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Dragonero – Il ribelle: Ritorno a Solian, il doloroso ritorno in luoghi cari

Al termine del primo numero di Dragonero – Il ribelle, I ribelli dell’Erondar, Ian e i compagni si apprestavano ad iniziare un viaggio che li avrebbe portati in un luogo che per loro ha un significato particolare: Solian. Il secondo numero del nuovo corso di Dragonero, Ritorno a Solian, inizia proprio da questa ultima battuta, un sofferto ritorno a casa. Chi conosce il personaggio sin dal suo esordio nel famoso Romanzo a Fumetti, sa quanto la cittadina costiera sia importate per Ian, un tassello essenziale della sua anima, più di quanto potremmo immaginare.

Perché Solian è così importante?

Abbiamo conosciuto Ian Aranill, anni fa, mentre era nella sua tranquillità intima a Solian. È da Solian che lo abbiamo visto partire innumerevoli volte, ed è sulla veranda della sua casa che lo abbiamo visto concludere spesso le sue avventure. Solian per Ian è una parte della sua esistenza che forse non è mai stata pienamente valorizzata. O meglio, non è mai stata pienamente compresa, perché Enoch e Vietti hanno trattato la cittadina come un’emanazione stessa dell’anima del personaggio, non era necessario abusarne ma trattarla con la naturalezza con cui i lettori possono vedere la propria casa, fedeli al detto che ‘Casa è dove è il cuore’.

Solian per Ian non è mai stata solamente un insieme di mattoni e strade, ma era il volto di persone amiche e di sorrisi sinceri. Basti ricordare i suoi racconti serali ai piccoli del paese, alla familiarità con cui Gmor poteva aggirarsi per la bancarelle del mercato o a come i cittadini tendessero a proteggere quello Scout imperiale che sul promontorio alla periferia della città aveva trovato il suo angolo di pace, dopo una vita di viaggi e ricordi non sempre piacevoli.

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Solian, insomma, era la casa di Ian, diversa da Silverhide, la dimora paterna, e forse per questo ancora più importante per un uomo dalla vita raminga.

Come Silverhide, anche Solian è stata strappata ad Ian, prima in modo emotivo dalla Guerra delle Regine Nere, che hanno colpito in modo devastante la popolazione locale durante il loro attacco all’Erondar, e ora dal nuovo ordine teocratico imperiale, che ha sterminato i sopravvissuti alla guerra con il Pianto Rosso.

Tornare a Solian, quindi, per Ian e Gmor non è solo una missione utile alle necessità della ribellione, ma è anche l’affrontare una ferita aperta e mai sanata che ancora sanguina. E come tale, avrà una diretta influenza sulle loro azioni.

Il perché è facilmente intuibile. A questi due personaggi che tanto hanno dato all’Erondar, a costo di sacrifici e rinunce, ora è stato offerto come ringraziamento ignominia e morte. Sono stati colpiti negli affetti più cari, si cerca in ogni modo, da parte di chi detiene il vero potere, di rendere gli eroi della Guerra con le Regine Nere i nemici del nuovo Impero. E colpirli negli affetti è un’arma devastante, può piegare gli animi, oppure, come scopriranno presto Leario e i suoi sodali, rivelarsi una pessima scelta.

Ritorno a Solian: un punto di rottura?

Come diventa evidente in Ritorno a Solian, Dragonero – Il Ribelle non è solo simbolo di un cambiamento epocale nell’Erondar, ma segna anche una radicalmente mutamento dei protagonisti della serie. Se durante la Saga delle Regine Nere abbiamo visto comparire i primi segni dell’evoluzione dell’interiorità dei personaggi, con gli eventi devastanti degli ultimi numeri questo processo ha preso ancora più forma.

Non è tanto Ian, quanto i suoi compagni a mostrare maggiormente la difficoltà nel controllare questa tempesta interiore. Se l’ex -Scout, per quanto direttamente colpito dalla perfidia di Leario, riesce a dominare le proprie pulsioni, non si può dire lo stesso di Sera e Gmor.

La piccola elfa è stata presentata come l’elemento più delicato e sensibile del terzetto. Le vicende della Guerra con le Regine Nere e la sua menomazione fisica hanno risvegliato uno spirito violento e rabbioso in lei, frutto di un dolore interiore che non sembra avere modo di venire lenito. Nella storia di questo mese, scritta da Luca Enoch, viene chiaramente mostrato come Sera fatichi a controllare la sua ira, cerchi lo scontro e solo in quei momenti sembri liberare pienamente il mostro che le divora l’anima. Salvatore Porcaro, autore dei disegni dell’albo, è particolarmente efficace nel ritrarre questa sua acida vitalità, sai nelle tensioni muscolari tipiche della lotta che nelle espressioni in cui si mescolano rabbia e dolore.

