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Il primo volo dello Shuttle Enterprise: volare dove nessun uomo è mai giunto prima

Per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Questa frase, nella sigla di Star Trek, precede solitamente il momento in cui la USS Enterprise si lancia nell’esplorazione dello spazio. Parliamo di una delle immagini più note della fantascienza, ma siamo sicuri che si tratti solo di fantasia? Il dubbio è legittimo, considerato che il 12 agosto 1977 il mondo poté assistere al primo volo autonomo di uno Space Shuttle, il cui nome ha un forte legame con Star Trek: Enterprise.

Lo Shuttle Enterprise, primo di questi mezzi costruiti dalla N.A.S.A., era il frutto di una lunga ricerca e di una volontà di conquista dello spazio che traeva origine da una sfida continua con il rivale storico degli U.S.A. durante la Guerra Fredda: l’Unione Sovietica.

Spazio, ultima frontiera

La rivalità tra le due superpotenze della seconda metà del ‘900, infatti, aveva lasciato il limite del nostro pianeta e si era spinta verso il freddo dello spazio. Gli americani, intenzionati a non perder terreno in questa corsa alle stelle, avevano accolto tra le proprie fila anche scienziati del Reich sconfitto, come il celebre Wernher Von Braun, che da padre della missilistica bellica nazista divenne una delle colonne della neonata N.A.S.A.

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Scopo americano, ovviamente era battere il rivale comunista. Partendo da progetti militari per missili balistici intercontinentali, si passò allo studio di nuovi velivoli che potessero vincere partire alla conquista dello spazio. Ma subito apparvero due grossi problemi: instabilità durante il volo atmosferico e l’eccessivo calore in fase di rientro. Criticità resi evidenti dal successo del Bell X-1, il primo aereo a razzo a portare un uomo, Charles ‘Chuck’ Yaeger, oltre la barriera del suono.

Per supplire a questi problemi, la N.A.S.A. si dedicò allo studio di aerei che, riducendo l’apertura alare, potessero generare portanza tramite conformazioni differenti. A partire dal 1957, vennero quindi realizzati prototipi di aerei a corpo portante, che consentissero di ovviare a questi problemi e portare l’uomo a conquistare lo spazio.

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Nel frattempo, la corsa alle stelle non si fermò. Al primo uomo lanciato orbita dai sovietici, gli americani risposero con il celebre allunaggio di Neil Armstrong e compagni nel 1969, eventi storici inseriti all’interno di una competizione dal retrogusto politico tipico della Guerra Fredda.

La N.A.S.A. era convinta che si dovessero seguire diversi obiettivi: dalla costruzione di una stazione spaziale alla conquista di Marte, senza dimenticare la costruzione di una navetta che consentisse tutto questo. Motivo per cui l’Amministrazione Nixon diede accesso a fondi economici importanti, cui seguì la nascita dello Space Task Group, una commissione che avrebbe seguito questi sviluppi con uno scopo: rendere possibili nuovi voli spaziali con equipaggio.

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Pur credendo nelle idee della N.A.S.A., Nixon non intendeva investire troppe risorse su diversi progetti, e la sua reticenza costrinse l’Agenzia a optare per un unico obiettivo, scegliendo la realizzazione di una navetta spaziale.

A complicare la progettazione del futuro Shuttle arrivò la chiusura del programma spaziale sovietico, che venne percepita in territorio americano come una vittoria, ma che rese al contempo superfluo, agli occhi dell’amministrazione Nixon, investire sulla N.A.S.A. I fondi quindi vennero nuovamente ridotti, ogni spesa in merito era soggetta ad un’apposita commissione, la O.M.B. (Office Management Business), che non esitava a tagliare costantemente risorse all’Agenzia Spaziale americana.

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Per limitare i danni, la N.A.S.A. decise di introdurre un elemento vincente nella progettazione del proprio mezzo: la longevità. Abituati ad un concetto di razzi vettori monouso, come quelli usati per il lancio di satelliti militari, la rivelazione che la nuova navetta si sarebbe usata più volte fu una leva vincente per convincere i burocrati ad investire maggiormente sul progetto.

Al centro della storia dello sviluppo dello Shuttle, però, non c’era solo un interesse scientifico. Con la fine della Guerra del Vietnam i costi per le spese militari diminuirono, ma calarono anche le commesse belliche, colpendo drasticamente l’industria aerospaziale americana, fortemente legata agli ambienti militari. Nixon, spaventato da questo crollo economico e timoroso di esser considerato il presidente che aveva abbandonato la conquista allo spazio, decise di dare supporto alla N.A.S.A. che, a partire dal 1972, si mise nuovamente all’opera per realizzare la sua navetta spaziale.

