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Il Mio Vicino Totoro, 11 anni dall’arrivo in Italia del simbolo dello Studio Ghibli

Totoro è la creatura ideata da Hayao Miyazaki che forse più incarna lo spirito dello Studio Ghibli e lo identifica in tutto il mondo per le sue incantevoli produzioni cinematografiche, tanto da essere divenuto il logo dello stesso studio d’animazione giapponese. Il troll un po’ talpa, un po’ procione e un po’ orso è il protagonista del film Il Mio Vicino Totoro e dalla sua uscita al cinema, nel 1988, è diventato anche il simbolo di un intero genere d’animazione caratterizzato dal tocco armonioso e gentile che Miyazaki e lo Studio Ghibli conferiscono da sempre alle loro produzioni.

Oggi la pellicola d’animazione spegne undici candeline dalla sua prima proiezione nei cinema italiani, avvenuta il 18 settembre 2009: un approdo nelle nostre sale avvenuto un po’ in sordina e con ben ventun’anni di ritardo rispetto alla sua uscita in Giappone, ma che non ha mancato, nonostante tutto, di incantare il pubblico e ritagliarsi un posto di spicco tra i film d’animazione più belli mai realizzati nella storia del cinema. A undici anni dalla sua uscita in Italia, facciamo quindi una piccola disamina de Il Mio Vicino Totoro, scoprendone origini e curiosità.

Un successo maturato nel tempo

Benché Totoro campeggi oggi in tutta la sua morbidezza sul logo dello Studio Ghibli in cui è nato, il successo del film che ha consacrato il personaggio non è arrivato fin da subito per lo studio cinematografico nipponico, ma si è sviluppato sempre più negli anni anche grazie alla distribuzione in TV e alla produzione del merchandising amato in tutto il mondo.

Quando Il Mio Vicino Totoro uscì al cinema in Giappone il regista Hayao Miyazaki ed il suo Studio Ghibli avevano già all’attivo altre due pellicole di grande successo, Nausicaa della Valle del Vento e Laputa – Castello nel Cielo, rispettivamente del 1984 e del 1986, con cui la casa d’animazione aveva già iniziato a conquistarsi una certa fama soprattutto in patria. Per il film del 1988, però, il trionfo arrivò lentamente nel corso del tempo.

Il Mio Vicino Totoro

La produzione de Il Mio Vicino Totoro aveva coinvolto Kazuo Oga come responsabile artistico, il quale aveva applicato il suo personale tocco ai paesaggi rurali che dominano tutto il film creando sfondi tanto realistici quanto incantati. La realizzazione aveva richiesto poi diverse modifiche in corso d’opera: Miyazaki, ad esempio, aveva inizialmente previsto la presenza di una sola bambina di sei anni all’interno della pellicola, optando poi per il successivo inserimento di due sorelline di undici e quattro anni, più funzionali ai fini della trama.

Il Mio Vicino Totoro

Pare inoltre che il film dovesse presentare una durata di circa un’ora, ma che questa fosse stata poi prolungata per favorire l’inserimento di alcuni elementi della storia, come le ragioni per cui la famiglia protagonista fosse stata costretta a traslocare in una zona di campagna.

Ad ostacolare in un primo momento l’uscita del film fu la Tokuma Shoten Publishing Co. che rifiutò di finanziare Il Mio Vicino Totoro, poiché ritenne che una storia ambientata nel Giappone degli anni ’50, con due bambine ed un “mostro” come protagonisti, non potesse funzionare. In un’intervista rilasciata da Hayao Miyazaki in occasione del 30° anniversario del film, il regista ha dichiarato:

L’intrattenimento all’epoca era incentrato sulle armi, l’azione e la velocità. Volevo che il mio film fosse pacifico, tranquillo e innocente. Volevo creare quel tipo di mondo. Inoltre, volevo dimostrare che un film come questo potesse avere successo.

Per vincere le riserve dei publisher, fu proposto quindi di fare uscire in sala Il Mio Vicino Totoro insieme ad un altro film dello Studio Ghibli, il più serioso e drammatico La Tomba delle Lucciole, in un’operazione di marketing presentata come un doppio lungometraggio. La proposta venne così accolta e finalmente Totoro potè vedere la luce al cinema, ma anche allora pare che il meritato successo tardasse ad arrivare.

I risultati ottenuti al botteghino, infatti, fecero registrare scarsi introiti per lo Studio Ghibli che riuscì a risollevarsi economicamente solo tempo dopo, con la distribuzione del film attraverso i canali della TV giapponese (che fecero schizzare Il Mio Vicino Totoro in cima alle classifiche) e del merchandising prodotto per lo studio cinematografico, con i peluches dalle sembianze di Totoro commercializzati nel paese.

