Cinema e Serie TV

Le signore degli schermi – Sofia Valente: Moglie e Marito

E se ci svegliassimo un giorno nei panni del nostro partner? Se ci trovassimo a vivere la sua vita, scontrandoci con tutti i pro e contro della sua quotidianità? Come ci sentiremmo? Lo racconta Simone Godano, regista del film Moglie e Marito (2017) che ci porta alla scoperta del mondo “capovolto” di Sofia e Andrea, interpretati da Kasia Smutniak e Pierfrancesco Favino. Nel nostro appuntamento mensile dedicato alle protagoniste femminili di cinema e serie TV, riscopriamo proprio la figura di Sofia Valente, moglie di Andrea e novella conduttrice di un programma mattutino televisivo. Ma non solo dovrà vestire i panni del marito,bensì lo incarnerà letteralmente.

Per amore del marito e della sua macchina sperimentale, decide di immolarsi per il bene della scienza e offrirsi come cavia per testare un esperimento bizzarro, fantasioso, ma non di certo originale nella storia del cinema.

Nei panni dell’altro

Due bambini, due carriere professionali, due vite diverse. Sofia ha sposato un neurochirurgo stimato e alle prese con una macchina che potrebbe radicalmente cambiare la vita umana, ma è ancora in fase sperimentale. Dunque perché non testarla in maniera del tutto “casalinga”? L’esperimento riesce, fin troppo, oseremmo dire, ma sembra essere un viaggio con il biglietto di sola andata. Sofia diventa Andrea, Andrea diventa Sofia, e non riescono più a scambiarsi.

Questo è il punto di svolta decisivo, non solo ai fini della trama, ma anche nel rapporto di coppia, ormai logorato da incomprensioni, frustrazioni, stress e tanti altri morbi cronici delle coppie di oggi. Tutto parte dall’idea secondo la quale non siamo compresi dalle persone a noi più vicine, complici anche le mezze verità e il tran tran quotidiano che ci portiamo appresso come un macigno, senza scaricarlo sulle spalle dell’altro.

Foto generiche

Non ci va di portare i problemi di lavoro oltre la soglia di casa, ma il malumore accumulato è costante. Per entrambi i lati della coppia. Sofia e Andrea si sentono vittime del luogo comune: “Cosa vuoi saperne della mia vita e dei miei problemi? Non sai cosa vuol dire essere nei miei panni!” Et voilà, detto, fatto. Come il Genio di Aladdin sfrega la sua lampada magica, i due si ritrovano proprio nei panni dell’altro, e non solo.

Si sono letteralmente scambiati il loro corpo, quello di Andrea abitato dall’animo e dalla personalità di Sofia, e viceversa. Come raccontarlo ai loro due figli? Come fare sul lavoro? Un uomo che si ritrova costretto in abiti (e tacchi) femminili e una donna che deve portare il camice e le incombenze del ruolo senza alcuna preparazione? Si può fare, si dice in Frankenstein Junior; si deve fare, si ammonisce in Moglie e Marito.

(S)cambio di programma

Come vi anticipavamo, il tema dello scambio di corpi e di menti non è affatto un escamotage di cui il mondo del cinema è avulso. Accadeva già in Papà diventa mamma, o Tale padre tale figlio, solo per citarne alcuni, ma l’idea del regista in questo caso ci permette di affacciarci a un’idea di base semplice, ma dallo sviluppo simpatico, accattivante e gradevole. Non mancano di certo gli stereotipi del caso, a partire dall’interpretazione “effeminata” di Favino ai modi mascolini e abbastanza grossolani della Smutniak quando si siede, ma l’interpretazione è davvero notevole.

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L’intento del film non è solo quello di mostrare come ci si possa adeguare a una vita radicalmente diversa, in tutte le sue sfaccettature (fino a un certo punto). Sofia rimane se stessa anche quando entra nel corpo di Andrea; cerca di dissimulare, di portare un camice troppo grande per lei, mentre il suo corpo è abitato da un uomo che non sa come gestire tutte le “impalcature” estetiche e le differenze fisiologiche del mondo femminile.

