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Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

In procinto di tornare al cinema, riviviamo la storia editoriale e non solo della Suicide Squad. Si tratta del nome non ufficiale della Task Force X, una squadra segreta del governo degli Stati Uniti composta da supercriminali che, in cambio di un sostanzioso sconto della propria pena, accettano un arruolamento coatto per compiere missioni assolutamente impossibili e rischiosissime oltre che ovviamente illegali.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali

L’origine della Suicide Squad tuttavia è un po’ diversa dalla sua versione moderna, che esordì nel 1986, affondando le sue radici in maniera abbastanza profonda nella Silver Age e in alcuni dei suoi concept meno legati al supereroismo classico e allo spionaggio (nel senso più ampio del termine) abbracciando invece il gusto per il mistero, per il weird e in parte per il fumetto bellico.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

Dalla Suicide Squad al Suicide Squadron: le origini e la Silver Age

La Suicide Squad debutta su The Brave and the Bold #25 (data di copertina agosto-settembre 1959) e nasce da una idea di Robert Kanigher e del disegnatore Ross Andru. Si tratta di una squadra molto lontana dalla sua controparte moderna ed influenzata dal fumetto bellico post-Seconda Guerra Mondiale e dalla dominante gusto per la weird science in cui è evidente anche l’influenza dei monster movies che da lì a qualche mese avrebbero preso il sopravvento nei cinema e nell’immaginario degli adolescenti.

La Suicide Squad originale inoltre traeva ispirazione anche da una formula tutta fumettistica e tipicamente Silver Age. Si trattava di quella del gruppo di avventurieri/scienziati molto in voga a metà degli anni ’50 con gruppi come Sea Devils e Challengers of the Unknown partoriti dalla mente del grande Jack Kirby che poi ne rimaneggiò l’intuizione quando tornò alla Marvel agli inizi degli anni ’60 per lanciare i Fantastici Quattro.

Facevano parte di questa prima incarnazione della Suicide Squad: Rick Flag Jr., il fisico Jess Bright, l’astronomo Hugh Evans e l’infermiera Karin Grace. I 4 costituivano questa squadra preposta ad indagare e sventare minacce insolite (da mostri risvegliatisi dal nucleo del pianeta, fino a invasioni aliene passando per una pioggia di meteoriti che li fa rimpicciolire ) ed erano stati scelti per la loro “fortuna” in quanto erano tutti i quattro sopravvissuti a precedenti missioni davvero estreme. La prima manciata di storie, oltre a spingere fortemente su quella ingenuità tipica della Silver Age, univa anche una inedita componente romantica con la storia d’amore segreta fra Flag e Karin, tenuta nascosta ai due scienziati invaghiti della bella e coraggiosa infermiera.

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Dopo appena mezza dozzina di storie apparse sui The Brave and the Bold, la serie si sposta su Star Spangled War Stories, storica testata a tema bellico, su cui proprio Kanigher aveva fatto debuttare (in Star Spangled War Stories #90 con data di copertina maggio 1960) la feature intitolata The War That Time Forgot che, ispirata a The Land That Time Forgot di Edgar Rice Burroughs, metteva di fronte, in una remota isola del Pacifico, soldati e dinosauri.

In questo insolito scenario della Seconda Guerra Mondiale, Kanigher introduce un cast di protagonisti a rotazione, tutti soldati scelti per la loro tenacia e la loro attitudine “duri a morire” per missioni impossibili e suicide. Questo speciale corpo dei rangers dell’esercito viene soprannominato Suicide Squadron. È facile rintracciare in questa seconda fase della prima incarnazione della Suicide Squad almeno altri due elementi che verranno poi trasposti nella versione moderna: il cast di personaggi a rotazione e il carattere mortale delle sue missioni.

Al netto del tono spesso esagerato, ingenuo ed estremamente weird (una delle missioni del Suicide Squadron coinvolgeva anche un campione di slittino!) queste storie sono strutturate per creare nel lettore un forte senso di insicurezza e tensione oltre a protagonisti nevrotici (soprattutto i soldati scelti del Suicide Squadron) che anticipano una certa letteratura e un certo cinema revisionista sulla retorica bellica. Queste storie sono completamente inedite in Italia ma sono state raccolte in un omnibus in lingua originale.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

La versione composta da Rick Flagg Jr., Jess Bright, Hugh Evans e Karin Grace comparirà anche nel classico DC: The New Frontier di Darwyn Cooke. Nell’albo Secret Origins #14 (data di copertina maggio 1987) apprendiamo il collegamento fra la Suicide Squad e il Suicide Squadron: il secondo infatti era comandato da Rick Flag Sr. ovvero il padre di Rick Flag Jr. La squadra di Flag Jr. inoltre si era sciolta dopo un mortale incontro con uno Yeti che aveva ucciso Bright e Evans e ferito gravemente Karin Grace. Flag Jr. era poi entrato nella fila dei misteriosi Forgotten Heroes salvo poi essere arruolato da Amanda Waller per la nuova Suicide Squad.

