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Mary Poppins, tutte le curiosità sul film della tata più magica di Disney

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù è solo una delle frasi più famose tratte da uno dei film che hanno fatto la storia del cinema e che è riuscito a conquistare il cuore di grandi e piccini, generazione dopo generazione. La dolce e simpatica balia che risponde al nome di Mary Poppins è infatti la protagonista dell’omonimo film, uscito per la prima volta il 27 agosto 1964 e che ha rappresentato il maggiore incasso di quell’anno in casa Disney. Un film di successo indiscutibilmente, tanto da ricevere 13 nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior film e vincerne cinque: Migliore attrice per la Andrews, Miglior montaggio, Miglior colonna sonora originale, Migliori effetti visivi e Miglior canzone originale per Chim Chim Cher-ee (Cam Caminì). Mary Poppins è considerato il coronamento di Walt Disney nella realizzazione, all’epoca, di film in live-action e a tecnica mista, e se conosciamo, anche solo a grandi linee, la trama di questa storia, potremmo dire lo stesso di alcune peculiarità legate alla realizzazione di questo piccolo, grande gioiello della storia del cinema? Ripercorriamo insieme alcune di queste curiosità, approfittando del giorno della ricorrenza della prémière di Mary Poppins.

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Mary Poppins, le origini della tata della famiglia Banks

Era il dicembre 2018 quando Il ritorno di Mary Poppins fa capolino sugli schermi, ponendosi come continuazione del mitico film Disney che vede protagonisti, in questo sequel ammodernato, Emily Blunt e Lil-Manuel Miranda, non solo protagonista del recente musical Hamilton, ma anche voce del protagonista nel film Netflix e Sony, Vivo. La tata dalle mille e una magia che nel film del 1964 aveva riportato la gioia presso i bambini della famiglia Banks e nel loro burbero padre, è tornato dopo diversi decenni, ma ci sono parecchi dettagli che dovreste sapere circa la prima pellicola dedicata a questa storia.

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Innanzitutto, le sue origini. Mary Poppins è sicuramente un film impresso nell’immaginario comune, ma in pochi ricordano che si tratta non di una sceneggiatura originale bensì di un adattamento di una serie di romanzi. Questi sono stati redatti dal 1934 al 1988 dalla scrittrice P.L. Travers, storie di cui Walt Disney venne subito a conoscenza perché la figlia Diane li amava particolarmente, e aveva suggerito al padre che lì poteva esserci del materiale interessante per una produzione del padre. Dunque si aprì la trattativa con la scrittrice, che era però distante e poco apprezzante nei confronti dei film Disney, in quanto li trovava ridicoli per via dei buoni sentimenti proposti, così le trattative furono davvero complesse, tanto da essere iniziate nel 1938 e concluse addirittura venti anni dopo circa.

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Alla scrittrice furono offerti 100mila dollari di anticipo e una percentuale sui guadagni del film, una proposta che non si poteva rifiutare, per parafrasare Il padrino, anche se questa cifra non bastò per far cambiare il suo giudizio nei confronti della produzione, considerando il film deprecabile. 

Nonostante questo, prima di morire nel 1996 acconsentì alla realizzazione di un musical tratto dalla versione cinematografica, permettendo il sequel di pochi anni fa e raccontando il rapporto fra Disney e Travers anche in Saving Mr Banks, film del 2013 con Emma Thompson e Tom Hanks. Se l’ottenimento dei diritti è stato davvero difficile, quantomeno il risultato complessivo al botteghino ha dato i suoi frutti: nel 1966, oltre a essere stato il film che incassò di più quell’anno, con oltre 100 milioni di dollari (superando la pellicola concorrente My Fair Lady che si fermò a 72 milioni), fu anche il primo lungometraggio della casa di Topolino ad aggiudicarsi una nomination come miglior film dell’anno e conquistando cinque Oscar, come detto poc’anzi.

La scelta degli attori e una colonna sonora intramontabile

Riconoscimenti ottenuti grazie anche a un cast davvero lodevole, a partire da Julie Andrews, un’affermata stella di Broadway prima di incontrare il cinema con questo primo ruolo nei panni di Mary Poppins, ricoperto per via di un caso fortuito: l’attrice aveva tentato di ottenere sempre un ruolo da protagonista in My Fair Lady, ma quella parte andò a Audrey Hepburn e accettò la proposta di Walt Disney, nonostante all’epoca l’attrice fosse incinta di tre mesi. Disney decise dunque di posticipare le riprese fino alla fine della gravidanza pur di poterla avere nel cast, sorpassando così attrici come Bette Davis e Angela Lansbury per questo ruolo. Non si potrebbe dire lo stesso di Dick Van Dyke, nei panni di Bert e scelto da Disney dopo che ebbe visionato il suo programma televisivo The Dick Van Dyke Show.

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L’attore desiderò fortemente anche travestirsi e interpretare il vecchio Mr Dawes (nei titoli di coda indicato con l’anagramma Navckid Keyd), e secondo alcune voci dovette fare una donazione benefica per poter ottenere il secondo ruolo. Nella versione originale, Van Dyke fu molto criticato all’epoca per il suo poco convincente accento cockney, per via della sua origine americana, ma questo non gli impedì di essere l’unico protagonista del cast originale a partecipare anche al successivo film Il ritorno di Mary Poppins.