Il Mio Vicino Totoro

La pellicola d’animazione diretta dal maestro Hayao Miyazaki approdò nel corso degli anni anche nel resto del mondo e in Italia il 18 settembre 2009 (proiettato nuovamente il 12 e 13 dicembre 2015 in occasione del trentennale dello Studio Ghibli) raccogliendo consensi positivi da più parti, sebbene alcuni critici tacciarono Il Mio Vicino Totoro di risultare troppo puerile, apprezzabile perlopiù da un pubblico giovanissimo, oltre che troppo semplicistico nella trama. Inutile dire, però, come questo film dello Studio Ghibli sia riuscito a conquistare grandi e piccoli a dispetto delle premesse, presentandosi come una fiaba moderna, pura e delicata: oggi Il mio Vicino Totoro è inserito alla posizione 275 nella classifica dei 500 migliori film della storia secondo Empire.

Due bambine e un morbido troll

Tra infanzia e natura, tra la fantasia di un mondo incantato e una realtà destinata solo agli occhi dei più piccoli, Il Mio Vicino Totoro è la storia dell’incontro tra Mei e Satsuki e le creature che abitano i boschi, tra cui Totoro. Le due bambine (rispettivamente di quattro e undici anni) si sono trasferite con il padre a Tokorozawa, un villaggio di campagna, in una casa immersa nel verde paesaggio del Giappone rurale degli anni ’50.

Il Mio Vicino Totoro

Il trasloco si è reso necessario per poter essere più vicini alla madre delle piccole, ricoverata in ospedale, ma fin da subito Mei e Satsuki notano la presenza di alcune strane creaturine all’interno dell’abitazione: delle piccole sfere di fuliggine che le bambine chiamano “nerini del buio”. Dopo questo primo incontro, Mei fa la conoscenza delle altre creature che popolano i dintorni: un giorno infatti, intenta a cercare delle ghiande, si imbatte in quelli che sembrano due soffici spiritelli e, procedendo dentro la loro tana nel bosco, giunge fino ad un enorme albero di canfora dove vive, sonnecchiante, un’altra grande creatura simile alle prime due.

È Totoro, un troll dall’aspetto all’incrocio tra orso, talpa e procione: uno spirito buono e placido custode della foresta e della natura, dall’enorme sorriso e dal pancione morbido. In seguito, anche Satsuki vedrà Totoro (sebbene all’inizio potesse sembrare solo una fantasia della piccola Mei), incontrandolo alla fermata del bus dove le due bambine attendono il padre, in quella che è diventata una delle scene più iconiche del cinema. Ed è sempre qui che Mei e Satsuki fanno la conoscenza del Gattobus, un bus dalle sembianze di gatto (o viceversa?) con dodici zampe e gli occhi luminosi come due fanali.

Il Mio Vicino Totoro

Tre le bambine e lo spirito guardiano della foresta nascerà un’amicizia all’insegna della (ri)scoperta della natura e delle sue meraviglie, mostrate loro grazie a Totoro ed i suoi poteri, in compagnia delle altre creature che popolano i boschi. L’aiuto di Totoro (e del nuovo amico Gattobus) sarà inoltre decisivo per ritrovare Mei, sparita mentre cercava di raggiungere la madre in ospedale.

Il Mio Vicino Totoro è uno spaccato di vita di due bambine e la loro nuova quotidianità nella natura che ancora domina le zone rurali del Giappone: la trama non presenta un antagonista da combattere o una missione da compiere, ma attraverso la particolare narrazione di Miyazaki ci mostra, con garbo e delicatezza, l’innocenza nel trovare la bellezza e la magia anche nelle piccole cose di ogni giorno. Uno dei temi più cari al regista è infatti proprio quello dell’infanzia e della meraviglia propria dei bambini di fronte anche a quelle cose che gli adulti danno per scontate o che, come nel caso di Totoro e dei suoi amici, non riescono a vedere.

Il Mio Vicino Totoro

È proprio attraverso queste figure, un po’ tenere e un po’ buffe che possono essere viste solo da Mei e Satsuki, che Miyazaki introduce un’altra tematica molto forte anche in numerose altre opere dello Studio Ghibli: quella della natura e delle sue bellezze, un luogo carico di spiritualismo che in questo caso si concretizza nelle figure dei custodi della foresta, Totoro e gli altri spiritelli, oltre che nel grande albero di canfora. Ne Il Mio Vicino Totoro si rintracciano infatti qua e là i principi animistici tipici della filosofia shintoista, la quale prevede che ogni cosa possegga uno spirito e che gli elementi naturali siano abitati da kami, vere e proprie divinità: la natura è quindi qualcosa di sacro da rispettare e riverire.