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Legends e la Suicide Squad di John Ostrander

La Suicide Squad ricompare improvvisamente nell’evento Legends del 1986. Si tratta del primo evento dopo il seminale Crisi sulle Terre Infinite, con cui l’Universo DC era stato azzerato per la prima volta, e vede Darkseid tentare di conquistare la Terra tramite uno dei suoi più pericolosi sottoposti, Glorious Godfrey che, sotto le mentite spoglie di G. Gordon Godfrey, inizia una campagna di odio e sospetto contro gli eroi alimentata dai suoi poteri che risiedono nella sua voce. In una tensione crescente e con gli eroi screditati ed aggrediti pubblicamente, il presidente Reagan dà il via libera alla misteriosa Amanda Waller per impiegare la Task Force X, una squadra composta da criminali che, in cambio di una riduzione della pena, avrebbero compiuto missioni sotto copertura disinnescando situazioni potenzialmente “compromettenti” per gli Stati Uniti senza l’intervento pubblico dei supereroi.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

A co-scrivere Legends fu John Ostrander che arrivò in DC dopo il successo del suo Grimjack pubblicato dalla First Comics (una delle prime casa editrici indipendenti strutturate del mercato americano) in compagnia dell’editor Bob Greenberger. Uno dei compiti dell’editor fu quello di rilanciare una serie di serie e proprieties degli anni ’50 e ’60 il cui trademark a favore della DC stava per scadere fra cui proprio Suicide Squad. Pur riluttante, Ostrander, che inizialmente chiese di lavorare su Challengers of the Unknown ma eano stati già promessi dall’executive editor Dick Giordano ad un altro scrittore, accettò di rilanciare la serie a patto che il concept iniziale fosse in parte rivisitato. Suicide Squad debuttò nel 1987, la data di copertina è quella di maggio.

L’ispirazione per il rimaneggiamento fu dato dall’Irangate che coinvolse proprio l’amministrazione Reagan a cavallo fra il 1985 e il 1986. Il primo personaggio che Ostrander sviluppò fu quello di Amanda Waller, la così detta handler della Task Force X, e in seconda battuta iniziò a farsi strada nella sua mente l’idea di unire Quella Sporca Dozzina a Missione: Impossibile. Iniziò così un rapido ma deciso viaggio fra personaggi di seconda e terza fascia dell’Universo DC da poter utilizzare e nel peggior dei casi poter sacrificare.

L’altra intuizione geniale è quella di collocare la base della Suicide Squad all’interno di Belle Reve. Si tratta di uno dei primi penitenziari (non manicomi) creati per nell’Universo DC specifici per prigionieri metaumani, situato nelle paludi della Lousiana verrà “progettato” dal disegnatore Luke McDonnell. In una recente intervista, Ostrander ricorda che ad un certo punto fu dato loro via libera sia per poter utilizzare sia i Rogues che i nemici di Firestorm (Ostrander avrebbe preso le redini della serie Firestorm – The Nuclear Man sempre nel 1987): per assurdo proprio uno dei nemici di Flash, Captain Boomerang, diventerà uno dei membri fondamentali della squadra e delle trame, mentre molti dei nemici di Firestorm saranno sacrificati.

Quella di Ostrander è quindi sin dalle sue premesse una operazione che ha, come unico appiglio con il passato, la figura di Rick Flag Jr. mentre il nucleo della squadra è composto da Bronze Tiger, Captain Boomerang e Deadshot, personaggio che assumerà ben altra caratura dopo essere passato sotto la cura dell’autore godendo anche di una miniserie spin-off.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

Sono molti i fattori che contribuiranno a rendere unica questa incarnazione della Suicide Squad e per certi versi, narrativamente e tematicamente, avanti parecchi anni rispetto ad altre serie dell’epoca. I primi archi narrativi sono, ancora incredibilmente attuali, con missioni in Medioriente (contro il gruppo di terroristi metaumani noto come Onslaught e la loro base Jotunheim, situata in Qurac), missioni oltre le linee nemiche per liberare una dissidente (in Russia ovviamente, causando quasi lo scoppio di un nuovo conflitto fra le due superpotenze) fino a tensioni sociali che sfociano in attacchi terroristici domestici.

