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Ghiaccio, la recensione dell’opera di Anna Kavan riproposta da Edizioni BD

Pubblicato per la prima volta in Italia nel lontano 1974 da Bompiani e più recentemente da Fanucci Editore, Ghiaccio (Ice) di Anna Kavan è stato adesso riproposto dalla casa editrice Edizioni BD nel suo nuovo progetto editoriale 451 insieme ad altre numerose opere fantascientifiche cult. Ghiaccio, in particolare, è l’ultima e forse la più matura opera della tormentata scrittrice nata a Cannes sotto il nome di Helen Emily Woods. Vediamo insieme come si mostra sia l’opera che questa nuova riproposizione che presenta la stessa traduzione dell’amata edizione Fanucci, ma viene arricchita dalla prefazione della scrittrice e traduttrice Claudia Durastanti.

Ghiaccio

Ghiaccio: quando la realtà supera la finzione

Ghiaccio è molto più di un semplice romanzo di fantascienza sia per le tematiche trattate che per il modo in cui vengono narrate. L’opera, infatti, venne pubblicata nel 1967, ovvero un periodo storico in cui tecnologia e progresso iniziavano a prefigurare un futuro inquietante a metà tra il distopico e l’apocalittico, dove la violenza domina il mondo fino a prefigurarne la sua distruzione. In tutto questo sono presenti tre personaggi: un io narrante alla continua ricerca di una fantomatica ragazza albina e un antagonista, prima marito, poi carceriere. La vicenda si svolge attraverso continui e repentini cambiamenti spazio-temporali che portano la narrazione dallo stato di sogno a quello di veglia, mentre i personaggi sono bloccati dall’avanzata di un ghiaccio che è reale, forse dovuto a un disastro nucleare, ma che insieme simbolizza l’avanzata dell’inevitabile apocalisse.

Il romanzo inizia con un uomo che guida lungo una strada buia e finisce con lo stesso uomo ancora alla guida, ma accompagnato da compagnie inaspettate e inquietanti. Lungo la strada, i viaggi del protagonista (nessun personaggio viene realmente nominato) lo portano attraverso campi di battaglia e montagne, passando per le maglie di oscuri combattenti della resistenza e nei banchetti cerimoniali dei signori militari. In questo mondo, la società sta finendo, frammentandosi mentre misteriosi muri di ghiaccio invadono le abitazioni umane e separano le relazioni politiche e personali. Ci sono anche cose più strane come mutanti, draghi e riti sacrificali. In mezzo a tutta l’azione, vi è l’evidente bisogno ossessivo del viaggiatore di controllare una donna con capelli straordinariamente chiari e un passato danneggiato.

Ghiaccio

Quest’ultima viene descritta come simile al vetro: ossa fragili, capelli incredibilmente bianchi e occhi intensi. Il suo carattere è così debole che si può vedere persino attraverso la sua stessa anima nonostante, sorprendentemente, lei parli raramente. In poche parole è un corpo senza voce, o meglio è la somma di voci pressanti esterne, che tende a confondere l’uomo, come se fosse fantasmagorica o solo un’illusione nata dalla febbre, dal desiderio e dal sadismo. Questa trasparenza eterea presta la sua immagine a una miriade di altre donne nel romanzo e spinge il viaggiatore nella sua ossessione di trovarla e, forse, di proteggerla.

Nel corso del romanzo, il principale antagonista del viaggiatore è un altro uomo conosciuto semplicemente come il Guardiano con il quale si sente molto simile e che all’inizio del romanzo viene mostrato in una relazione sessualmente violenta con la ragazza che rasenta l’incarcerazione coercitiva. È con questa proliferazione a spirale di relazioni tra uomini violenti e arroganti e attraverso il possesso di una donna torturata che le tracce del romanzo si muovono, spingendosi incessantemente e pazientemente in nuove variazioni che non propongono mai una fuga da questo ciclo pessimista e distruttivo di relazioni tossiche.

Il superamento dei classici stilemi del genere fantascientifico

Per tali ragioni Ghiaccio non è facilmente inquadrabile in un genere ben preciso e possiamo, quindi, definirlo slipstream o weird, data la sua premessa del crollo della società e dell’imminente invasione del ghiaccio. Eppure le relazioni propulsive del romanzo sono al centro della scena. Sotto una strana luce questa visione apocalittica diventa esistenziale, epifenomenica e quasi idilliaca. La scrittura di Kavan è un gelido grido di aiuto, quasi profetico poiché la sua prosa possiede una precisione chirurgica che espone sia la cura che la catastrofe per un futuro che prima o poi arriverà per tutti. Attraverso la sua brillante, ma fredda e intelligente narrazione, quest’opera rimane visceralmente inquietante e indimenticabile. In modo quasi casuale, mette da parte le solite nozioni che molti lettori moderni hanno riguardo ai protagonisti positivi e alle trame lineari. Ghiaccio, quindi, si dedica al confronto con la violenza psicologica e l’eredità del trauma: la ricerca incessante del protagonista per la delicata ragazza invita il lettore ad abitare il mondo e le scelte di quel protagonista, seppur macabre e prive di etica.

