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Just Say Yes, recensione del film olandese originale Netflix

Una produzione olandese non è cosa diffusa, sui principali servizi streaming a nostra disposizione, anche se per i toni, il colore e la leggerezza sembrerebbe una buona commedia americana. Protagonista la ex swag Yolanthe Cabau, nata in Spagna e già nel cast di Pain & Gain – Muscoli e denaro, recentemente divorziata dal calciatore olandese Wesley Sneijder, la modella e attrice diventa protagonista di un film tragicomico alla Se scappi ti sposo, dove la problematica è più o meno la stessa: un matrimonio andato non proprio come da programma. Just Say Yes è dunque il titolo sbarcato su Netflix il 2 aprile, proprio in tempo per portarci una ventata di anteprima estiva sui nostri schermi, con una trama facile, leggera e il giusto glam per trascorrere queste giornate di festa sul nostro divano. Scopriamo insieme cosa ci racconta questa abbondante ora e mezza di film, dove la bella attrice è affiancata da un cast olandese e dunque da noi poco noto, tra cui Huub Smit, Jim Bakkun, Nick Golterman, Noortje Herlaar e Kim-Lian van der Meij.

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Just Say Yes, una commedia fresca tutta da scoprire

Lotte è una giovane tanto bella quanto romantica, protagonista di una sventura sentimentale che nessuna donna vorrebbe mai vivere: dopo cinque anni di storia con il suo fidanzato, viene lasciata proprio il giorno del matrimonio, e in un modo che non possiamo scoprire se non alla fine del film. Ci viene infatti dato un assaggio della vicenda in stile Forrest Gump, ossia vediamo nei primissimi minuti di film la giovane, ormai scompigliata e dall’eleganza persa, che scappa dal luogo del matrimonio e finisce su una panchina a raccontare la sua vicenda a un giovane che ha appena scoperto di aver contratto la clamidia.

Se l’incipit del film ha un sapore tragicomico, il resto della pellicola non sarà da meno. Con un abile flashback, alternato ad alcuni flashforward per tornare “in panchina”, Lotte racconta la sua storia sin dal principio della sua favola, che non è sicuramente andata come si aspettava già nei presupposti. Lei infatti, da inguaribile sentimentale quale è, si augurava che il promesso sposo le chiedesse la mano con qualche iniziativa esuberante e fuori dagli schemi, ma così non è andata. L’importante però è il risultato, si dice, e dunque, una volta fidanzatisi ufficialmente, cominciano i preparativi: dal vestito, ai dettagli della cerimonia, passando in rassegna i vari componenti della famiglia della sposa, le sue migliori amiche e i colleghi di lavoro.

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Lotte lavora in uno studio televisivo coloratissimo e bizzarro, e avrà tra i suoi colleghi non solo la sorella Estelle, che ci prova spudoratamente con il suo capo e non perde alcuna occasione per dimostrare la sua esuberanza, ma anche una serie di persone improbabili, la caricatura di se stesse. Inoltre una delle sfide che deve affrontare è proprio quella di riuscire a entrare nel vestito da sposa, per la precisione quello di sua nonna, dunque la missione è davvero delicata e importante. Mai però come il momento in cui viene scaricata, o almeno ci si prova, in diretta televisiva durante il programma televisivo condotto negli studi dove lavora sia Lotte che il suo, ormai ex, futuro marito, a quanto pare. Il video viene poi condiviso su YouTube, dove riesce ironicamente ad avere successo e a totalizzare un milione di visualizzazioni. Oltre al danno, la beffa.

Simpatia e ironia

Le vicende di Lotte vengono seguite pedissequamente, grazie a una trama che si dimostra assolutamente leggera, talvolta prevedibile, ma anche godibile, grazie a una serie di cliché che ci consentono di essere spettatori di una commedia probabilmente non eccezionale per originalità, ma sicuramente ben costruita e pensata per un target prettamente femminile e amante di questo genere di prodotti. Inoltre non manca nemmeno la commistione di “vita reale” e contenuti social, come già visto in un’altra produzione Netflix qualche mese fa, Emily in Paris, grazie alla presenza sullo schermo di riproduzioni di contenuti tratti prettamente da Instagram e YouTube.

Le modalità produttive e i linguaggi sono dunque decisamente freschi, così come l’intreccio della trama è parecchio lineare e, come dicevamo, abbastanza prevedibile ma non troppo, con i litigi che nascono tra Lotte e la sorella Estelle, l’incontro-scontro con il nuovo capo della protagonista, le sue tragicomiche disavventure fantozziane sul lavoro e l’escamotage del matrimonio saltato, una vicenda iniziale che nasconde molto più di quanto possiamo immaginare. La recitazione dei protagonisti inoltre, per quanto non siano volti noti nell’immaginario collettivo nostrano, è davvero buona. Inoltre, questa è in grado di soddisfare le nostre aspettative in qualità di spettatori alla ricerca di qualcosa di leggero, presentando una storia a metà tra una rivoluzione della protagonista, alla ricerca di riscatto dopo un duro abbandono, e una sorta di Cenerentola che tenta di trovare la felicità (anche) all’interno di una cerchia di persone che, seppur in modo non così duro e pesante, non la supportano come dovrebbe e meriterebbe.

In conclusione

Just Say Yes è quello che Netflix si aspetta che lo spettatore dica, vedendo questo film: dì semplicemente di sì. In un momento storico ancora complicato e dalle prospettive poco rosee, non ci resta che staccare la spina con un titolo davvero simpatico, una commedia rosa senza pretese, se non quelle di strapparci un sorriso e regalarci un’ora e mezza di storie tenere, tragicomiche e girate con una buona qualità registica.

Si tratta infine di una ottima occasione per dare spazio a produzioni raramente chiacchierate, come quelle del regista e sceneggiatore Appie Boudellah, di ritorno dopo F*ck de liefde (2019), anch’esso una commedia romantica olandese e dalla fama pressoché assente in Italia. Che sia questa la volta buona per tentare di conquistare una fetta del pubblico nostrano? Possiamo solo dire di sì.