Fra attacchi interni, con senatori che cercheranno di manipolare la Waller e la Task Force X per scopi personali, e sacrifici immotivati (quello di Flag, dettato anche dalla scoperta dell’identità di uno dei membri di Onslaught, che verrà poi ripreso dallo stesso Ostrander nella miniserie del 2007), la serie non dimentica le sue radici superoistiche dapprima con il lungo confronto con il gruppo terroristico Kobra che porterà anche al minievento The Janus Directive (che coinvolgerà anche altre serie dal taglio spionistico come Checkmate! e Manhunter ma anche Firestorm – The Nuclear Man e Captain Atom) e poi addirittura a sfidare le forze d’invasione di Apokolips capeggiate da Granny Goodness.

Ma non si tratta solo di creare grandi trame, quanto di scavare nella psicologia di personaggi che, in altre circostanze sarebbero passati più che inosservati. Non vi è differenza di razza, genere o provenienza: tutti i membri della Suicide Squad sono individui a loro modo danneggiati, vittime di traumi più o meno profondi, megalomani o maniaco-depressi. Emblematico è il caso di Deadshot tanto efficace sul campo quanto attanagliato da istinti suicidi e privo di qualsiasi bussola morale (dirà a Batman: “A che mi serve? Nessuno di quelli che mi ingaggiano ne ha una”).

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

Ma il successo della serie è stato senz’altro quello di esplorare in maniera viva e vitale quella proverbiale zona grigia, quella ambiguità morale che era stata fatta deflagrare dal decostruzionismo solo un anno prima ma che era stata poi altrettanto velocemente riassorbita per essere metabolizzata definitivamente solo ad inizio anni 2000. La Suicide Squad di John Ostrander era un inedito assoluto non solo perché raccontava di un gruppo di villain, ma perché raccontava di un gruppo di villain che rischiava la vita per missioni che raramente finivano nel migliore dei modi.

La fragilità psicologica dei protagonisti (riversata con un vero e proprio transfer sui personaggi secondari civili della serie come il cappellano di Belle Reve) crea allora una tensione magnetica nel lettore fra il desiderio di redenzione dei protagonisti e l’anelito al potere degli antagonisti. Ago di questa bilancia è il personaggio “originale” della serie, Amanda Waller, di cui scopriamo le origini solo in Suicide Squad #31. Capace di affrontare a viso aperto addirittura Batman, avendone già scoperto l’identità segreta, pragmatica e concreta, si guadagnerà il soprannome The Wall non a caso incarnando quel relativismo dei valori già post-moderno.

La Suicide Squad di John Ostrander rimane ad oggi una delle migliori serie mai pubblicate dalla DC, sicuramente nella Top 10 assoluta della ormai quasi centenaria storia dell’editore.

Alcune curiosità. La prima apparizione di Oracolo, ovvero la seconda identità di Barbara Gordon dopo essere rimasta paralizzata a seguito dell’attacco di Joker visto in The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland, avviene in questa serie che è di fatto la prima a riassorbire in continuity una storia pensata per essere fuori continuity.

Foto generiche

La serie è diventata famosa anche per il numero di vittime accumulate. Nessun personaggio era al sicuro ma non c’era premeditazione nella scelte delle vittime. Ostrander ha confermato però che inizialmente aveva avuto la possibilità di inserire Animal Man e Grant Morrison in un arco narrativo, il piano era quello di uccidere entrambi per liberarli dalla continuity rispondendo idealmente al gioco metanarrativo che l’autore scozzese aveva fatto sulla serie regolare dedicata al personaggio. Purtroppo “gli omicidi” non vennero più perpetrati e sia Grant Morrison che Animal Man sono ancora bloccati nei fumetti.

La serie è co-scritta da Kim Yale, la moglie di John Ostrander e non si fa accenno a nessuna nano-bomba nel collo dei membri della Suicide Squad. Si tratta di un rimaneggiamento decisamente più fantascientifico attuato nell’episodio del 2005 “Task Force X” della serie animata Justice League Unlimited (che verrà poi ripreso nella serie a fumetti dell’era New 52) di una idea mostrata in Suicide Squad #9 ovvero un braccialetto esplosivo che la Waller può attivare da remoto in casi estremi come il tentativo di diserzione di Slipknot, sobillato dal solito Captain Boomerang, nella serie di Ostrander è una misura comunque non letale. Slipknot sarà lo stesso personaggio che morirà per primo nella pellicola del 2016.