In questo contesto, Totoro non può che essere l’incarnazione dello spirito della foresta stessa, guardiano del grande albero e di tutto ciò che vive nella natura circostante, rappresentata qui verdeggiante e nel pieno della stagione primaverile. Non a caso i nomi delle due bambine protagoniste rappresentano due modi diversi per dire la parola “maggio”, un mese rappresentativo nella cultura del Sol Levante: Mei è infatti la traslitterazione giapponese della parola inglese may mentre Satsuki riprende una parola arcaica che indica appunto il mese di maggio.

Il Mio Vicino Totoro

A dispetto del suo nome, Totoro è poi una creatura benevola: si tratta infatti di un troll, una figura mutuata dalla mitologia scandinava, che Mei riconosce subito poiché presente in uno dei libri di fiabe che stava leggendo. Un tororu, nella lingua giapponese, che diventata Totoro nel linguaggio particolare dei bambini più piccoli come Mei, con un’accezione più musicale e affettuosa che ben ricalca l’animo della creatura panciuta. Un guardiano bonario e amichevole, che come le due bambine è ancora in grado di stupirsi per le piccole cose, come le gocce di pioggia sull’ombrello donatogli da Satsuki.

Il Mio Vicino Totoro trivia

Forse non tutti sanno che Il Mio Vicino Totoro presenta alcuni elementi autobiografici inseriti al suo interno da Hayao Miyazaki. Anche il regista infatti, come Mei e Satsuki, ha trascorso un certo periodo della sua infanzia andando a trovare spesso la madre, ricoverata in ospedale a causa di una tubercolosi spinale. Un fatto che certamente ha segnato l’esistenza di Miyazaki, il quale ha utilizzato la sua esperienza di vita come incipit per la sua pellicola. Anche l’ambientazione in cui questa è calata, la città di Tokorozawa, deriva dalla storia del regista: egli ha vissuto infatti per alcuni anni nella cittadina situata a trenta chilometri da Tokyo, nella prefettura di Saitama, e la verdeggiante foresta che si trova nei suoi pressi deve avere sicuramente ispirato Miyazaki.

Questa è oggi chiamata Foresta di Totoro e, attraverso un’escursione al suo interno, è possibile raggiungere la casa di Kurosuke, un edificio in stile antico in cui si trova una statua a grandezza naturale di Totoro. È possibile poi trovare Totoro ed i suoi amici anche all’interno del Museo Ghibli, un parco dedicato alle opere dello studio cinematografico, eretto nel 2001 a Tokyo e voluto dallo stesso Miyazaki.

totoro_casa

E, a proposito di abitazioni, esiste una replica fedele della casa di Mei e Satsuki che si trova a Nagakute, nella prefettura di Aichi: un edificio identico in tutto e per tutto voluto da Goro Miyazaki, figlio di Hayao, in occasione dell’Expo 2005 in cui la tematica era, non a caso, “La saggezza della natura”. La graziosa casetta presenta lo stesso aspetto di quella visibile ne Il Mio Vicino Totoro, sia all’esterno che all’interno, con tutti gli oggetti di uso quotidiano utilizzati dai protagonisti, disposti proprio come nella pellicola dello Studio Ghibli.

Un’altra caratteristica degna di nota che attraverso il film si è inserita nella cultura giapponese è sicuramente la colonna sonora de Il Mio Vicino Totoro. Essa è stata composta da Joe Hisaishi, musicista e compositore storico per ciò che riguarda i film d’animazione dello Studio Ghibli, e la canzone Tonari no Totoro (che dà poi il tema principale a tutta la pellicola) è diventata così celebre in Giappone da essere insegnata persino nelle scuole.

Totoro incarna poi lo spirito della natura e gli aspetti positivi ad essa legati: il rispetto, il misticismo, la magica bellezza che trasmette. Ecco perché è stato scelto come mascotte per rappresentare il Totoro Hometown Fund Campaign, un’associazione dedita alla preservazione delle aree rurali nella prefettura di Saitama. Il morbido troll panciuto vive, però, anche nello spazio: un asteroide è stato infatti chiamato 10160 Totoro proprio in suo onore.

Il Mio Vicino Totoro

Infine, sono molte le ipotesi che circolano in rete da diversi anni riguardo al reale significato sotteso al film Il Mio Vicino Totoro, tra cui quella che vede Totoro come uno shinigami, un dio della morte, il quale apparirebbe alle due bambine perché in realtà esse sarebbero morte, riprendendo un fatto di cronaca realmente accaduto negli anni ’60. La teoria è stata tuttavia smentita più volte dallo Studio Ghibli e dallo stesso Hayao Miyazaki.

Il morbido peluche ufficiale di Totoro lo trovate cliccando su questo link.