con il giusto tatto. È difficile dire dove finiscano i fatti reali e inizino gli avvenimenti romanzati ai fini della fiction (soprattutto, ad esempio, quelli inerenti alla vita di privata di Duntsch, che sembrano essere l’ennesimo ricettacolo di ombre molto dense); alcune parti saranno certamente “estremizzate” o rese più appetibili per il pubblico, tuttavia per tutto il tempo è evidente come l’intento sia quello di trattare la materia con grande rispetto, prendendo le giuste misure da toni urlati e meri pettegolezzi. Dr. Death è quindi sicuramente una serie TV di cui consigliamo la visione: per il suo approccio sensibile e pressochè distaccato ai fatti di cronaca reale intorno al caso di negligenza medica che ha visto protagonista Christopher Duntsch; per la capacità di trasmette emozioni forti data dall’interpretazione impeccabile degli interpreti protagonisti Joshua Jackson, Christan Slater e Alec Baldwin; per la mancanza di scene eccessivamente cruente e la forte suggestione data invece più da montaggio, interpretazione e sonoro, che da elementi visivi a sfondo macabro. Da vedere, con l’inevitabile coinvolgimento che questa serie comporta. Dr. Death, in onda sullo statunitense Peacock da luglio, sarà invece disponibile in Italia su Starz Play dal 12 settembre.