Ghiaccio di Kavan riprende fedelmente gli studi freudiani sulla psicologia infantile e i danni che possono essere generati prima dell’età adulta. In quest’ultimo caso, l’educazione di un bambino getta i semi da cui si sviluppa e fiorisce l’identità adulta. È proprio in questo modo che si riescono a comprendere i veri semi della violenza di genere e delle relazioni intime traumaticamente disturbate. La potenza del libro sta anche nel fatto che il lettore co-crea in modo costruttivo il mondo grazie a una narrazione progressiva che offre la possibilità di immaginare tutto ciò che accade restando sempre in un limbo molto flebile tra realtà e fantasia. Tutto, però e purtroppo, può essere vero ed è questa la reale potenza di Ghiaccio e pensare che già nel 1967 si parlava di mascolinità tossica in chiave apocalittica e distopica fa venire davvero i brividi.

La componente editoriale

La nuova edizione di Edizioni BD è elegante e omaggia perfettamente una delle migliori opere del genere della storia. La copertina in cartoncino ruvido simil-gommato è arricchito da una meravigliosa illustrazione di Yuko Shimizu, nonché una delle migliori illustratrici al mondo. Questa rappresenta perfettamente la storia di Ghiaccio mettendo in mostra un mondo quasi onirico all’interno di una bolla protettiva in mezzo all’inevitabile distruzione per opera del ghiaccio. Una rappresentazione visiva della fragilità della società che viene minacciata dalle oppressioni, dalla violenza e dalle limitazioni della libertà.

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Sinceramente l’abbiamo preferita all’altrettanto potente copertina originale di Fanucci Editore che presentava l’immagine di una donna albina inerme perché presenta più simbolismi e una caratterizzazione più generale dell’opera. La prefazione di Claudia Durastanti, scrittrice e traduttrice italo-americana, è, infine, illuminante poiché in poche parole consente al lettore di aprire gli occhi con un accostamento tra la visione del futuro secondo Anna Kavan e la nostra realtà: 1984 di George Orwell e l’elezione di Donald Trump nell’autunno del 2016 è emblematico.

Conclusioni

Ghiaccio è, quindi, un’opera davvero potente e Anna Kavan, mostrando l’esistenza estrema della crudeltà, dell’ossessione e dell’abuso, spinge il lettore a chiedersi se questi siano inevitabili, quale sia la loro natura e quali possano essere le possibilità di cambiamento. La narrazione non è mai grossolana, ma possiede un peso morale molto grosso e pericoloso, proprio come un ghiacciaio che avanza senza controllo. La violenza di genere del protagonista non viene vista come desiderio di appagamento sessuale, bensì come controllo, possesso e dominio.

Considerando che dovrebbe trattarsi di un romanzo fantascientifico, è chiaro osservare come l’immaginazione della scrittrice si faccia potentemente strada nel reale. Dopotutto Kavan ha provato nella sua stessa pelle ogni dolore possibile nella sua travagliata vita: una lunga e profonda depressione, tre tentativi falliti di suicidio, due tentativi falliti di matrimonio, una lunga dipendenza dall’eroina e una serie di romanzi, racconti e dipinti che raccontano il viaggio di anonimi protagonisti alla ricerca di una propria identità tra violenze e ossessioni. Ciò che ne viene fuori è una struttura complessa e impegnativa molto simile al surrealismo con un turbinio di simboli e un torrente di strutture affettive che sfilano arrivando alla distruzione della stessa società globale.

Ghiaccio


Ghiaccio non è un'opera commovente, non ha un solo paesaggio pittoresco o dei lieti fine. È strano, inquietante e duro, ma è per questo che è memorabile e va assolutamente letto almeno una volta. Anna Kaven affermava che la droga le permetteva di scrivere con lucidità, e considerando la sua visione quasi profetica di un futuro che noi stiamo in qualche modo vivendo non possiamo che darle, a postumi, ragione. La nuova edizione di Edizioni BD della collana 451 è sublime sia nella cura realizzativa che nella scelta della copertina e della prefazione.

Pro

  • Storia che va oltre i classici stilemi del genere fantascientifico distopico e apocalittico
  • Narrazione potente e con numerose critiche sociali
  • L'edizione di Edizioni BD è elegante e ben realizzata

Contro

  • Lettura tutt'altro che semplice e immediata