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Sport e fumetto: cosa hanno in comune? Esploriamo il genere dei Manga Sportivi

Rocky Joe, Capitan Tsubasa e Slam Dunk, tre capisaldi dei manga sportivi e del genere Spokon. Chi sono stati i pionieri di tale genere e quando è nato? Cosa accomuna questo tipo di narrazione allo spirito nipponico e alla devozione per il sacrificio?

L’importante non è vincere, ma partecipare
Pierre de Frédy, barone di Coubertin
(Parigi, 1º gennaio 1863 – Ginevra, 2 settembre 1937)

Su questo aforisma si fonda la filosofia sportiva, ogni persona che si appresta a gareggiare dovrebbe seguire tale dogma.

Questa citazione è però erroneamente attribuita al barone, quando quest’ultimo la pronunciò si premurò anche di riferirne la fonte, venne pronunciata da un vescovo della Pennsylvania, tale Ethelbert Talbot, durante una predica fatta alle Olimpiadi del millenovecentootto.
La reale esternazione recitava: “l’importante nella vita non è solo vincere, ma aver dato il massimo. Vincere senza combattere non è vincere”.

Il sacrificio prima di tutto

Questa nuova chiave di lettura ci permette di osservare e comprendere maggiormente lo spirito agonistico e sportivo nipponico, fatto di sacrifici, sangue e sudore per il solo scopo della perfezione agonistica.

Il ventiquattro luglio del 2020 a Tokyo si aprirà la XXXII edizione dei giochi olimpici dell’età moderna, la capitale nipponica sarà per la seconda volta sede della kermesse in quanto la sua prima volta fu nel 1964 , prima volta che i giochi si svolsero in Asia. E’ proprio lì che i giapponesi, da poco usciti dal conflitto mondiale ed ancora con le ossa rotte, scoprirono le bellezze e l’abnegazione necessaria per eccellere negli sport.

Dopo anni di dominazione e occupazione americana il Sol Levante era ben determinato a mostrare, anche grazie alla trasmissione via cavo dei giochi, i suoi progressi e le sue abilità al mondo intero, lo spirito guerriero che nonostante le batoste e le tragedie atomiche covava ancora sotto le macerie ed era ancora più vivo che mai.

Lo sport diventa così veicolo perfetto di sacrificio e rivalsa sociale, mezzo necessario e utilizzabile da giovani disagiati, senza speranza e privi di una guida, ai quali viene offerta un’occasione in cambio del proprio impegno e del suo duro lavoro.

Strumento in virtù del quale un emarginato può riuscire a raggiungere il proprio sogno e compiere il suo destino, un tramite messo a disposizione degli ultimi per avere una possibilità e perché no, subire  anche il fascino del terreno di gioco.

Proviamo a sviscerare e a comprendere ognuno di queste tipologie, tutte apparentemente differenti ma collegate da un unico e sottile fil rouge.

Spokon: all’inizio fu Asao Takamori

Un autore, la persona che per prima ebbe l’illuminazione di usare lo sport come tramite e come pretesto narrativo, tanto da far vertere su di esso tutta la trama, fu Asao Takamori. Spesso egli, vista la immensa mole di lavoro prodotto, usava firmarsi con degli pseudonimi, in questo caso specifico si accreditò come Ikki Kajiwara.

Takamori è universalmente considerato come l’autore seminale del genere, colui che scrisse il primo spokon della storia, ovvero un fumetto la cui trama era totalmente incentrata e fondata sullo sport.
Stiamo naturalmente parlando di Kyojin no Hoshi arrivato in occidente come Tommy, la stella dei Giants opera edita per la prima volta nel millenovecentosessantasei.

L’importanza dell’autore non è però attribuibile “soltanto“ all’aver inventato e dato le basi per un genere, il suo reale merito è stato quello di aver saputo canalizzare e utilizzare i sentimenti di rivalsa e di rabbia,  dovuti  ad una particolare e bruciante sconfitta occorsa ai giochi, di una terra per troppo tempo adombrata e sfruttata dai collegi occidentali.

