Tom's Hardware Italia
Cinema e Serie TV

Dune di David Lynch, il controverso anti-Star Wars

Dune di David Lynch uscì nel 1984 e non fu molto apprezzato perché troppo fuori dagli schemi, ma oggi in molti lo amano.

Retrocult cover

Come tutti gli altri suoi film, anche Dune di David Lynch risulta difficile da seguire e comprendere. A maggior ragione in virtù di un intervento molto duro della produzione sugli aspetti creativi. 35 anni dopo però è un cult movie con tanti appassionati in tutto il mondo.

Dune di David Lynch è un film del 1984, prodotto da Raffaella e Dino de Laurentiis. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Frank Herbert, uscito nel 1965 e vincitore di un premio Hugo l’anno successivo. Il romanzo fu molto amato e l’autore ne scrisse altri per espandere la storia, ma per il film di Lynch le cose andarono diversamente.

Dune di David Lynch costò circa 40 milioni di dollari ma riuscì a raccoglierne solo 30 sul mercato domestico (USA), portandosi al pareggio solo con le proiezioni internazionali e successivamente l’home video. La maggior parte dei critici dell’epoca lo giudicò molto male, e anche il pubblico in generale non lo amò.

Ciò nonostante con il tempo Dune di David Lynch, che pure ha qualche difetto, ha trovato un suo posto d’onore nel cuore di molti appassionati di fantascienza in tutto il mondo. Guardarlo oggi rende ancora più evidenti i suoi punti deboli, ma permette anche di capire perché esiste un pubblico che nonostante tutto lo ama.

Trama e ambientazione

Dune è ambientato in un tempo e un luogo non ben determinati. L’Umanità, sempre che si tratti di eredi dei terrestri, è sparsa per tutto l’universo e della Terra ormai non si parla più. La nostra specie si è organizzata in una società di tipo feudale: in cima a tutti c’è l’imperatore Shaddam IV, che condivide buona parte del suo potere con la Gilda dei Trasporti. Esistono poi diverse famiglie di nobili che sono vassalli dell’imperatore ma, anche per le grandi distanze in gioco, godono di grande indipendenza sui rispettivi mondi di origine.

Il fulcro del potere è la spezia. Detta anche melange è una sostanza quasi miracolosa. Può conferire notevoli abilità cognitive e trasformare persone normali nei Mentat, i “computer umani” che servono i ricchi e i potenti. Nel mondo di Dune i computer non esistono – sappiamo dai libri che a un certo punto è stata proibita la creazione di macchine che potessero competere in intelletto con gli umani.

Chi controlla la spezia, controlla l’universo! (Barone Vladimir Harkonnen)

La spezia è ancora più importante perché è ciò che rende possibile il viaggio interstellare. I piloti della Gilda dei trasporti sono esseri che consumano una grande quantità di spezia: questo li ha mutati fisicamente, ma ha anche conferito loro la capacità di piegare a proprio piacimento lo spazio. Grazie a tale capacità, le navi della gilda possono spostarsi istantaneamente da un punto all’altro dell’Universo – oggi diremmo che creano un wormhole, probabilmente.

Il potere dell’Imperatore quindi dipende in gran parte, per non dire totalmente, dai servizi della Gilda. E quest’ultima deve tutto alla Spezia, la cui raccolta è invece nelle mani dell’imperatore. Una simbiosi apparentemente perfetta ma molto delicata.

Il terzo potere è quello rappresentato dalla sorellanza Bene Gesserit. Indicate a volte come streghe, queste donne ricorrono a una durissima disciplina per ottenere poteri straordinari: nei film è particolarmente evidente il Potere della Voce, grazie al quale una Bene Gesserit può farsi obbedire da un altro essere umano anche contro la sua volontà. Le Bene Gesserit cercano di collocare almeno una di loro in ogni luogo di potere; in Dune questa strategia si concretizza in Lady Jessica, concubina del Duca Leto Atreides e madre del protagonista Paul.