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Dopo una serie di valutazione, nel luglio 1972 si scelse di affidarsi alla North American Rockwell, che garantì la creazione di due Orbiter, nome con cui erano noti in fase di progettazione i futuri Shuttle.

Memori dei problemi affrontati dagli anni ’50, si decise che l’Orbiter avesse un’ala a doppia delta (per migliorarne la stabilità di volo a bassa velocità) e vennero studiati materiali che aiutassero a disperdere il calore accumulato in fase di rientro. Il primo Orbiter costruito venne utilizzato come tester per le varie valutazioni di operatività degli Shuttle.

E qui torniamo al discorso iniziale: to boldly go where no man has gone before!

Un nome segnato nelle stelle

Il primo shuttle costruito avrebbe dovuto esser pronto per il 1976, anno in cui gli States avrebbero festeggiato i duecento anni dalla stesura della loro Costituzione. Per questa ricorrenza, la N.A.S.A. aveva deciso di battezzare lo shuttle Constitution. Quando la notizia diventò di dominio pubblico, però, prese vita una singolare campagna di raccolte firme con uno scopo preciso: cambiare il nome dello shuttle in Enterprise.

A promuovere questa iniziativa furono i fan di Star Trek. La serie creata da Gene Roddenberry, infatti, in quel periodo stava vivendo una seconda giovinezza, grazie alle numerose repliche su diverse emittenti locali che riportarono in auge le avventure di Kirk e compagni. D’altronde, siamo nel 1977, anno in cui il mondo stava per appassionarsi nuovamente alla fantascienza con Guerre Stellari, e poteva la comunità di appassionati di sci-fi non interessarsi al lancio del primo shuttle?

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Tanto venne fatto, che alla fine lo shuttle venne rinominato Enterprise, in onore dell’astronave protagonista della serie. Ironia della sorte, la U.S.S. Enterprise comandata da Kirk nella serie originale, secondo i registi della Flotta Stellare era un’astronave di classe Constitution. Esattamente come il primo nome scelto per lo shuttle.

Questo evento sancisce inequivocabilmente come Star Trek abbia avuto un impatto unico sulla cultura popolare mondiale. Alla cerimonia di varo dello shuttle Enterprise vennero invitati anche Gene Roddenberry, creatore di Star Trek, e l’equipaggio  dell’Enterprise futura, che fu rappresentato da DeForest Kelley (Leonard ‘Bones’ McCoy), Leonard Nimoy (Spock), Nichelle Nichols (Nyota Uhura), George Takei (Hikaru Sulu), Walter Koenig (Pavel Cechov) e James Doohan (Montgomery ‘Scotty’ Scott).

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Questa unione tra N.A.S.A. e Star Trek non si interruppe qui. Quando uscì il primo film di Star Trek al cinema nel 1979, nella sala ricreativa a bordo dell’Enterprise si può vedere un’immagine raffigurante proprio l’omonimo shuttle. Nella serie Enterprise del 2001, invece, lo shuttle Enterprise compare sia nella sigla della serie che in forma di ritratto commemorativa nella sala tattica del capitano Archer.

Curiosamente, in Enterprise la seconda nave a curvatura 5 delle Flotta Stellare viene battezzata Columbia, proprio come il secondo shuttle creato dalla N.A.S.A.

L’importanza dell’Enterprise

Dopo la cerimonia del varo, lo Shuttle Enterprise divenne ufficialmente il tester della N.A.S.A. , al punto che non divenne mai un mezzo operativo, ma venne utilizzato per effettuare prove e collaudi che avrebbero portato alla creazione di altri mezzi che avrebbero solcato lo spazio.

All’interno di questi test, lo Shuttle Enterprise fu al centro di numerosi collaudi, tra cui il primo volo libero. Dopo esser stato portato in volo per i test da un Boeing 474 appositamente modificato per trasportare lo shuttle sul proprio dorso, il 12 agosto 1977 l’Enterprise finalmente, all’interno del programma Approach and Landing Test, volò in autonomia per sperimentare il suo comportamento in fase di rientro orbitale.

Si trattò del primo di una numerosa serie di prove che impegnò lo Shuttle Enterprise sino alla fine del suo servizio attivo presso la N.A.S.A, al termine del quale venne acquistato dallo Smithsonian Institute che lo espose in un proprio hangar sino a quando l’Enterprise non raggiunse la sua attuale locazione, a bordo della portaerei U.S.S. Intrepid, che ancorata a New York ospita il celebre Intrepid Sea-Air-Space Museum.

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Lo Shuttle Enterprise non raggiunse mai le stelle, ma è innegabile che fu essenziale per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

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