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Spider-Man: Un Nuovo Universo è un film semplicemente “amazing”!

Che cosa significa “essere perfetti”? È curioso che questo pensiero si affacci in seguito alla visione di Spider-Man: Un Nuovo Universo. Perché il nuovo lungometraggio animato di Sony è uno spunto alla riflessione sull’argomento non da poco.

Non è uno spunto narrativo, seppur il tema della storia sia quanto mai vicino al concetto, dove non c’è “perfetto” ma forse “adeguato” come termine centrale della vita da supereroe di Miles Morales. Eppure dal punto di vista meramente tecnico, o se vogliamo persino “metacinematografico”, Un Nuovo Universo mette al centro di sé stesso la ricerca della perfezione, del tributo più che adeguato a quello che è uno dei più grandi supereroi di sempre: l’Uomo Ragno.

E dunque “perfetti” significa non cercare il compromesso in nessun senso, ed anzi dare il massimo in ogni parte di sé stessi. Perfetto, per questo film, significa prendere l’intera vita di Spider-Man, dentro e fuori i fumetti, e metterla in gioco per la sorpresa ed il divertimento dello spettatore, unendo al tutto un’animazione superba, uno stile artistico da capogiro, una storia avvincente e persino emozionante e, dulcis in fundo, persino un più che degno accompagnamento acustico e musicale.

Una sfida del genere è possibile? Si può creare qualcosa di simile senza venir meno, in qualche aspetto, per motivi di pigrizia? La logica direbbe di sì. La pratica, ovvero le più recenti produzioni supereroistiche, direbbero forse di no, adagiate come sono sugli allori di un botteghino quanto mai facile da soddisfare. Eppure…

Eppure Spider-Man: Un Nuovo Universo è davvero un film perfetto. Lo è nella misura in cui non solo diverte, affascina, coinvolge e praticamente travolge lo spettatore. È perfetto nella misura in cui riesce a dare dignità all’eroe al centro dell’azione, a Spider-Man in ogni sua forma, sia esso l’eroe classico che si barcamena tra università e lotta ai cattivi, o sia esso il più disilluso e “stanco” Peter Parker dell’età adulta. Esistono infiniti mondi lì fuori, e con essi infiniti Uomini Ragno, tutti diversi per forme, colori, tematiche e persino aspirazioni, eppure tutti immancabilmente connessi. Tutti eroici in egual misura, a seconda delle proprie capacità e possibilità e soprattutto delle proprie debolezze.

Perché è la fragilità, l’umanità e finanche il fallimento ed il suo superamento che rendono grande un eroe, e Spider-Man ce lo racconta da anni mettendo al centro della sua genesi il fallimento più grande di tutti: la morte dei propri cari. Un tema che il film non prende sottogamba, nonostante sia pensato anche per un pubblico di giovanissimi, perché la vita non va edulcorata, va spiegata e poi compresa, e così fa questo film. E lo fa benissimo.

Raccontarvi, o meglio spiegarvi, la bellezza di Spider-Man: Un Nuovo Universo ci è quindi, come capirete, impossibile. E badate, che non è una di quelle frasi che si infilano di tanto in tanto nelle recensioni in rete per darsi un tono, perché una volta tanto qualunque cosa sentirete di positivo su questo film è vera, assolutamente vera.

Spider-Man: Un Nuovo Universo è, infatti, semplicemente bellissimo. Un film magnifico in praticamente ogni sua componente tanto che, volendo essere onesti fino in fondo, parliamo forse del miglior prodotto supereroistico degli ultimi anni. A dispetto di film, serie TV, film animati, questo lungometraggio animato su Spider-Man, o meglio, su alcune versioni dell’eroe, è quanto di più bello, curato ed intelligente possiate trovare in giro.

Vario e sfaccettato, il film gioca con l’immaginario relativo a Spider-Man dal primissimo minuto del suo minutaggio sino a ben oltre i titoli di coda (non alzatevi! Ve ne pentireste!), divertendosi a citare il passato, richiamare il presente, a fare battute sulla parte più squisitamente “pop” del mito del Ragno, tra merchandising, meme, e diverse citazioni ad alcuni momenti ingloriosi della vita editoriale (e non) del personaggio. Inserendo indizi per fan di ogni tipo, da chi è cresciuto a pane e fumetti, a chi ha conosciuto il personaggio grazie a Raimi, fino a chi ha un’infarinatura davvero approssimativa dell’eroe. In tal senso è forse il miglior film “di origini” mai scritto e concepito, nella misura in cui riesce davvero ad essere accessibile, comprensibile e digeribile per tutti, dando ad ogni spettatore il suo personale piano di lettura. Assurdo!

Il bello è che tutto questo lo fa con un’intelligenza e un carisma invidiabili. Tutto è al suo posto, ogni battuta è studiata al dettaglio per rispettare un tempo comico invidiabile, ogni scena d’azione è girata per far salire i battiti dello spettatore, ogni dialogo è strutturato per raccontare ma mai annoiare, per spiegare ma mai divagare. Il ritmo, la sintesi tra immagini e narrazione, e finanche la colonna sonora incalzante e dalle venature “urban”: tutto è al suo posto per un risultato magnifico, potente, immaginifico, ed a ben vedere siamo forse ben oltre le più rosee aspettative.

La storia è quella di Miles Morales, ovvero quello che fumettisticamente parlando è stato il secondo Spider-Man dell’universo Ultimate. Un ragazzo afro-americano con origini ispaniche ideato Brian Bendis e dalla nostra Sara Pichelli.