Il film ci presenta in apertura, appunto, la famiglia Atreides sul suo pianeta natale Caladan. Qui vivono il duca Leto, suo figlio Paul e la concubina Lady Jessica. Buona parte delle informazioni ci vengono da una voce fuori campo – una risorsa narrativa che sarà presente lungo tutto Dune di David Lynch. Scopriamo così che l’imperatore ha affidato al duca la gestione di Arrakis, un pianeta che definire inospitale è un eufemismo: è un immenso deserto, arido oltre ogni immaginazione, abitato da mostruosi vermi giganti e dagli umani noti come Fremen, che sopravvivono grazie soprattutto a speciali tute che possono riciclare la poca acqua disponibile.

Se su Arrakis l’acqua è la risorsa più rara e preziosa, questo pianeta interessa all’Impero e alla Gilda per l’altro suo aspetto unico: questo pianeta è l’unico dell’Universo dove si può raccogliere la spezia, la cui origine è sconosciuta.

Assistiamo quindi al “trasloco” della famiglia Atreides, ma il film ci informa anche riguardo al complotto intessuto proprio dall’imperatore, che supporterà la famiglia Harkonnen in una spedizione mirata a eliminare il duca e la sua famiglia.

Paul e sua madre Jessica, incinta di una bambina, riusciranno a sopravvivere, trovandosi prima persi nel deserto e successivamente “adottati” proprio dai misteriosi Fremen. Tra loro Paul scoprirà tutto il suo potenziale: unendo l’addestramento Bene Gesserit e quello militare all’influenza della spezia il giovanissimo duca scoprirà un nuovo sé stesso, e occuperà un inatteso ruolo in eventi che cambieranno il volto dell’universo.

Il mio nome è una parola che uccide. (Paul Atreides)

Senza scendere in ulteriori dettagli, gli avvenimenti consentono di definire Dune un’opera fantascientifica epica: il viaggio dell’eroe è sempre ben definito, così come i ruoli dell’antagonista e dell’aiutante. Ma le singole azioni, i passaggi che consentono a Paul di passare da una fase all’altra, sono davvero spettacolari e ancora oggi è difficile non esaltarsi almeno un po’ guardando Dune – o naturalmente leggendo il romanzo da cui è tratto. L’approccio da testo epico (molto) classico, tuttavia, è solo una tra le molte caratteristiche di Dune di David Lynch. Di certo non la più importante.

Estetica e tecnica narrativa

Di Dune si può rilevare la narrazione epica con una certa facilità, come abbiamo detto sopra, ma è facile affermare anche che si tratta di un film esteticamente caotico. Probabilmente è per via di una produzione travagliata: ci vollero infatti 13 anni per passare dall’idea di un film al prodotto finito, con molti passaggi di mano e diversi autori che si sono alternati, a volte ricominciando daccapo e a volte recuperando in parte ciò che era già stato fatto.

David Lynch aveva da poco detto no a George Lucas, che gli aveva proposto di dirigere Il Ritorno dello Jedi. Questo regista è noto per la forte impronta personale che dà alle sue opere, per film che pochi riescono ad apprezzare, per un’estetica azzardata che colpisce nel profondo, per tematiche spesso controverse.

Lynch è un artista completo e vide in Dune l’occasione di esprimere la sua grande vena creativa. Non poteva immaginare che la produzione sarebbe intervenuta con le forbici (il lanciafiamme) sul suo lavoro, arrivando a creare un film diverso da quello che aveva girato. Così diverso che finì per prendere le distanze da quello che nonostante tutto è ancora il suo film più famoso presso il grande pubblico.

Tanto forte fu il disaccordo con i produttori, che alla fine il regista rinunciò alla sua creatura e il film uscì con uno pseudonimo di fantasia al posto del vero regista.

Letture consigliate

“Guardando indietro, non posso dare la colpa a nessuno se non a me stesso. Probabilmente non avrei dovuto fare quel film, ma ci vedevo tante possibilità di realizzare cose che amavo, aveva la struttura per farlo. C’era così tanto spazio per creare un mondo. Ma ricevetti indicazioni stringenti da Raffaelle e Dino de Laurentiis sul tipo di film che si aspettavano, e sapevo che non avrei avuto l’ultima parola sul montaggio”.

