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Sanctuary 1, recensione: politica e malavita in un cult imperdibile

Star Comics ripropone in edizione wideban Sanctuary, il seinen cult di Sho Fumimura e Ryoichi Ikegami: una storia fra malavita e politica.

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Avatar di Domenico Bottalico

a cura di Domenico Bottalico

- @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 18/08/2022 alle 10:00
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Non solo i grandi successi del presente, Star Comics scava nel suo profondissimo catalogo ripescando un cult assoluto come Sanctuary di Sho Fumimura, altro pseudonimo di quel Buronson che ha firmato il leggendario Hokuto No Ken, e Ryoichi Ikegami, disegnatore apprezzatissimo dal pubblico italiano e non solo per Crying Freeman. La serie, originariamente serializzata in Giappone fra il 1990 e il 1995, fu pubblicata per la prima volta in Italia da Granata Press (fra il 1992 e il 1993 sulla rivista contenitore Zero Nippon Comix) venendo poi ereditata proprio dall'editore perugino che la ristampò direttamente in 12 tankobon portandola a termine. Questa nuova edizione di Sanctuary proposta da Star Comics è una wideban in 6 corposi volumi.

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Sanctuary 1: è tempo di cambiare il Giappone

Akira Hojo è il leader della società Hokushokai. La società è affiliata alla yakuza e Hojo, pur essendo molto giovane, ha già scalato i ranghi della lega Sagara tuttavia i suoi metodi sono poco ortodossi: non ha piacere nello sporcarsi le mani e i soliti traffici illeciti lo interessano relativamente. Hojo vuole mettere le mani nella politica e per farlo è riuscito a procurarsi delle foto compromettenti dell'onorevole Shuichi Sakura. Si tratta del caro e vecchio ricatto con estorsione ma Sakura può contare sull'aiuto del suo "segretario" il misterioso e taciturno Chiaki Asami.

Hojo entra nel raggio d'azione della neo-vicecommissario della polizia di Tokyo Kioko Ishihara che tenta di penetrare in uno dei suoi club ma rimane vittima di uno scherzo di cattivo gusto senza essere però in alcun modo ferita. Le azioni di Hojo arrivano anche alle orecchie del capo della lega Sagara che lo ammonisce ma Hojo pare aver già previsto tutto e può contare su un alleato inaspettato: Asami.

Il piano procede con Hojo e Asami che fanno circolare le foto e mettono in moto un meccanismo che porta dapprima alle dimissioni dell'onorevole Sakura e poi denaro nelle casse della Sagara. Ma anche i piani migliori possono soffrire di qualche battuta d'arresto: il Giappone è un paese in cui la classe dirigente, ad ogni livello e tipologia di istituzione legale o illegale che sia, è anziana e non vede di buon occhio giovani arrembanti. Hojo viene "scomunicato" e contro di lui viene sguinzagliato Tokai, uno yakuza vecchio stampo dai metodi spicci, mentre la candidatura di Asami al posto del vecchio Sakura viene respinta.

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I due non si danno per vinti e aggirano in maniera tanto brusca quando stupefacente gli ostacoli. Ishihara osserva intanto il dipanarsi degli eventi e inizia scavare a fondo nel passato di Hojo e Asami. Il fervore che anima i due non pare essere legato soltanto a interessi personali, qualcosa li lega più profondamente.

Sanctuary 1: politica e malavita in un cult imperdibile

La nuova edizione di Sanctuary ci permette di riscoprire un titolo che all'epoca della sua prima pubblicazione in tankobon non fu recepito in maniera del tutto consapevole dal pubblico italiano, un pubblico che non aveva ancora evidentemente maturato completamente un gusto per le diverse sfumature del fumetto nipponico. Sanctuary si colloca chiaramente nel "genere" seinen: si tratta infatti di un thriller in cui malavita e politica si intrecciano mostrando le loro connessioni, dirette e indirette, dal taglio tanto realistico quando teatrale nella drammatizzazione dell'intreccio delle vicende e dei personaggi partendo dai due enigmatici protagonisti Akira Hojo e Chiaki Asami.