Miles è quindi lo Spider-Man di un’altra dimensione, in un mondo (il suo) in cui esiste però anche Peter Parker, che è qui poco più che ventenne ed è un Arrampicamuri piuttosto benvoluto ed efficiente. Finito suo malgrado per essere morso dall’archetipico ragno radioattivo, Miles perderà pian piano il controllo della sua vita, restando coinvolto in una spirale di eventi che porterà, in primis, alla morte del Peter del suo universo, e poi alla conoscenza di altre varie versioni dello stesso eroe: Il Peter Parker del nostro universo, un po’ attempato e fuori forma; la popolarissima Spider-Gwen, ovvero la Gwen Stacy di un universo in cui è stata lei, e non Parker, ad essere morsa dal ragno; il cupo e “hard boiled” Spider-Man Noir; Peni Parker, una ragazzina in stile manga che combatte il crimine nella sua “ragno armatura” e infine il mai dimenticato Spider-Ham, personaggio parodia nato su ispirazione dei cartoni animati slapstick della Warner Bro, i celebri Looney Toones.

Assieme a questo stravagante gruppo di “Ragni”, Miles comincerà quindi la sua lotta contro il male, incarnato qui da Kingpin, i cui misteriosi piani stanno mettendo a repentaglio non solo la città di New York, ma la stabilità intera del multiverso. Miles, novello Spider-Man, dovrà quindi fronteggiare l’arci-villain imparando ad essere Spider-Man o, come dicevamo in apertura, “imparando ad essere adeguato”. Una morale che va oltre il mero supereroismo, e che riguarda piuttosto anche sé stessi, le proprie ambizioni, la propria identità e la propria gravosa eredità.

Chiarito che non ci va di spoilerare oltre vi basti sapere che Un Nuovo Universo è un piatto quanto mai ricco per lo spettatore, denso com’è di situazioni perfettamente cadenzate, di momenti bilanciati e di riflessioni che, pur essendo alla portata anche di un pubblico giovanissimo, non scadono mai nella banalità.

Dal punto di vista tecnico, poi, l’animazione di Sony è così raffinata ed elegante da settare, di fatto, una nuova pietra di paragone nel cinema animato, offrendo al pubblico uno straordinario spettacolo visivo. Il film è in computer grafica a tecnica mista, ovvero utilizza diverse tipologie di animazione per offrire un risultato eterogeneo ma mai straniante. E così alcune ombre sono rappresentate dai retini tipici del disegno su carta, alcuni personaggi sono in cel-shading per richiamare l’animazione a mano, spesso compaiono sullo schermo onomatopee come se fossero riprese dalle tavole di un fumetto o, ancora, il film si diverte a creare volute sensazioni di “fuori fuoco” quando la scena deve richiamare o suggerire la presenza di elementi che esulano dalla realtà di Miles.

Le realtà si sovrappongono, e dunque si sovrappongono gli stili grafici, le contaminazioni sonore, e persino le inquadrature registiche, creando un meltin’pot di rara bellezza e profondità, laddove a ben pensarci era facilissimo creare un ‘effetto sbilanciato e straniante per lo spettatore. Un Nuovo Universo è invece in continuo stato di grazia, ed anzi stuzzica i sensi dello spetattore in modo intelligente, ricchissimo com’è di dettagli, di citazioni, ma anche di inquadrature ardite, di scelte non facili per ciò che riguarda l’animazione delle scene d’azione, con un risultato ed uno soltanto: offrire il meglio, essere “spettacolare”, “amazing”.

Ci sono tanti spunti intelligenti, come le linee cinetiche che seguono alcuni movimenti, o i continui richiami alla storia del personaggio, che si trasformando nell’uso di diverse tecniche registiche e di animazione (per seguire, almeno filosoficamente, la citazione d’origine anche dal punto di vista visivo). Spiegarvi tutto è impossibile, perché è tanta la dedizione, l’amore ma soprattutto “l’arte” di questo film che la cosa migliore è semplicemente ammirarlo da sé, scoprire da soli che si tratta di un prodotto di un livello così alto che pare impossibile sia vero.

Perché Spider-Man: Un Nuovo Universo non è semplicemente il sottoprodotto di una moda, quella degli eroi al cinema, che impazza ormai da 10 anni e che ha deciso, solo oggi, di trasferirsi nel filone animato. Sarebbe un errore pensarlo, perché la transizione è in realtà avvenuta ben prima che ve ne foste resi conto. Un Nuovo Universo è semplicemente un tributo al personaggio, all’idea del “supereroe con super problemi” ideata da Stan Lee, riportata però con una nuova potenza visiva, tale da lasciare sbigottiti.

In sostanza: un film perfetto, che dovrebbero vedere tutti e che anzi, proprio per le sue eccellenti doti narrative riesce ad essere digeribile anche a chi, per assurdo, non abbia la minima idea di chi sia l’Uomo Ragno, o di chi sia l’Uomo Ragno oggi. Che badate bene, non è la stessa cosa. Perché oggi esistono tante identità, esistono tanti eroi, esistono tante “maschere”, e perdere la bussola è più facile che mai, ma non è la maschera in sé a rendere grande l’eroe, è quello che c’è dietro, è quello che ha dentro a renderlo grande. Non è neanche la popolarità dell’eroe, il suo retaggio (qualunque esso sia), la sua etnia o il suo stato sociale. A rendere grande l’eroe è la voglia di mettersi in gioco, lo spirito di sacrificio e la forza della perseveranza. Alzarsi, alzarsi sempre a prescindere da quante batoste riserverà la vita. Ecco perché tutti possono fare la loro parte, ecco perché, come ci ha insegnato Stan Lee, tutti possono essere “grandi”. Essere adeguati, innanzitutto per sé stessi.

Spider-Man: Un Nuovo Universo è tecnicamente ammaliante, ed artisticamente unico. Se resterai innamorato del film come noi, allora non potrai lasciarti scappare questo artbook dedicato al film.