David Lynch

Il regista di The Elephant Man tra l’altro non era partito da zero, ma cercò piuttosto di completare un lavoro che aveva iniziato un altro artista decisamente fuori dagli schermi, vale a dire Alejandro Jodorowsky, di cui abbiamo già parlato per La Casta dei Metabaroni. Dobbiamo anche all’artista cileno, quindi, le notevoli scenografie di Dune o i costumi, e in effetti qualche lontana somiglianza con La Casta dei Metabaroni si potrebbe ritrovare, particolare nell’abbigliamento dei Fremen e degli Arkonnen.

Dunedi David Lynch, come abbiamo accennato, usa moltissimo la voce fuori campo. Forse anche troppo, e questo succede proprio perché la produzione volle tagliare all’ultimo momento circa un’ora di film. La narrazione aggiunta alle immagini restanti serve quindi per dare allo spettatore le informazioni mancanti. Il risultato non è del tutto sgradevole, ma si capisce che è un intervento a posteriori e non il risultato di un progetto artistico originale.

È davvero un brutto film?

Se si cerca un po’ online si ha l’impressione che sia un film pessimo, ma è davvero così? Intanto, anche se Lynch preferirebbe non averlo fatto resta un suo film, e il suo stile registico si nota anche qui. È vero che c’è più azione rispetto al “solito Lynch”, che preferisce narrazioni intense ma non trafelate; d’altra parte, con i tagli in fase di montaggio a opera della produzione, era probabilmente un risultato prevedibile.

Resta invece ben riuscito il tipico approccio surrealista di Lynch, in particolare nelle sequenze oniriche di Dune. Sono passaggi spesso sottovalutati, con un grande valore metanarrativo e un riuscito impatto estetico. In pochi secondi, grazie a transizioni ingenue ma efficaci, comprendiamo cosa accade a Paul e come si inserisce nel contesto del film.

Visioni consigliate

Ci sono passaggi in cui lo sguardo sembra soffermarsi in modo ossessivo su un oggetto o un dettaglio irrilevante, mentre l’azione scorre altrove e la voce fuori campo continua a parlarci. Sembra che sia una tecnica fatta per distrarre lo spettatore, ma poi la cinepresa riesce a riportarci in focus creando l’effetto di improvvisa rivelazione.

Certo, Dune è un film da guardare con attenzione. Non è certo un blockbuster da consumare mentre con una mano si divorano popcorn e con l’altra si scorre Instagram. È un’opera a cui bisogna dedicarsi, ma chi ci riesce ne sarà ricompensato con una visione che ancora oggi è unica nella storia del cinema.

A molti comunque non è piaciuto: c’è chi ha trovato alcuni passaggi graficamente troppo violenti, persino disgustosi, spesso e volentieri senza ragioni apparenti. Probabilmente è vero almeno in parte, ma se le immagini colpiscono lo stomaco non lo fanno mai in modo gratuito come se fosse un horror da due soldi, anche se potrebbero non essere perfettamente riuscite.

Furono criticati aspramente gli effetti speciali mal riusciti, il che in effetti è assurdo considerando quanto costò Dune di David Lynch. O quella scena in cui il Barone Harkonnen uccide un giovane uomo senza apparente ragione – un passaggio che fu accusato di omofobia gratuita. Lo stesso Alejandro Jodorowsky, pare, ha detestato Dune dal primo momento e non ha mai cambiato idea. Il suo Dune d’altra parte era qualcosa di profondamente diverso e sarebbe stato forse un’opera memorabile – come si intuisce dal recente documentario Jodorowsky’s Dune.

Qui l’artista cileno ci spiega prima la disperazione; amareggiato per aver perso il progetto dopo averci lavorato per anni, era convinto che Lynch ne avrebbe fatto un lavoro anche migliore di quello che aveva ideato lui stessi, tanta era l’ammirazione che provava per il regista di Elephant Man. Poi andò a vederlo, lo trovò brutto (come molti all’epoca) e si sentì di nuovo in pace con il mondo.