C'è un gusto quasi teatrale nella messa in scena complessa e ricca di twist attuata da Sho Fumimura. I personaggi, nel primo volume, vengono introdotti quasi tutti in media res per poi procedere in analessi disvelando in maniera lenta e laboriosa tutta una fitta rete di rimandi e connessi. Questo permette all'autore sì di creare personaggi archetipici, maschere nella rappresentazione teatrale di cui sopra, ma dal ruolo attivo e propedeutico allo sviluppo delle trame, vedasi per esempio il braccio destro fedele o l'introduzione dell'antagonista che diventa alleato.

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Tanto è "rigorosa" la ricostruzione degli intrighi politici quanto apparentemente calmo ma appassionato Chiaki Asami, tanto è realistica la violenza del mondo yakuza (in cui è evidente anche l'influenza di un certo cinema di Hong Kong) quanto risoluto e calcolatore Akira Hojo. Sanctuary sin dal primo capitolo non cela il suo reale obbiettivo: criticare la società giapponese e nello specifico le sue gerarchie di potere, il suo establishment socio-economico e ovviamente le sue contraddizioni.

È lapalissiano come la narrazione di Sanctuary funzioni anche e soprattutto per lo stile di Ryoichi Ikegami. Qui il suo "wild and beauty" si unisce ad una estetica estremamente stilosa, che si rifà all'estetica di fine anni 80 e primi anni 90. I protagonisti sono impeccabili nei loro abiti doppiopetto, i loro lineamenti perfetti. Vi è un uso dell'erotismo, marchio di fabbrica di Ikegami, che travalica la semplice figura femminile, seppure il sesso, come in tutti i thriller politici è un'arma potentissima, e trova una inedita valvola di sfogo proprio in questi uomini il cui fascino sta tutto nel magnetismo che riescono a trasmettere con un sguardo.

Il sensei non ha bisogno di modificare molto del suo stile. La spinta è verso un realismo che non disdegna anche referenze fotografiche (soprattutto per le ambientazioni) a metà strada fra Shigeru Mizuki e Hiroshi Hirata. L'azione e la violenza sono crude e sanguigne ricordando il fumetto anni 70 e Takao Saito. La linea è spessa ma precisa, l'uso dei retini e delle mezze tinte dissimula un chiaroscuro che riaffiora quando il tratteggio si fa più importante e nervoso.

È interessante soffermarsi sulla organizzazione della tavola. Graficamente il ritmo nella lettura è sostenuto ma non veloce, quasi a fare da contraltare alle numerose trame che si intrecciano. Questo risultato è ottenuto grazie all'utilizzo di ampi riquadri che dominano la tavola e spesso posizionati sulla parte superiore lasciando invece nella parte inferiore riquadri più piccoli con il compito di entrare nel particolare della narrazione.

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Non vi sono tagli obliqui dei riquadri ma un uso accorto delle sbordature e soprattutto delle vignette aperte fino oltre il bordo massimo del tachikiri che danno un senso di consequenzialità importante. Questo schema, spesso declinato anche in verticale con ampi riquadri laterali, permette a Ikegami di dare libero sfogo alle sue figure anatomicamente impeccabili e ai suoi volti privi di imperfezioni con primi piani penetranti ed inquadrature che indugiano su sguardi e prossemica dei personaggi.

Il volume

Come detto in apertura, Star Comics ripropone Sanctuary in formato wideban unisce cioè due dei tankobon originali in un un unico volume impreziosito dalla sovraccoperta e dal formato più grande ovvero 15x21 cm. La veste grafiche è semplice ma elegante contrassegnata dalle scritte color oro. Buona la rilegatura brossurata a caldo così come la rifilatura delle pagine, ma attenzione la foliazione generosa del volume (464 pagine circa) e l'utilizzo di una carta usomano dalla grammatura importante possono stressare la costina. Il volume non presenta pagine a colori né extra di sorta: pur non essendo questa la tipologia di edizione specifica per questa tipologia di contenuti, qualche contributo editoriale dai curatori italiani sarebbe stata una aggiunta interessante.

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