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Manga Izakaya #04: il nabe da Kobato

Dopo la semplicissima zuppa di Miso preparata il mese scorso con Nana di Ai Yazawa, torniamo alle Clamp che abbiamo già incontrato per l’oden con XXXHolic. Questo mese infatti continuiamo con un piatto tipicamente invernale: il nabe, e lo prepareremo insieme a Kobato.

Kobato

kobato

Kobato è un manga seinen delle Clamp piuttosto breve: solo sei volumi per un’opera molto dolce e raffinata che segue le avventure di questa ragazza che giunge sulle Terra con uno scopo ben preciso.

Kobato deve riempire una bottiglietta con le konpeitō, delle piccole stelline di zucchero che compaiono ogni volta che Kobato riesce a risollevare l’animo di qualcuno. A guidarla c’è Ioryogi, un essere di cui si sa molto poco inizialmente, se non che è stato tramutato in un pupazzo di stoffa blu come punizione, e si trova costretto ad aiutare la ragazza. Solo riempiendo tutta la bottiglia, Kobato sarà in grado di realizzare il suo desiderio, che rimane misterioso per buona parte del tempo.

Il nome Kobato scritto in caratteri hiragana significa piccola colomba, e in effetti nelle illustrazioni appare spesso una colomba stilizzata. La colomba, che normalmente significa purezza, può rappresentare il carattere ingenuo e innocente della giovane che non sa davvero niente della vita.

“Ci sono volte in cui, per quanto tu faccia, non puoi guarire qualcuno. E ci sono volte… in cui per guarire bastano solo le parole.”
Ioryogi

Questo è un aspetto che oltre a ispirare tenerezza verso Kobato, apre a dei siparietti molto divertenti tra lei e Ioryogi, che la aggredisce spesso proprio perché non si capacita dell’eccessiva ingenuità che dimostra Kobato. Ma chi sono in realtà Kobato e Ioryogi e cosa devono fare sulla Terra?

Il manga, uscito nel 2005 in Giappone, è stato pubblicato in Italia da J-Pop dal 2009 al 2012. Di Kobato è stato realizzato anche un anime di 24 episodi prodotto da Madhouse.

Il nabemono

Fra i vari siparietti comici ce n’è uno nel primo volume che riguarda proprio uno dei cibi giapponesi più noti: il nabe. Per cercare di dimostrare la sua buona volontà, la giovane si improvvisa cameriera in un chiosco e le chiedono di preparare proprio questa pietanza. Kobato, assolutamente digiuna di cibo e usanze, ci mette la carne, il latte, il natto (alimento tradizionale prodotto attraverso la fermentazione dei fagioli di soia) e addirittura il cioccolato. Incredibilmente il nabe di Kobato riscuote consensi.

kobato

Noi però proveremo con un nabe un po’ più “tradizionale”.

Il nabemono, o più semplicemente nabe, viene chiamato così in riferimento allo stile di cottura e preparazione di questo piatto dalle molte varianti. Essendo sostanzialmente un “metodo di cottura”, ci sono una serie di piatti: dalle sottocategorie che variano a seconda degli ingredienti usati, a quelle specifiche regionali.

Il nabe è considerato una specialità invernale, e solitamente viene servita nelle izakaya o in locali specializzati simili alle nostre osterie che riflettono le origini rurali di questo alimento.

Si tratta sostanzialmente di un piatto “aggregante”: i commensali cucinano insieme, seduti intorno allo stesso tavolo dove poi si mangia, ed è un metodo che crea un’atmosfera intima e conviviale. Questa modalità di cottura è possibile perché tavolo è equipaggiato con un fornello portatile e una pentola specifica nella quale vengono bolliti gli ingredienti.

Le pentole, piuttosto capienti, sono fatte di argilla o di ferro. Tutto intorno alla pentola si appoggiano dei piatti con vari alimenti crudi come carne, verdure, pesce e verdure che vengono presi dai commensali con bacchette, e immersi nella pentola per cuocerli nel brodo dashi. Il brodo piano piano si ritira e acquisisce il sapore degli ingredienti che si cuociono.

Prima di mangiare, si può intingere il boccone in varie salse poste in piattini attorno alla pentola, come la salsa di miso, la salsa di soia, il succo di limone, e via dicendo.

Le varianti più note del nabe:

  1. Suriyaki – gli ingredienti principali sono fettine sottili di manzo stile carpaccio, tofu, konnyaku (in un formato simile agli spaghetti), cipolline, cavolo cinese, e funghi enoki. Gli ingredienti svengono bolliti in una miscela di salsa di soia, zucchero e mirin e prima di essere mangiati vengono immersi in una piccola ciotola di uova sbattute.
  2. Chanko-nabe – uno stufato molto pesante e proteico, che mangiano spesso i lottatori di sumo. Si prepara con brodo di pollo e sake, si aggiungono frutti di mare, patate e verdure, ed esiste in varie versioni che a volte comprendono il maiale e il manzo.
  3. Shabu-Shabu – variante giapponese di un piatto di origine cinese, più salato e meno dolce del sukiyaki ma sostanzialmente con gli stessi ingredienti, anche se esistono versioni che comprendono anche carne di maiale, pollo, oca, granchio e aragosta.

Cuciniamo il nabe

nabe

Come per i piatti più complicati o quelli con difficile reperibilità degli ingredienti, cerchiamo di semplificare le cose, e di adattarci con quello che abbiamo, anche se, fortunatamente, lo shopping online ci viene in aiuto.

INGREDIENTI per due persone
Per il brodo
– 700ml di acqua
– 3 cucchiai di dashi o brodo di pesce liofilizzato (ovviamente potete trovare il dashi granulare molto semplicemente su Amazon)
– salsa di soia quanto basta

Da cucinare
– 1 porro tagliato a fette
– funghi vari (in Giappone gli shiitake e gli enokitake vanno per la maggiore, ma possiamo arrangiare con chiodini e champignon)
– cavolo, verza, verdure a foglia larga o qualsiasi altra verdura tagliata a pezzettini
– patate o carote tagliate a pezzi, se si gradiscono
– pesce, crostacei, carne a pezzi o a straccetti a seconda delle preferenze. Se non vi piace il pesce potete scegliere di cuocere solo la carne
– rapa daikon a pezzi (N.B. potete trovarla facilmente in diversi supermercati)
– udon, ramen o riso bianco

PREPARATIVI
Il brodo dev’essere molto delicato perché non deve coprire il sapore degli altri ingredienti, ma accompagnarlo. Una volta messa sul fuoco la pentola adagiate all’interno i vari ingredienti in maniera armonica e coprite.

PROCEDMENTO
Gli ingredienti e un po’ di brodo vengono presi dalla pentola – mano mano che si cuociono – da ogni commensale e messi nella propria ciotola o piatto, intingendo nelle salse se lo si desidera. Mentre si consumano le pietanze cotte, altre vengono aggiunte secondo il gusto di ognuno.
Alla fine si possono aggiungere degli udon, del ramen o del riso nel brodo che avanza, che a questo punto è stato insaporito da tutti gli ingredienti.

Buon appetito!

Kobato in edizione italiana, edito da J-Pop, è disponibile su Amazon.