Il personaggio di Sofia dunque è duplice: Sofia nei panni di se stessa e Sofia impersonata dal marito, due donne decisamente diverse, che ci chiedono di andare oltre le apparenze e di comprendere la difficoltà dell’altro sesso. La richiesta è proprio quella di osservare come se la cava la donna (e l’uomo) nel momento in cui esce dalla propria comfort zone, ossia quel sistema di preconcetti e abitudini che spesso ci sembrano quasi troppo pesanti da portare e sopportare, proprio come quei macigni di cui parlavamo.

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Se il pane quotidiano di ognuno di noi è condito da una serie di difficoltà, cosa significa per Sofia impersonare il marito, fingersi preparata sul lavoro, cercare di non mostrare cedimenti e porsi di conseguenza in maniera diversa anche all’interno delle mura domestiche? Per non parlare del tentativo (miseramente e comicamente fallito) di far capire al loro amico di una vita dell’incidente di percorso in cui si sono imbattuti, cercando di trovare consolazione e, nei limiti del possibile, una soluzione.

Perdersi, per poi riprendersi

Il personaggio di Sofia è l’incarnazione dell’espressione in nomine omine: Valente. Sofia si fa valere perché cerca di barcamenarsi in qualsiasi situazione, sia nel suo ruolo, sia in quello del marito, tra battute ilari e luoghi comuni, ma con un evidente fondo di verità. E tutto grazie all’interpretazione comica, sublime, perfetta di Pierfrancesco Favino.

Se la sceneggiatura funziona perché, come ogni ricetta, il segreto sta nella semplicità e nell’amore, qui il terzo ingrediente che funge da amalgama è rappresentato proprio dalla coppia di attori ingaggiata. Favino e Smutniak si sono così scambiati i ruoli e la pelle in un valzer senza fine e senza fiato, in grado di mettersi, letteralmente, l’uno nei panni dell’altra. In Moglie e Marito, l’analisi di coppia proposta agli spettatori è sempre lontana dalla banalità, grazie a una lettura scevra di volgarità e cliché narratologici e interpretativi.

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Sofia, come d’altronde il marito, si pone solo in certi momenti come una macchietta, ma sempre divertente. Non si può non amare quando si presenta con i capelli arruffati e vestita con abiti “comodi” e non propriamente dettati dalla moda femminile, baciando il proprio marito-moglie con passione e trasporto quasi “maschile”, nonostante la corporatura fisiologicamente più minuta.

Uomini e donne

Con gesti piccoli e sapienti, la regia imbastisce la figura di una donna forte ed emancipata nel corpo di un uomo deciso, ma piuttosto sensibile, oltre a una serie di scelte accurate nell’abbigliamento e nel linguaggio del corpo, tra dettagli più o meno evidenti e capaci di veicolare un messaggio semplice e potente: ognuno ha la propria battaglia quotidiana. Rispettalo, aiutalo, comprendilo. La minaccia di un litigio può sempre essere dietro l’angolo, nel rispetto del moderno concetto di saper “disinnescare”, ma senza andare oltre quella “sottile linea d’ombra”, dopo la quale è difficile tornare indietro illesi.

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In tutto questo, Kasia Smutniak è stata in grado di dimostrare le sue capacità di attrice competente, senza fermarsi a una “bella presenza”, così come Favino sa andare oltre l’interpretazione dell'”uomo alfa” e impeccabilmente virile. Una storia sincera, divertente e commovente, con un messaggio profondo e vero.

Di certo, un problema non è stato risolto del tutto, se non dopo essere tornati nel proprio corpo: lo stress. Sull’orlo di una crisi di nervi è lo stato dell’arte continuo della coppia, soprattutto sapendo che si trova dentro la testa e la vita dell’altro, tra segreti improvvisamente svelati e una fragilità che spesso viene nascosta e taciuta. A dimostrazione che no, non sappiamo come si stia nei panni dell’altro. Finché non ci siamo dentro, completamente.

Recuperate il film Moglie e Marito per vederlo subito a casa vostra quando volete, sia in formato DVD che Blu-ray!