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Cinema e Serie TV

Futurama, compie vent’anni la satira Sci-Fi post Simpson

Futurama, l'opera fantascientifica di Matt Groening, andava in onda la prima volta 20 anni fa. E ancora oggi è un'opera satirica che può fare scuola.

Il 28 marzo 1999 andava in onda il primo episodio di Futurama. La serie animata portava la firma di Matt Groening, che era già diventato una super star grazie a I Simpson, cartone animato che va ancora in onda e che rappresenta sicuramente il più grande successo del suo autore. Anche Futurama ha avuto un buon successo – pur senza avvicinarsi a quello de I Simpson – ma con tutte le somiglianze del caso è un prodotto fondamentalmente diverso.

Ne furono prodotte 7 stagioni, dal 1999 al 2013, con una pausa tra il 2003 e il 2007 (il ritorno di Futurama fu celebrato con gioia dai fan), per un totale di 140 episodi (più alcuni extra). Groening avviò il progetto su esplicita richiesta della Fox, che voleva un nuovo show nella speranza di replicare il successo dei Simpson.

Nacque così una serie squisitamente fantascientifica, che riprendeva e amplificava l’affilata satira già messa in scena da Groening con il suo primo grande successo. In effetti, si potrebbe dire che Futurama da una parte è una versione dei Simpson più cattiva, ma dall’altra è anche un (tentato) ritorno alla satira intelligente e dissacrante di Life in Hell, fumetto ricercato a cui Groening lavorò per anni – probabilmente sfruttando la libertà creativa e finanziaria che i Simpson gli avevano regalato.

Letture consigliate: Life in Hell

Will and Abe’s Guide to the Universe: A Life in Hell Book

Love Is Hell: A Cartoon Book

Akbar and Jeff’s Guide to Life

Childhood Is Hell: A Cartoon Book

School Is Hell: A Cartoon Book

Fantascienza, dicevamo: lo spunto narrativo è la vicenda del protagonista Fry, personaggio centrale dal primo all’ultimo episodio, che per uno sfortunato incidente si trova catapultato avanti di mille anni. Si ritrova di nuovo nei panni di un fattorino, ma al furgone scassato sostituisce l’astronave Planet Express (mettetela sulla scrivania per 10 euro). Sopratutto, però, Fry scopre una società che non è poi troppo diversa da quella che ha lasciato

Non è una distopia orwelliana, né un mondo eticamente avanzato come alla Star Trek. E non è, ovviamente, un’utopia hi-tech dove il progresso ha messo l’uomo nelle condizioni di evolversi gioiosamente. Il futuro secondo Matt Groening è una versione esagerata (in peggio) del presente, un terreno di gioco in cui i satiri che scrivono le storie mettono nel mirino ogni aspetto del nostro presente, bersagliandolo ora con precisi colpi da cecchino, ora con sconvolgenti bordate di artiglieria.

Come ogni serie che si rispetti, il protagonista Fry non è l’unico personaggio di cui ci si debba interessare. Intorno a lui c’è un nutrito gruppo di comprimari, ognuno dei quali ha più di un’occasione per mettersi in mostra e – sempre – sbatterci in faccia una verità imbarazzante.

Bender, il cinico robot alimentato a bevande alcoliche. Lela, la sensuale e combattiva capitana con un occhio solo, Amy, rampolla di ricchezza indescrivibile, bellezza inenarrabile, fino intelletto e moralità discutibile. E naturalmente il professor Farnsworth, sulle cui spalle grava più di fardello: riassume in sé stesso l’archetipo dello scienziato pazzo, la cui nascita si può individuare nel dott. Frankenstein (più quello cinematografico che quello letterario, a onor del vero). Ma è anche il mentore di Fry, e più di una volta è guida per gli altri – ma più spesso, forse, il suo agire finisce per ostacolarli e metterli di fronte a nuove sfide.

Futurama: Satira sboccata

Rispetto a I Simpson, Futurama non propone solo un setting diverso. Groening e David X. Choen (l’altro autore) attuano un’operazione fantascientifica in piena regola, mettendo in scena un costante commento politico nei riguardi del presente. E lo fanno affrontando anche temi delicatissimi, sin dal principio: gli spettatori di certo ricorderanno le cabine del suicidio, l’isolamento dei diversi, la costante sofferenza che i personaggi si provocano mutuamente … tutte cose che i produttori non vedevano di buon occhio.

