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Frozen 2 – Il segreto di Arendelle: la recensione. Il sequel supera l’originale?

Arriva Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, produzione con un “peso” sulle spalle non indifferente dato il successo planetario del primo film uscito ormai più di una decade fa. 2 premi Oscar, il maggior incasso della storia del cinema nella categoria animazione, un merchandising che ha fatto impallidire qualsiasi altra produzione animata degli ultimi dieci anni, un successo di pubblico che dal 2013 a oggi non ha mai subito una flessione: Frozen, (BR disponibile su Amazon) dalle mani di Chris Buck e Jennifer Lee, è diventato un simbolo di Walt Disney Animation Studios, una storia che, liberamente ispirata dalla fiaba di Hans Christian Andersen La regina delle nevi, è diventata un caposaldo delle generazioni più giovani, figlia del suo tempo. Non attendersi un sequel era da poco furbi, ma il rischio di realizzare qualcosa di vacuo e di altrettanto inutile c’era: perché, diciamolo senza nasconderci, Frozen sarà anche stato un successo di pubblico, ma solo di una parte di esso. Perché di problemi ne aveva tanti, tutti che sono stati corretti e rivisti in questo sequel, dalla cui visione usciamo soddisfatti.

Alla scoperta dei segreti di Arendelle

Se Frozen aveva affrontato la difficoltà di gestire i propri poteri da parte di Elsa, in Frozen 2 – Il segreto di Arendelle la consapevolezza di avere qualcosa di più si trasforma nella domanda del perché la regina di Arendelle ha la magia dentro sé. Con l’obiettivo di scoprirlo, ma anche di rispondere al richiamo di una voce che attira Elsa verso la foresta incantata, con Anna, Kristoff, Sven e Olaf inizia un viaggio alla scoperta degli spiriti che sono stati imprigionati oltre la diga che protegge la città e che hanno deciso di risvegliarsi e annichilire la vita ad Arendelle. Se quindi inizialmente Elsa deve confrontarsi con il peso dei propri poteri, adesso è arrivato il momento di scoprire se questi saranno abbastanza forti da poter contrastare ciò che si nasconde dietro la nebbia della foresta incantata.

Il tema forte di Frozen 2 – Il segreto di Arendelle diventa, quindi, il viaggio e la scoperta: piuttosto che l’introspezione, l’argomento cardine diventa il sacrificio, il partire per un lungo e ignoto percorso che conduce Elsa e Anna a scoprire ancora una volta cosa si nasconde fuori da Arendelle e soprattutto qual è la verità sulla loro natura e sui loro genitori: ritorna anche il tema della scomparsa, con il naufragio che è ancora una ferita aperta nel cuore delle ragazze, che non si danno pace della morte del re e della sua regina. Tutti aspetti che affievoliscono quella linea infantile che aveva caratterizzato il primo Frozen e dona al suo sequel una vena molto più matura, che strizza maggiormente l’occhio verso il pubblico degli adulti, dando loro quel senso di avventura e di azione che nel primo era eccessivamente sotterrato dalla tematica dell’amore fraterno e dell’autoflagellazione a causa dell’essere diversi.

Tutti schierati per un obiettivo comune

Ampliando, tra l’altro, la rosa di personaggi che ruotano intorno a Elsa e Anna, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle riesce a mantenere un ritmo molto più godibile e intenso, senza avere dei momenti di calo o di stasi, come avvenuto nel suo prequel: lo stesso Kristoff, per quanto sia stato necessario costruire una trama quasi parallela alle vicende che affrontano le due sorelle per potergli dare vitalità e contestualizzarlo nel lungometraggio, catalizza l’attenzione dello spettatore rappresentando all’inizio parte della linea da commedia, poi vestendo i panni di nerboruto eroe romantico. Le stesse Anna ed Elsa sono maturate, sono cambiate: affrontano la quotidianità e le avversità con il piglio di due persone che hanno vinto le problematiche adolescenziali e che ora devono gestire il peso delle difficoltà, pur mantenendo saldo il loro rapporto fraterno, che non manca mai. Resta sempre forte quel messaggio esplicito dell’amore tra sorelle, del volersi sacrificare l’una per l’altra e con dei dialoghi non sempre molto illuminati e spesso banali, quest’aspetto resta il fil rouge più robusto con il primo Frozen.

Esasperato questo concetto ancora una volta nei primi venti minuti, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle, nel ricordare le tematiche del prequel e nell’introdurre ciò che accadrà nel suo sequel, con un flashback sul passato che non ci era stato ancora svelato, subisce una metamorfosi importante dopo quello che potremmo definire un prologo alla vicenda: è la palese dimostrazione di aver compiuto un passo in avanti, verso una maturazione che apre Frozen 2 – Il segreto di Arendelle a un pubblico più vasto, annullando molte delle critiche ricevute dal primo, che era stato definito pesantemente infantile e nulla di più che un’operazione di marketing ben riuscita. La maturità del sequel è rappresentata anche dal conflitto armato che ha condizionato il passato di Arendelle, oltre alla presenza mai ingombrante dei genitori di Elsa e Anna, inizialmente visibili, poi riproposti con la loro aura di saggezza per l’intera pellicola.