Non meno intenso il lavoro di caratterizzazione su Gmor. L’orco è sempre stato un elemento curioso, in cui un’apparenza violenta si rivelava nascondere un animo ironico e delicato, pronto però ad emergere in tutta la sua forza. Gli eventi recenti hanno presentato un duro conto al compagno di Ian, che mal sopporta la nuova situazione, complice anche il suo sangue orchesco. In questo albo, in particolare, sembra che Gmor si abbandoni ad un’insensata violenza. Pur se sviluppata in un momento particolarmente intenso, per quanto condita da un’ironia tagliente e sarcastica, la scena orchestrata da Enoch è di una violenza innegabile.

Gli autori, quindi, hanno deciso di rivoluzionare l’animo dei propri personaggi? Forse. È giusto farlo? Assolutamente si, perché nel portarli verso una dimensione meno eroistica e più concreta ne stanno cementando l’umanità e il realismo.

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Dragonero – Il Ribelle non è una serie fantasy di eroi, e se non era chiaro il titolo Morte di un eroe, non potrei immaginare dichiarazione di intenti più diretta ed onesta. Enoch e Vietti, nei limite della loro ambientazione, stanno presentando delle anime autentiche che hanno raggiunto, o stanno per farlo, un punto di rottura con l’eroismo, con il fare la cosa giusta. Ora si fa il necessario, sapendo che a volte la scelta giusta è anche il cedere alla violenza, perché hanno sofferto e sono stati messi all’angolo una volta di troppo. Non sono più eroi, ma cedono alle emozioni come uomini comuni? Bene, scopo raggiunto.

Sono anime autentiche che semplicemente hanno perso fiducia nella missione pura e eroica. La ribellione è una guerriglia, le regole sono spietate e ciniche, vivere un’esperienza simile dopo grandi dolori e lutti inguaribili lascia inevitabilmente un segno nell’anima. Gmor e Sera sono il marchio inconfondibile di questa evoluzione, ne rappresentano la più evidente manifestazione.

Enoch, in Ritorno a Solian, è particolarmente attento a questo elemento, utilizzando Ian come elemento di contrapposizione. È sempre Aranill a porre un freno ai suoi compagni, l’addestramento militare lo aiuta a rimanere focalizzato sulla missione senza cedere alle emozioni, cosa che invece non riesce a Gmor e Aura, ad esempio.

Ma anche Ian deve accettare dei compromessi, come il volgere altrove lo sguardo nell’accettare i poteri di Aura. Perché in una guerra di ombre e attacchi furtivi, ogni arma è utile al fine.

Ottima l’idea di mostrare attacco dei ribelli e reazione nell’ambiente di corte. La figura di Roney e della machiavellica moglie Sophia sono delineata con cura, lasciando intendere una loro sempre crescente rilevanza, al punto di impensierire lo stesso Leario. Enoch non esita a mostrare un vertice del potere fatto di sotterfugi e sfiducia, in cui coloro che dovrebbero essere uniti da un fine comune sembrano invece divisi dalla sete di potere e dalla paura del tradimento.

Ritorno a Solian si presenta come un nuovo tassello della complessa vita erondariana, sia per i nostri eroi che per la corte. Soprattutto, sarà interessante vedere come l’esito della missione di Ian e compagni cambierà i rapporti con una delle razze principali dell’Erondar.

Interpretare il nuovo Erondar

Di certo, queste tensioni narrative hanno raggiunto i lettori grazie all’ottima prova di Salvatore Porcaro. Di Porcaro apprezzo molto l’uso del bianco e nero, che il disegnatore spinge in modo particolare, per esaltare tensioni narrative e creare ambienti che siano uno specchio delle difficcoltà dei personaggi. Se Gmor affronta lotte negli oscuri meandri del sottosuolo, non meno inteso è il combattimento in notturna di Sera o la battaglia magica che Aura affronta in pieno giorno. Le tavole di Porcaro seguono un bilanciamento cromatico che, anche in presenza di una preponderanza di una tinta, non perdono di equilibrio, ma sanno come interpretare al meglio la giusta pressione emotiva per avvolgere il lettore.

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Il duo Pagliarani – Francescutto, invece, tira fuori il meglio nel realizzare la copertina. Se Pagliarani interpreta al meglio la tensione muscolare di uno scontro, cogliendo con incredibile precisione l’istante prima del primo adrenalinico scambio di colpi, Francescutto esalta il tutto con la sua solita delicatezza nei giochi di luce e nei riflessi, con quella interpretazione cromatica particolare che ormai è la sua firma inconfondibile.

Riconferma dell’ottimo lavoro di Luca Barbieri nell’accogliere i lettori e di Marina Sanfelice al lettering, mentre la nuova grafica della collana, realizzata da Matteo Brembilla, crea il giusto contrasto tra la colorazione di Francescutto e il titolo in bianco e nero, perfetto interprete della nuova condizione emotiva dei personaggi.

Dragonero- Il ribelle torna in edicola il 9 gennaio con il terzo numero, I guardiani di pietra, ma l’attesa può essere ingannata leggendo il terzo capitolo della serie Dragonero Senzanima: Giungla.

Dall’ombra insorgiamo. Nel silenzio colpiamo.

Solian è il paese in cui abbiamo conosciuto Ian Aranill nella sua prima apparizione. Se non avete la storia che ha dato vita alla serie fantasy Bonelli, recuperata il bel volume a colori Dragonero: Origini