Giochi di ruolo

Kids on Bikes, la recensione del gdr che omaggia Stranger Things


Kids on Bikes
Editore
Need Games
Ambientazione
Contemporanea
Genere
Avventura
N. Pagine
171

Dopo aver vinto l’ENnie Award come miglior gioco e prodotto per famiglie nel 2019, Kids on Bikes (gioco del 2018 di Jon Gilmour e Doug Levandowski) arriva anche in Italia grazie a Need Games. Un prodotto particolare, che omaggia chiaramente Stranger Things di Netflix ma anche tutti i film della Amblin, e in generale quel cinema di avventura con persone ordinarie alle prese con forze estranee, per citare la descrizione ufficiale del gioco. Kids on Bikes è anche il capostipite del sistema di gioco Powered by Kids on Bikes, che gli autori hanno impiegato in altri due prodotti, Kids on Brooms e Teens in Space che si ispirano rispettivamente ad Harry Potter e Star Wars (ed alle space opera in generale) di cui vi parleremo in separata sede.

Un premio, quello degli ENnie Award, che si riflette nel fatto che Kids on Bikes si apre a pagina 3 del manuale – di fatto la prima, dopo una breve introduzione a fumetti per descrivere il mood del gioco – con un capitolo chiamato “Stabilire i confini”, dove si specifica come tutti i giocatori, Gamemaster (GM) incluso, debbano chiarirsi su cosa vogliano vedere durante la partita, quali temi trattare e che grado di orrore e mistero mettere in scena.

Perché Kids on Bikes oltre ad essere un gioco molto veloce da studiare e spiegare, perfetto più per one shot o campagne brevi che lunghe cronache, è anche un manuale che offre molti spunti, riflessioni, e guide per giocare con ragazzi giovani e giovanissimi e trattare tematiche anche delicate.

Kids on Bikes | recensione

Il mondo di Kids on Bikes è una città, una di quelle che si possono percorrere per intero con un giro in bicicletta o qualche minuto d’auto, e viene creata in maniera collettiva con tutti i giocatori. L’intero sistema di gioco in realtà è pensato per una creazione condivisa, con continui spunti ed assist per rendere tutti i giocatori presenti e coinvolti durante la narrazione. Kids on Bikes è un gioco tradizionale se vogliamo, con un GM che è comunque presente e cardine, ma che non disdegna di lasciare il controllo ai giocatori il più possibile.

La creazione in collaborazione è gestita attraverso una serie di domande a cui rispondere, così che i giocatori non si sentano persi e senza le idee chiare su cosa fare. Un dettaglio fondamentale, che si ripercuote per la creazione di ogni elemento di gioco, e che soprattutto per il target di giocatori neofiti o poco esperti a cui si rivolge il gioco è una manna.

Dopo aver deciso brevemente come si chiama la cittadina, per cosa è nota (in senso positivo e negativo), che industrie ed organizzazioni locali ci sono, punti di riferimento ed altri dettagli, ogni giocatore ha il compito di creare una diceria su di essa. Così che il GM e i giocatori possano lavorarci su per creare spunti di narrazione, o semplicemente abbellire il proprio mondo con dettagli laterali.

L’unico suggerimento di base, che ovviamente giocatori più esperti possono ignorare o manipolare, è quello di rimanere nei confini di una cittadina in cui dei bambini possano spostarsi in meno di un’ora, di ambientare il tutto in un’epoca storica in cui le informazioni non siano a portata di mano, ma in una città piccola in modo che le dicerie possano muoversi più in fretta, così come creare zone vuote e pochissimi luoghi in cui i personaggi possano nascondersi.

Passando alla creazione dei personaggi, Kids on Bikes propone due metodi: uno rapido, e uno più approfondito per i giocatori esperti o nel caso si stia preparando una breve campagna. Nel primo caso si sceglie semplicemente un tipo dal Libro delle Schede, ovvero un personaggio precompilato, potendolo modificare in alcuni dettagli, presentarlo al gruppo e iniziare a giocare. Altrimenti la creazione completa del personaggio verte su alcuni passaggi sempre fluidi e mai complicati.

Ogni personaggio è costruito secondo sei caratteristiche: Mente, Corpo, Lotta, Fuga, Simpatia e Grinta. Ad ognuno di questi il giocatore dovrà assegnare un dado, dal d20 al d4, idealmente pensando a quale di queste sono le migliori o peggiori caratteristiche del proprio personaggio.

Successivamente un dettaglio interessante, perché i personaggi non devono essere per forza dei ragazzini. Pertanto, sebbene Kids on Bikes strizzi chiaramente l’occhio all’estetica ed ai temi di Stranger Things o E.T., i personaggi possono essere di età miste tra bambino, adolescente o adulto pertanto, per esempio, potreste giocare una sorta di X-Files “cittadino”, per esempio. Ogni categoria di personaggio ha alcuni bonus ed un pregio automatico, relativi ovviamente all’età, ai quali vanno aggiunti pregi e difetti che sceglierà il giocatore attraverso una pratica lista, oppure inventandoli.

Il gioco di ruolo per l’inclusività

Una piccola parentesi va dedicata ai temi della disabilità, della razza, genere ed orientamento sessuale che Kids on Bikes, come Kids on Brooms e Teens in Space tratta con intelligenza ed attenzione.