L’onda ghiacciata di Frozen 2 – Il segreto di Arendelle

L’aspetto più entusiasmante, però, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle lo trasmette nella sua realizzazione tecnica: animazioni così non si erano mai viste, tanto da aver realizzato un qualcosa che va oltre il già fantastico lavoro realizzato con Oceania. Le avventure della giovane Vaiana ci avevano mostrato la potenza di fuoco di Disney nella realizzazione della vita dell’acqua, mentre in Frozen è visibile come le migliorie tecniche siano proprio il cavallo di battaglia della produzione di Burbank: la natura prende vita più e più volte durante il lungometraggio e lo fa in maniera magnifica, così come tutte le animazioni facciali dei protagonisti raggiungono dei livelli da realismo puro. Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è uno spettacolo per gli occhi, qualcosa di ancora mai visto nell’animazione, che si esalta soprattutto nella gestione dell’acqua, uno degli elementi sempre più ostici da riportare in digitale: Elsa si ritroverà a cavalcare un cavallo d’acqua e galoppare a tutta velocità per anticipare un’onda quasi anomala ed è anche lì che ritroverete la magia Disney, la capacità di riprodurre qualcosa di reale e renderlo fantastico.

Per quanto concerne l’aspetto musicale, invece, l’attesa era chiaramente altissima, soprattutto per poter regalare al panorama cinematografico una nuova “Let It Go“: anche in questo aspetto la maturazione porta la colonna sonora a scoprire “Into the Unknown“, una melodia molto più solenne, più grave, più sentita e sempre magistralmente interpretata da Serena Autieri in italiano e da Idina Menzel in originale. Un momento epico che ha un effetto più forte rispetto a Let It Go e tutto ciò che riguardava Elsa in quelle specifiche scene: in Frozen 2 – Il segreto di Arendelle la canzone viene calata in un momento di pathos estremo, con il climax che sta per raggiungere il proprio apice e rappresenta il compimento dell’evoluzione del personaggio di Elsa, che da flebile ragazzina in crisi con se stessa ha la possibilità di mutarsi in una farfalla che evade dalla sua crisalide in maniera definitiva.

Ciò che stona nell’insieme è rendersi conto che, come i titoli di coda ci hanno permesso di fare, alcuni adattamenti musicali in italiano non sono riusciti a eguagliare il sentimento trasmesso dalle versioni originali: Kristoff in particolar modo si esibirà in una canzone che in inglese ha molto più fascino e presa rispetto alla versione tradotta. Un problema che appartiene più all’aspetto culturale che a un vero e proprio errore di localizzazione: l’orecchio del pubblico italiano d’altronde è abituato, ora più che mai, a melodie decisamente diverse da quelle americane e Disney è pur sempre maestra nell’affrontare queste dinamiche, perseguendo la soddisfazione del grande pubblico.

L’incoronazione della sorella giusta

Ovviamente Frozen 2 – Il segreto di Arendelle non è un film esente da problematiche, ma diversamente da quanto svolto dal primo film qui sono più occultate e nascoste: il sequel delle avventure di Elsa scade comunque nella necessità di svelare la propria parte più puerile e infantile, ma d’altronde siamo dinanzi a un film d’animazione che si orienta verso un pubblico diverso, una generazione molto più naif rispetto a quelle che hanno vissuto il Rinascimento Disney e lo hanno affrontato con maggior consapevolezza. Tutta quella linea comica che strizza l’occhio ai più piccoli è relegata in Olaf, al quale viene dato l’onere e l’onore di gestire una delle poche vette comiche dell’intero film, più che riuscita. Dall’altro lato, si denota la necessità di realizzare un prodotto fruibile in maniera non troppo elaborata, andando a risolvere problematiche ben più articolate in pochi passaggi e secondi, per necessità di trama e di risoluzione del plot. Aspetti che non danneggiano la visione e che non riducono il valore della pellicola, ma che vanno sicuramente sottolineati.

Si continua ad accusare, in ogni caso, un senso di leggerezza e di scarsa profondità delle tematiche trattate, sulle quali sarà difficili realizzare dietrologie o riflessioni: è il peso che deve reggere Disney per aver scelto una direzione più pop da oltre dieci anni, dimenticandosi di quei messaggi forti e intrisi di filosofia che venivano veicolati dai Classici di un tempo. Per il suo tempo, però, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle riesce nell’intento di intrattenere e di offrire una visione leggiadra, senza annoiare mai lo spettatore.

Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è un ottimo passo in avanti rispetto al suo predecessore, andando ad affiancare Aladdin 2 in quella scarissima schiera di sequel riusciti nella storia Disney. Dopo aver traballato, quindi, con il nuovo Ralph, propostoci come film di Natale dello scorso anno, stavolta la produzione di Burbank è riuscita a fare centro, proponendo un film più maturo e più avvincente, capace di liberarsi di quella patina naif di storia smielata che esalta l’amore fraterno. Ritrovando quella forza che era insita in molte produzioni Disney che puntavano a raccontare una storia epica, un’avventura ai confini del mondo, una lotta contro entità oscure e non ben definite, Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è un buon Classico Disney e non a caso è anche il primo vero sequel (Ralph nella nomenclatura non lo è) a entrare nell’ambito catalogo che ha ufficializzato nel 2008 la produzione dal 1937 in avanti. È quindi arrivato il momento di riscoprire Anna ed Elsa, e per chi invece si era già lasciato incantare dalla loro prima apparizione è solo l’attimo giusto per tornare ad apprezzarne le gesta.