Nelle succitate Olimpiadi del sessantaquattro il Giappone raggiunse il gradino più basso del podio per quanto riguarda il medagliere, naturalmente dietro a USA e URSS, traguardo assai ragguardevole per l’epoca.

Nonostante i festeggiamenti rimase un piccolo neo, una macchia che ha però compromesso la felicità nipponica, infatti nel Judo, disciplina nella quale pensavano di essere degli assoluti maestri non riuscirono a totalizzare l’en plein, questo scioccò la popolazione e innescò negli animi dei nipponici un desiderio di primeggiare e di fare sempre di più.

Rocky Joe

Questa animosità e questi desideri di rivincita danno vita alla prima opera da prendere in esame, anche dal punto di vista cronologico, Ashita no Joe ( Joe del domani ), conosciuto ai più come Rocky Joe, opera inizialmente serializzata dal primo  gennaio del millenovecentosessantotto  al tredici maggio del 1973 sulle pagine di Weekly Shōnen Magazine, una rivista della Kodansha.

In seguito poi raccolta in venti tankobon, editi in Italia per la prima volta tra il 2002 e  il 2004 , qualche anno fa l’opera ha visto nuova pubblicazione in una Perfect edition.

Il manga è appunto scritto da Asao Takamori e disegnato da Tetsuya Chiba. Il titolo è un uragano di novità e di rivoluzione, la storia narra le vicende di Joe Yabuki, un giovane scapestrato e senza un vero indirizzo da dare alla propria vita.

Abitante delle zone più periferiche della metropoli, frequentatore dei bassi fondi e vessillo di una gioventù che da lì a poco avrebbe iniziato e dato vita ai celeberrimi moti studenteschi del sessantotto.

Un giorno durante una rissa, il protagonista viene notato da un vecchio ex pugile costretto al ritiro per via della perdita della vista, da lì prenderà il via l’epopea di crescita del personaggio, che lo porterà addirittura ad avere un incontro per il titolo mondiale, ed anche del lettore, un viaggio fatto di difficoltà e di sacrifici, determinazione e duro lavoro, voglia di arrivare, desidero di primeggiare.

Quest’opera ebbe un grande riscontro in termini di popolarità in patria, sia tra i giovani che tra gli adulti, i primi in particolare elessero Joe a simbolo della loro protesta, una bandiera da sventolare contro il regime vigente.

Un gruppo di studenti arrivò perfino a prendere in ostaggio un aero e dirottarlo al grido di: “SIAMO TUTTI JOE! “.

Se Asao Takamori con il suo capolavoro riuscì a toccare gli animi e le coscienze dei giovani ribelli, adesso proveremo a descrivere uno spokon diverso, qualcosa che narra le vicende di un predestinato, qualcuno che è già il migliore, un individuo la cui strada è già spianata verso il successo mondiale, stiamo naturalmente parlando di Capitan Tsubasa, da noi famoso e celebre come Holly e Benji.

Holly e Benji

L’opera è scritta e disegnata da Yōichi Takahashi, è stata serializzata tra il 1981 e il 1988 sulle pagine di Weekly Shōnen Jump la celebre rivista della Shūeisha, sarà poi raccolta in trentasette tankobon, la cui prima edizione italiana è databile tra il febbraio del duemila e il febbraio del 2003.

Anche in questo caso il nostro racconto prende forma grazie alle famose olimpiadi del 64’, dove tra le discipline in cui il Giappone face una discreta figura troviamo inaspettatamente il calcio.

Un passatempo fino a quel tempo ritenuto minore, tanto che la nazionale che si presentò per disputare quei giochi era composta per lo più da studenti, tutti amatori, ciononostante quella squadra alla buona si fregiò di aver battuto la rappresentativa Argentina andando così avanti nel torneo.