C’è però anche l’altra campana: alcuni critici, come Daniel Snyder nel 2014, hanno definito Dune  di David Lynchun’opera con molti difetti che non trovò il successo commerciale (come tutti i film di David Lynch) ma che riuscì comunque a condensare e distillare parti essenziali di una tra le opere fantascientifiche più intense. Fu proprio lo stile surreale di Lynch a rendere più alieno l’universo che si vede sullo schermo, ed è probabilmente vero che questo film riesce in meno di due ore a essere Dune di Frank Herbert … il che è tutto dire.  

“Dune”, scrisse Synedr per The Atlantic, “era l’anti Star Wars, (un film che) distruggeva tutto ciò che la trilogia di Lucas aveva fatto per rendere la fantascienza un luogo amichevole (ma SW non è fantascienza, NdR). Una nuova speranza portava il pubblico in galassie lontane, certo, ma addolciva la transizione verso il Fantastico con una favola semplice e riconoscibile […]. È quasi sorprendente che il produttore Dino de Laurentiis […] potesse vedere nel romanzo di Herbert qualcosa di altrettanto calido, amichevole accessibile”.

Sì perché il libro di Herbert ci presenta un mondo complesso, anche più di quello rappresentato nel film di Lynch. Che se non altro è un film, dove Jodorowsky puntava a creare un mostro da dieci ore.

All’inizio ne ho molto sofferto perché pensavo di essere io l’unico in grado di realizzarlo. Sono andato a vedere il film con molta sofferenza, pensavo che sarei morto, ma quando ho visto il film mi sono sentito felice perché il film era orribile. (Alejandro Jodorowsky)

Una condensazione, quella operata prima da Lynch e poi dai tagli in produzione, che porta a bombardare lo spettatore con troppe informazioni in poco tempo. Ma questo non è necessariamente un difetto, anche se sicuramente seleziona e restringe il pubblico che può apprezzare questo film. Mancano eroi tradizionali, proprio nel momento che aveva visto Han Solo guadagnarsi l’affetto del pubblico.

Tutto questo però non fa di Dune un brutto film, ne fa solo una pellicola fuori dai canoni. Questo film, come il libro da cui è tratto, resta un’opera fantascientifica di alto livello. “Dune voleva sfidare”, continua Snyder, “e per quanto i suoi tentativi di pontificare sulla religione e l’ecologia possano esserne il punto debole, quegli stessi tentativi produssero alcuni dei momenti più intensi del film”.

“Se l’obiettivo del film era creare, come nel libro, un mondo profondamente alieno, allora lo stile surreale di Lynch era la scelta giusta. Con le sue bizzarre sequenze oniriche, costellate di immagini di feti non nati ed energie luccicanti, e scenari inquietanti come il pianeta natale degli Harkonnen, il film è in effetti più vicino a Kubrik (2001: Odissea nello Spazio) che a Lucas. Cerca di mettere lo spettatore in un luogo poco familiare e allo stesso tempo suggerire una storia più grande e nascosta”.

Persino le scene meno riuscite, come l’incontro tra l’Imperatore e l’ambasciatore della Gilda, secondo Snyder “comunicano il senso che qualcosa di immenso sta accadendo oltre il nostro sguardo“. Un’affermazione che è difficile da controbattere, e che di certo aiuta ad affermare che Dune nonostante tutto è un ottimo film. Non sono molti a essere d’accordo con Snyder e in generale con chi difende Dune di David Lynch, ma tra i sostenitori di questo film, per quel che vale, c’era anche lo stesso Frank Herbert.

Dune di David Lynch è Retrocult!

Tutto considerato Dune è un film che consigliamo caldamente. A chi non lo ha mai visto, perché se è il tipo di spettatore giusto lo amerà profondamente, ma anche a tutti gli altri perché è un pezzo fondamentale del cinema Sci-Fi del XX secolo.

Dune non può mancare nella collezione di un appassionato, che anzi probabilmente vorrà rivederlo più volte.

Retrocult cover

Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicato alle opere culturali del passato. C’è un’opera non recente che vorresti vedere in questa serie di articoli? faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.