Suicide Squad è composta da 66 albi, ristampati successivamente in 8 volumi, e all’epoca della sua prima pubblicazione, la serie era l’unica corale composta da villain. John Ostrander, non potendo di fatto ricalcare i classici stilemi delle serie corali con protagonisti gli eroi, si ispirò al mondo delle serie poliziesche di fine anni ’70 e primi anni ’80. Nello specifico le famose scene dei briefing, in cui i membri della Task Force X venivano divisi in gruppi più piccoli con compiti specifici, sono ispirate alla serie TV Hill Street Blues (Hill Street giorno e notte in Italia).

Rimasta per molto tempo colpevolmente inedita nel nostro paese, ma ristampa integralmente solo qualche anno fa anche negli USA, Panini DC Italia inizierà finalmente a pubblicarla in Italia a partire da agosto.

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La nuova Suicide Squad dopo Our Worlds at War

Durante Our Worlds at War, evento che coinvolgerà l’Universo DC nel 2001 contrapponendo Superman al conquistatore galattico Imperiex, Lex Luthor, in piena emergenza, aveva riformato la Suicide Squad con Chemo, Mongul, Plasmus, Shrapnel e Manchester Black al commando con l’obbiettivo di liberare e controllare Doomsday nella battaglia per respingere Imperiex. La missione si rivelerà ovviamente suicida. Tuttavia Amanda Waller, all’epoca Segretaria per gli Affari Metaumani dell’amministrazione Luthor (all’epoca Presidente degli Stati Uniti), deciderà di destituire la Task Force X in favore della Task Force Omega.

Nel 2002 viene quindi varata una nuova serie regolare (Suicide Squad Vol. 2) e affidata al veterano Keith Giffen (testi) e all’erculeo Paco Medina (matite). La serie durerà solo 12 numeri e vedrà a capo della Task Force Omega una vecchia conoscenza del fumetto bellico DC ovvero Sgt. Rock ed il suo commilitone nella Easy Company, Bulldozer. La serie permeata da una ironia e un umorismo nero di fondo alterna vecchi e nuovi personaggi in missioni spesso volte ad evidenziare la differenza di approccio fra vecchia e nuova guardia, fra nuove reclute e villain “stagionati”.

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Fra armi biologiche fuori controllo e civiltà magiche apparse improvvisamente per reclamare il dominio sulla Terra, Giffen insinua lentamente nella mente del lettore l’idea che Rock e Bulldozer non siano effettivamente chi dicono di essere. Questa versione della Suicide Squad verrà destituita dopo un attacco della rinata Onslaught, fermato solo dall’intervento della mitica Justice Society of America.

Non una delle versioni più memorabili della Suicide Squad, estremamente nervosa nei testi e dalla narrazione non lineare anche se qualche foriera di qualche spunto interessante che però non fu sviluppato a dovere anche a causa della chiusura prematura. La serie è completamente inedita in Italia ma è stata recentemente ristampata in un unico volume in lingua originale.

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Il ritorno di John Ostrander

John Ostrander torna a scrivere la Suicide Squad nel 2007 con un miniserie di 8 numeri che nasce quasi come uno spin-off dagli eventi della serie 52 prima e di Checkmate e Salvation Run poi. La miniserie, sottotitolata Raise the Flag, mette al centro delle vicende l’apparente ritorno dalla morte di Rick Flag (morto in Suicide Squad Vol. 1 #26) che viene salvato dopo parecchi anni di prigionia in Qurac.

La nuova Squadra tuttavia non ha vita facile, alla loro prima missione effettiva, a Dubai, contro il conglomerato Haake-Bruton che ha sviluppato una potentissima arma batteriologica vengono traditi dall’interno costringendo la Waller a misure drastiche fra cui rivelare un devastante segreto riguardante proprio Rick Flag.

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Non la più entusiasmante delle incarnazioni della Task Force X anche perché questa miniserie del 2007 è davvero più uno spin-off, e in parte una conclusione, di varie sotto trame sparse in diverse serie dell’allora Universo DC in pieno fermento nel periodo Crisi Infinita.

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I New 52 e una rinnovata Suicide Squad

Fra apparizioni e cammei più o meno importanti, la Suicide Squad scompare fino al 2011 quando, nel pieno del reboot New 52, viene rilanciata da Adam Glass e Federico Dallocchio con una nuova serie regolare che partendo dai presupposti della serie di Ostrander ne rivoluziona la formula a partire dalla formazione che ora comprende addirittura Harley Quinn, il veterano Deadshot e le new entry King Shark e El Diablo oltre al solito carosello di personaggi “sacrificabili”.