Il massimo risultato che la nazionale riuscì ad ottenere fu un’impressionante e leggendaria medaglia di bronzo ai giochi di Città del Messico del  1968 , da lì in poi  si ebbe l’impressione che il pallone avrebbe sfondato e preso piede in terra nipponica, tanto che iniziarono ad arrivare gli ingenti capitali di importanti sponsor, aziende conosciute a livello mondiale, eppure non fu così, anzi, si rivelò essere un fuoco di paglia e ben presto la gente si disinnamorò del pallone.

Questo fino a quando un giovane Takahashi, deciso a fare il Mangaka e rimasto stregato dai mondiali argentini del  sessantotto non decide di proporre agli uffici della Shūeisha un One-Shot sportivo i cui protagonisti giocano a calcio.

Da lì a breve il meteorite Capitan Tsubasa, sconvolge il panorama della rivista, divenendo a tutti gli effetti lo Spokon più importante della storia.

Non siamo più difronte ad archetipi da prendere ad esempio per migliorarsi, ci troviamo dinnanzi ad una forza inarrestabile, un bambino che è già il più forte giocatore al mondo e ciononostante fa comunque di tutto per primeggiare e arrivare al suo sogno.

Definendolo il più importante della storia non si corre certo il rischio di esagerare o sovrastimare il prodotto, anzi, in occidente ed anche in oriente ha avuto un’importanza tale da influenzare non soltanto i giovani nipponici svezzandoli al gioco del pallone ma ha anche influenzato alcuni dei più importanti giocatori al mondo.
Perché, diciamoci la verità, chi di noi non ha mai provato a fare la catapulta infernale o il tiro della tigre?

Per terminare questa disanima adesso prenderemo in esame un terzo titolo, quello che alla quasi unanimità viene definito il più bello Spokon della storia.

Slam Dunk

Stiamo naturalmente parlando di Slam Dunk, titolo scritto e disegnato da Takehiko Inoue la cui prima edizione è datata tra il millenovecentonovanta e il millenovecentonovantasei sulle pagine di Weekly Shōnen Jump il settimanale della Shūeisha, poi raccolta in trentuno volumetti.

Come l’autore di cui abbiamo parlato prima, Inoue era estremamente deciso a proporre ai suoi Editor un Manga incentrato su uno sport minore, infatti in quel periodo il Basket era scarsamente considerato nel Sol Levante, pur essendo sport olimpico da ormai decenni, anche questo gioco non era ancora riuscito a fare breccia nel popolo nipponico.

Allora Takehiko decide di giocare d’astuzia, avendo vinto qualche anno prima il prestigioso Tezuka Award grazie ad un suo one-shot proprio sul basket, decide di proporre alla rivista una commedia scolastica sulla quale troviamo la pallacanestro a fare da sfondo.

Poiché tra le pagine della rivista iniziavano a prendere vita serie e saghe ormai leggendarie, come ad esempio Saint Seiya o Bastard, oltre allo svolgimento della “ saga di Namec “.

Inoltre da lì a poco ci sarebbe stata l’esplosione di popolarità e la riscoperta mondiale del più famoso campionato al mondo, l’NBA, quindi al Mangaka non rimaneva che aspettare.

Hanamichi Sakuragi, il nostro protagonista decide di approcciarsi allo sport grazie di una ragazza per la quale si era preso una cotta, quest’ultima infatti, avendolo notato nel corridoio della scuola, gli chiede, vista la sua alta statura, se gioca a basket e senza pensarci due volte lui risponderà di si.

Sport, fumetto e vita

Soltanto dopo del tempo passato sul parquet il ragazzo scoprirà la passione per lo sport, per cui, citando lo stesso manga la mano sinistra è stata d’ausilio per quella destra.

Possono essere molteplici i motivi per cui un individuo decide di approcciarsi ad uno sport, alla base dovrebbe però sempre esserci lo spirito dello Spokon Nipponico.

Quel sentimento che ti porterà a superare te stesso e i tuoi limiti pur di raggiungere la meta ed essere il migliore in ciò che fai, nello sport come nella vita.