Sia che i personaggi non trovino un personaggio che rispecchi la loro visione, il loro aspetto fisico e vogliano interpretare ad esempio un personaggio con disabilità, oppure che si vogliano introdurre questi temi, viene spiegato con molta chiarezza che è possibile farlo ma bisogna fare attenzione a tutti i risvolti negativi o positivi di questa scelta. Viene scritto con chiarezza che tali elementi non vanno inseriti solo per scherzo o per provare “qualcosa di nuovo”, ma per sviluppare effettivamente una storia o un personaggio.

I paragrafi relativi al tema, e presenti in ogni volume del trittico, sono scritti con grande cura. Viene inoltre spiegato come il GM dovrebbe fare del suo meglio per non mettere i personaggi dei giocatori in condizione di essere limitati da una disabilità magari, per evitare che i giocatori si sentano insoddisfatti nella loro partita. Così come giocare personaggi di varie razze o etnie possa rappresentare un punto a favore nel portare in gioco un tema particolare, a patto che tutti i giocatori siano d’accordo.

Quello dell’inclusività è sempre un tema molto delicato nel gioco di ruolo, che spesso non si affronta all’interno dei manuali di gioco ma “fuori” proprio per le sue tante spigolosità. Per questo dobbiamo fare un plauso al team creativo di Kids on Bikes, perché la lettura delle pagine dedicate al tema può risultare utile in generale a chi gioca di ruolo per avere una prospettiva su come affrontare la questione, ma soprattutto in un gioco come questo rivolto ai ragazzi.

Kids on Bikes, il sistema di gioco

Chiudiamo la nostra analisi di Kids on Bikes con il sistema di gioco. Tutto si basa sulle prove di caratteristica, che si effettuano con un lancio del dado assegnato su una caratteristica, confrontandolo con il valore di difficoltà espresso dal GM (da 1 a 20). Importante è quindi l’approccio con cui i giocatori descrivono una scena, perché una stessa situazione può essere risolta in vari modi a seconda di come la si affronta.

I tipi di azione sono due: Azioni Pensate e Decisioni Avventate. Nel primo caso si tratta di prove che si effettuano quando c’è tempo di preparare il corso d’azione migliore, nel secondo caso rientrano invece le azioni da fare in fretta, in condizioni negative o in generale più caotiche. La differenza è che nel secondo caso non si può prendere la metà del proprio dado come punteggio (il “prendere 10” di un Dungeons & Dragons per intenderci) o farsi aiutare da altri personaggi né utilizzare i Segnalini Avversità accumulati dalle prove non riuscite per migliorare il proprio lancio.

Nel caso di scene d’azione che comprendano uno scontro non esiste un sistema di punti ferita, ma un rapporto di causa ed effetto a seconda della differenza di punteggi tra aggressore e difensore che, nel caso sia di dieci o più, porta ad un effetto mortale o di pari intensità. Interessante anche la gestione della paura del personaggio, che consiste nel non poter effettuare una Azione Pensata nel caso si affronti una propria paura (perché, come nella realtà, la lucidità va a farsi benedire), né spendere Segnalini Avversità per aiutare i nemici.

Gioco adatto a….

Se amate Stranger Things, X-Files, Buffy, Supernatural, E.T. e tutto il cinema d’avventura degli anni ’80 ed i racconti misteriosi con mostri e stranezze, Kids on Bikes è un manuale che sembra un’espressione naturale di queste storie in forma di gdr. Il sistema è veloce, incentiva la narrazione, ma soprattutto è molto malleabile, e leggendolo vi verranno in mente in autonomia tante storie diverse da intavolare. Al punto che lo consigliamo anche solo come sistema di gioco a sé stante su cui giocare intorno.

Conclusioni

Kids on Bikes non è a caso il progenitore del filone di Powered by Kids on Bikes, perché rappresenta il manuale forse più malleabile in termini di avventure e possibilità di messa in scena. Nonostante l’ispirazione a Stranger Things sia palese, in realtà il manuale non vi porterà a giocare solo quel tipo di storie, anzi. La possibilità di giocare bambini, adolescenti o adulti rende il sistema di gioco incredibilmente malleabile, con l’unico leit-motiv della “cittadina misteriosa” a fare da punto cardine. Non è entusiasmante l’aggiunta del personaggio con poteri da interpretare in collettività, che ci sembra più una strizzata d’occhio alla serie Netflix anni ’80 che altro, ma sicuramente è un elemento di gioco che a qualcuno potrà piacere.

Kids on Bikes


Kids on Bikes è un gioco molto veloce da apprendere, che predilige la narrazione e che, soprattutto per il target di giocatori neofiti o quasi al quale è indirizzato il prodotto, consente di non perdere tempo nell’imparare tabelle e meccanismi ma gettarsi subito nello storytelling. Nonostante la apparenze, inoltre, il setting non è così stringente come sembra ed il gioco permette di creare molti tipi di storie diverse.

Pro

  • Sistema intuitivo, adatto per one shot o brevi campagne
  • Temi di inclusività spiegati bene
  • Adatto a giocatori giovani o inesperti...

Contro

  • ...ma che forse avranno bisogno di un GM esperto, almeno la prima volta