Cinema e Serie TV

I migliori adattamenti dei dialoghi: come migliorare l’originale

Per molti, la figura più importante nel mondo del doppiaggio è, appunto, il doppiatore. Tuttavia, l’intera infrastruttura è retta anche da figure che “muovono i fili” dietro le quinte, poichè il lavoro dei doppiatori viene svolto grazie anche ad altri professionisti che ne curano tutto ciò che sta intorno.

Una di queste figure è l’adattatore dei dialoghi, che si occupa di tradurre e adattare al labiale ogni dialogo presente all’interno di un film o di un episodio di una serie TV, facendo coincidere i movimenti della bocca dell’attore in lingua originale, con una traduzione il più fedele possibile sia al significato, che ai suoni che vengono emessi. Un buon adattamento, infatti, non è fatto solo dalla semplice e letterale traduzione dalla lingua originale all’italiano, ma anche dalla rielaborazione delle frasi e dei costrutti per adattarle meglio alle situazioni, rendendo i dialoghi più armoniosi e sicuramente comprensibili (ad esempio, per quanto letterale, non va bene tradurre “How Old Are you?” con “Quanto vecchio sei?“).

Abbiamo già parlato di alcuni degli errori più grossolani fatti in fase di adattamento; in questo articolo, invece, vorremmo parlarvi di alcuni adattamenti (e relativi doppiaggi) che hanno reso giustizia ad un prodotto già di per se ottimo in originale, riuscendo addirittura a migliorarlo e creando dei veri e propri modi di dire che sono rimasti impressi nella mente degli appassionati.

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Scrubs

L’intero doppiaggio e adattamento di Scrubs – Medici ai primi ferri è uno dei lavori più minuziosi e perfetti della storia degli adattamenti e dei doppiaggi italiani, a cominciare dalla scelta dei doppiatori: partendo dal protagonista J.D. con un ottimo lavoro di Alessandro Quarta, passando per il mitico Nanni Baldini sul suo amico Turk, fino all’incredibile caratterizzazione data da Angelo Maggi al burbero Dottor Cox, ma anche Ilaria Latini, Chiara Colizzi, Carlo Reali, Nino Prester e tutti gli altri co-primari; ogni doppiatore è perfetto per la parte assegnatagli e ognuno di loro ha fatto un lavoro magistrale, senza nulla togliere agli attori americani, ovviamente.

E che dire dell’adattamento? Praticamente nessuno scivolone, diversi giochi di parole adattati perfettamente e alcune perle che rimarranno solo ed esclusivamente figlie dell’adattamento italiano (vedasi Ammaccabanane, per chi conosce la serie). Ma anche tutti i giochi di parole con alcuni nomi, come ad esempio il dottor Foglione (in originale Mickhead) che è stato chiamato così per mantenere la battuta sulla somiglianza con l’insulto, o i creativi insulti di Cox rivolti al suo allievo, o ancora i tormentoni delle canzoni cantate dai protagonisti (in particolare le canzoni cantate dalla band di Ted) e tantissimi altri ancora.

I Cavalieri Dello Zodiaco

La storia dell’adattamento e del doppiaggio de I Cavalieri Dello Zodiaco è molto particolare, soprattutto perchè non parliamo di un adattamento perfettamente fedele e in linea con l’originale, ma comunque in grado di crearsi una folta schiera di ammiratori proprio a causa della sua particolarità.

Partiamo dal principio: in originale, l’anime è Saint Seiya, con un chiaro riferimento ai “santi”, in una sorta di paragone religioso che venne eliminato in favore di un più favolesco “Cavalieri”, traducendo inoltre dal titolo dato dai francesi che per primi lo trasmisero in Europa (“Les Chevalier du Zodiaque”). Anche i nomi dei protagonisti vennero cambiati per semplificarne l’identificazione, assegnandogli quelli delle loro costellazioni di riferimento.

Il merito di questo adattamento e doppiaggio è da attribuire al duo Stefano Cerioni e Enrico Carabelli (il primo all’adattamento e il secondo alla direzione), che decisero di dare alla serie un tono più cavalleresco, con un linguaggio più aulico ed epico. I motivi erano principalmente due: uno più puramente “tecnico”, dal momento che i copioni che arrivavano dal Giappone erano molto stringati riportando molto spesso quasi solo dei riassunti contenenti le vicende principali e dei quali l’adattatore doveva rimpolpare la sceneggiatura; il secondo più “pratico”, poichè gli adattamenti erano davvero molto rapidi e non si potevano fare tagli e dal momento che la serie era visivamente cruda e aggressiva, si decise di “ammorbidire” il tutto con un linguaggio meno tagliente.

E’ per questo che possiamo sentire Ivo De Palma, voce di Pegasus, rivolgersi a Dragone, interpretato da Marco Balzarotti, citando addirittura Ugo Foscolo:

“Dragone, tu hai rischiato la vita per dare a me l’armatura restaurata, e ora è come nuova, e sento addirittura che indossandola il tuo spirto guerrier entro mi rugge.”

Questo adattamento, che per gli addetti ai lavori dell’epoca era un azzardo, diventò invece una caratteristica peculiare della serie e fu probabilmente il motivo per cui molti si appassionarono ad essa.

Frankenstein Junior

Le battute del film Frankenstein Junior sono dei veri e propri tormentoni, che sicuramente avrete sentito almeno una volta nella vita: dall’iconico “SI’ PUO’ FARE!” gridato dal mitico Oreste Lionello, voce di Gene Wilder, fino al ben più assurdo “lupo ulu-là e castello ulu-lì” di Gianni Bonagura come voce dell’Igor di Marty Feldman.

Il merito di questo incredibile adattamento lo dobbiamo a Mario Maldesi, celebre direttore del doppiaggio e adattatore del dopoguerra, che si occupò delle pellicole di Stanley Kubrick nonchè di Mel Brooks e ci regalò alcuni dei doppiaggi più belli della storia del doppiaggio italiana e di cui dovremmo andare solo che fieri.

In Frankenstein Junior in particolare abbiamo davvero delle perle in fatto di adattamento che migliorano addirittura la battuta originale, contando soprattutto l’attenzione anche per i piccoli particolari che hanno permesso agli spettatori di godere del film. L’esempio più famoso è il già citato lupo ulu-là e castello ulu-lì“, che nonostante non sia trasposto letteralmente il gioco di parole, il tutto ha perfettamente senso, nel suo essere “non-sense” (scusate il gioco di parole): in inglese, ci si muove sull’assonanza tra “Werewolf“, che significa “Lupo Mannaro“, “Where Wolf”, traducibile come “Dove è lupo?” (visto che Inga è tedesca) e “There Wolf”, che possiamo sempre leggere come “Lupo è là”. 

Memorabile è anche la scena dove i protagonisti si accingono ad entrare nel vecchio laboratorio e, accendendo la corrente, Franknstein esclama:”Ma è un malocchio questo!” e si vede rispondere da Igor:”E questo no?” indicando il suo strano sguardo.In originale, in realtà, è:”Damn! Your Eyes!“, pensando gli fossero entrate delle scintille negli occhi e lui risponde, sempre indicandoli:”Too late”, decisamente meno divertente.

Questi sono solo alcuni degli esempi di ottimi adattamenti di dialoghi italiani. Fortunatamente, non esistono solo “orrori” di adattamento, ma il mondo del doppiaggio è fatto anche di professionisti che amano il proprio lavoro e che sono capaci di svolgerlo in maniera impeccabile, riuscendo a regalarci, talvolta, dei veri e propri gioielli di cui tutti gli appassionati dovrebbero andar fieri.