Proprio questi due attori, oltre a essere i protagonisti della storia, sono anche interpreti di diverse canzoni, composte dai fratelli Sherman, tra cui l’intramontabile Supercalifragilistichespiralidoso (in originale Supercalifragilisticexpialidocious), sicuramente uno dei brani più noti che hanno anche introdotto una parola nuova nel linguaggio comune, ma all’epoca era solo un’espressione nonsense che nel film si dice essere utilizzata “per dire qualcosa quando non si ha nulla da dire“. Alcuni studiosi, tra cui Richard Lederer, hanno provato a dargli un’etimologia sensata (super– “sopra“, cali– “bello“, fragilistic– “fragile“, expiali– “meraviglia“, e –docious “educato“), ma ancora oggi non si sa quale sia l’origine della parola, anche se il significato delle sue parti in versione originale potrebbe essere:

fare ammenda per la possibilità di insegnare attraverso la delicata bellezza”.

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Vero è anche che gli stessi fratelli Sherman sostennero talvolta di averla inventata del tutto, talvolta di averla ideata traendo ispirazione da alcuni bambini. Dunque rimane avvolta nel mistero questa particolare “parola magica”. Nel 1965 inoltre due musicisti, Gloria Parker and Barney Young, tentarono di fare causa alla Disney per una loro canzone del 1949 intitolata Supercalafajalistickespeealadojus, senza però ottenere successo. Sempre a proposito di canzoni, è bene ricordare che tutti gli attori hanno cantato dal vivo sul set, anche se le voci che si sentono sono quelle delle registrazioni in studio. L’unica eccezione è la sequenza di Cam Caminì, interamente mimata; infatti esiste un ‘fuori scena’ di Dick Van Dyke e Julie Andrews che, per suscitare ironia nei più piccoli e nel regista, si sono scambiati le voci: Dick fa finta di cantare con la voce di Julie e viceversa.

Una produzione non priva di incongruenze

Per quanto riguarda la produzione del film, parliamo di una pellicola le cui scene sono state girate tutte in interni, con ballerini appesi in modo geniale e che riescono a fare movimenti impossibili, perché sorretti da cavi, e con personaggi meritevoli di attenzione, come l’interpretazione di Dick Van Dyke nei panni di Bert e l’anziano banchiere Mr. Dawes SeniorUn personaggio, quest’ultimo, che Walt Disney voleva portare in scena con una età adeguata, come volle l’anziana “bird lady” che chiede due penny per sfamare i colombi, interpretata dalla ultraottantenne Jane Darwell, scomparsa poco dopo aver filmato la sua parte. 

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Non mancano però alcune curiosità sulle incongruenze relative alla realizzazione di questo film: durante i titoli di testa si vede Mary Poppins su una nuvola, dove in primo piano ha alla sua destra l’ombrello con la punta nella nuvola e alla sua sinistra la borsa, invece nel campo lungo successivo i due oggetti sono scomparsi. Successivamente, quando il signor Banks strappa una lettera in 8 parti e la getta nel camino, questa viene poi ripescata da Mary Poppins, la quale però fa uscire i pezzi dal comignolo e sono diventati 16. Ancora, mentre Bert parla con i bambini nel parco, aggiunge qualche ritocco ai suoi disegni sulla strada, ma il braccio che dipinge è di un’altra persona, perché lui è troppo in alto per arrivare al disegno senza inchinarsi. Anche quando accarezza testa del coniglio ma mano resta distante semplicemente perché il cartone animato non lo poteva vedere.

Un Dick Van Dyke sempre più anziano, ma sempre più giovane

Concludiamo ora con una breve parentesi proprio su Dick Van Dyke, il quale ha compiuto nel 2020 ben 95 anni e proprio il regista de Il Ritorno di Mary Poppins, Rob Marshall, aveva raccontato di essersi commosso quando questi aveva accettato di tornare nel ruolo dell’anzianissimo Mr. Dawes Jr., uno dei soci della Banca dove lavora Mr. Banks e aveva lasciato tutti a bocca aperta con una sequenza di meraviglioso tip tap sulla scrivania dell’ufficio.

Se è vero che l’attore ha recitato in più di 70 film, la sua popolarità rimane indiscutibilmente legata a Mary Poppins, che lo aveva incoronato lo spazzacamino più amato del cinema. In quel film cult infatti Van Dyke interpretava sia Bert, amico di Mary Poppins e tuttofare, artista dei disegni coi gessetti e venditore di caldarroste, oltre che ovviamente spazzacamino sui tetti di Londra, che il presidente della Banca Mr. Dawes Senior, avo del personaggio del 2019. Come abbiamo detto sopra, Walt Disney non aveva nessuna intenzione di fargli interpretare anche Mr. Dawes Sr., ma Van Dyke fu irremovibile e gli propose di farlo gratis, fino a convincerlo pagando 4000 dollari per interpretarlo. Per Van Dyke una cosa è certa, quando ha affermato: “Tornassi indietro, ripagherei quei 4000 dollari per interpretarlo“.

Un attore che, a oltre 95 anni di età, sa essere ancora giovanissimo nello spirito, proprio come i buoni sentimenti che trapelano ancora oggi da una pellicola sempreverde come quella di Mary Poppins.