Non erano argomenti per famiglie, dicevano. Dove Homer, Marge e prole mettevano in scena un commento delicato, un sussurro destabilizzante nascosto dietro un sorriso, Fry e compagni hanno sempre preferito un’azione portata avanti con il machete, il Panzer e all’occorrenza la testata tattica. Un approccio che svela la parentela tra Groening e autori come Douglas Adams e la sua Guida Galattica per Autostoppisti, ma anche Roy Lewis con Il più grande uomo scimmia del pleistocene.

Il linguaggio diretto, crudo e spietato di Futurama è stato forse anche il suo problema, e in ultima analisi la ragione per cui ne abbiamo solo sette stagioni – mentre quelle dei Simpson sono già trenta e si continua a contare. Forse in effetti non si può dire che Futurama sia andato incontro a una fine prematura, ma magari c’entra qualcosa il modo in cui parla(va) e le cose che dice(va).

Alla satira affilata si affianca, ancora una volta, la revisione parodistica della realtà sociale contemporanea, e anche un citazionismo che, spesso e volentieri, sembra nascondere (male) l’intenzione di decostruire i miti pop. Come con le teste parlanti conservate in barattoli o reincarnati nei personaggi (Zapp Brannigan è il capitano Kirk, l’avrete senz’altro notato), personaggi veri e fittizi della nostra contemporaneità accompagnano Fry e soci, e non perdono occasione per svelare le verità sul nostro presente, viste con gli occhi dei due corrosivi autori. E comunque la vediate, che Fox abbia accettato di trasmettere un redivivo Nixon presidente a me sembra ancora incredibile – ma ho sempre sospettato che tra i responsabili della casa televisiva si nascondano in ugual misura ribelli reazionari, guerriglieri bolscevichi e alcolizzati senza speranza.

Futurama: quattro sfumature di Groening

Dicevamo che Futurama ha almeno qualcosa in comune con Life in Hell, e abbiamo anche affermato che è sicuramente un’opera più coraggiosa, sboccata e aggressiva rispetto all’amato The Simpson, probabilmente più incisiva e sicuramente meno rispettosa.

La somiglianza con il primo Groening (quello di Life in Hell) è visibile ma tutto sommato moderata. Come abbiamo accennato in questo ritratto dell’autore, il fumetto era qualcosa di davvero fuori dagli schermi, lontano anni luce dai canoni di un prodotto mainstream, figuriamoci una serie TV da trasmettere in fascia protetta. Eppure Life in Hell ha trovato, alla fine, il successo che meritava e traduzioni in molti paesi del mondo, Italia compresa.  

Ecco, se il truculento Life in Hell è il primo Groening, quello giovane, forse un po’ impacciato e sicuramente poco incline al compromesso, allora possiamo supporre che Futurama sia il suo terzo passo evolutivo, a cui ha fatto seguito il recente e ben riuscito Disincanto. Ma sarebbe una visione riduttiva, perché a ben guardare il Matt Groening di Life in Hell è ancora vivo e vegeto, tant’è che l’ultima pubblicazione risale al 2007.

Il percorso allora non è tanto evolutivo, perché la forma successiva non elimina quella precedente. Life in Hell è sopravvisuto a I Simpson, e questi a Futurama. E Disincanto non ha eliminato Futurama … ci hanno pensato le “esigenze di produzione”. Ecco, allora Futurama è una sfumatura di Groening: potete decidere che è la vostra preferita o quella che detestate, ma difficilmente potrete negare che in quelle sette stagioni c’è almeno un po’ di pura genialità. A proposito di Disincanto, invece, se volete far innamorare qualcuno vi servirà questa maglietta.

Sfumature, perché le quattro opere sono sostanzialmente quattro letture dello stesso discorso, della stessa satira appuntita (ma mai crudele), dello stesso j’accuse contro le oppressioni e le frustrazioni che distruggono l’individuo e i suoi rapporti. Non saranno le Lezioni Americane di Italo Calvino, ma si certo anche Groening potrebbe dirci molto su come si racconta una storia.

Tra i quattro, però, credo personalmente che Futurama sia quello riuscito meglio. E penso che questo successo sia dovuto proprio alla potenza fantascientifica: è un’operazione che mette Futurama accanto a 1984 di George Orwell, ad Arancia Meccanica di Kubrick, a Children of Men di Cuarón o a V For Vendetta Di Moore. Perché è un’opera dotata di una propria, enorme potenza politica: Futurama non si limita a criticare la realtà, né gioca sul facile (si fa per dire) terreno di crearne una totalmente nuova (che è il territorio del fantasy): questa serie animata, questi 140 episodi, ricreano la realtà nota, quella più reale e concreta che conosciamo, riscrivendola con un filtro politico. Che è, alla fin fine, la definizione di fantascienza che preferisco.