Glass (già autore per la TV con sceneggiature per Supernatural, Cold Case e Criminal Minds) spoglia la squadra di quella finezza spionistica che l’aveva contrassegnata nella sua incarnazione classica spingendo invece su una violenza esagerata che spesso travalica il realismo e mettendo in primo piano le nevrosi dei protagonisti più affetti da schizofrenia e sindromi maniaco-depressive che da sindromi da stress post-traumatico.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

La formula è azzeccata, anche in relazione al periodo editoriale, e le vendite pur non strabilianti permettono alla serie di sopravvivere con trame a medio respiro anche grazie all’organizzazione Basilisk come nemico ricorrente, a qualche approfondimento sui personaggi (interessante il rapporto che si sviluppa fra Deadshot e Harley mentre alcuni personaggi “secondari” come El Diablo usufruiranno di tre miniserie spin-off) e arrivando a partecipare attivamente all’evento Forever Evil venendo addirittura sguinzagliata contro il Sindacato del Crimine d’America.

Dopo 30 numeri, una manciata di annual e one-shot e 3 miniserie spin-off, la serie chiude per essere inevitabilmente rilanciata. Questa versione della Suicide Squad è quella che farà da canovaccio per la prima versione cinematografica e rimane ad oggi una delle più divertenti da leggere se amate narrazioni senza fronzoli e votate all’azione. Tutta la serie venne pubblicata dall’allora editore della DC in Italia, RW Lion, e vale la pena recuperare soprattutto il primo arco narrativo intitolato, inequivocabilmente, A Calci nei Denti dove è memorabile la sequenza del reclutamento dei nuovi membri delle Task Force X.

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La seconda versione della Suicide Squad dell’era New 52 viene ribattezzata New Suicide Squad e dura appena 22 numeri più un annual. Dopo gli eventi del summenzionato Forever Evil, Amanda Waller viene esautorata dal suo ruolo e sostituita da Vic Sage (Question) mentre ad affiancare gli ormai inossidabili Deadshot e Harley Quinn ci sono Black Manta, Deathstroke, Joker’s Daughter e il nuovo Reverse Flash.

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Sean Ryan, il nuovo scrittore, esaspera le tensioni fra i membri della Squadra, prova vari giochi metanarrativi sul concept alla base della stessa ma quello che manca sono situazioni realmente in grado di esaltare l’eterogenea composizione di questa sua incarnazione finendo invece per utilizzare canovacci già visti poco prima. L’unico spunto davvero interessante è l’idea, ripresa nell’ultimo arco narrativo di Tim Seeley, della Task Force X non più come strumento del governo ma manovrata da una corporazione che porterà ad una evasione di massa, non senza conseguenze, da Belle Reve.

La Suicide Squad nell’era Rinascita

Nel 2016 è tempo di un nuovo rilancio/reboot per l’Universo DC con Rinascita ed anche la Suicide Squad viene rilanciata ispirandosi tanto alla prima versione vista nei New 52 quanto da quella cinematografica. La nuova Squadra è infatti composta da Amanda Waller, Deadshot, Rick Flag, Captain Boomerang, Harley Quinn, Killer Croc, Katana e Enchantress. Impressionante è anche il team creativo della serie: insieme allo scrittore Rob Williams si alternano alle matite fra gli altri Jim Lee, John Romita, Jr. e Tony S. Daniel.

Nelle intenzioni della dirigenza DC, questa Suicide Squad sarebbe dovuta essere una delle serie di punta dell’era Rinascita ed effettivamente inizialmente fu così. I primi tre archi narrativi sono una lunga trama orizzontale che porta all’inedito Justice League vs. Suicide Squad. La formula, tematicamente, è quella già collaudata a partire dai New 52: azione, missioni impossibili (nel primo arco la Suicide Squad si infiltra in una base russa per trafugare una non meglio imprecisata arma che si rivelerà poi essere un portale per la Zona Fantasma dalla quale la Waller tenterà di liberare il Generale Zod) ed il rapporto conflittuale fra i membri della Squadra pronti a colpirsi, letteralmente, alle spalle.

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La serie però perde quasi subito mordente, pur durando 50 numeri più una manciata di speciali, e si chiuderà con un ultimo guizzo, un altro crossover, questa volta con Aquaman, intitolato Sink Atlantis: Amanda Waller infatti approfittando della instabilità di Atlantide prova ad affondare nuovamente il continente che ricordiamo era affiorato all’inizio dell’era Rinascita cambiando l’assetto geo-politico del pianeta.

Anche questa serie è stata pubblicata integralmente dall’allora editore della DC in Italia, RW Lion, ma solo nello spillato Harley Quinn/Suicide Squad non godendo di una riedizione in volume. È possibile recuperarla però nella recente collana collaterale da edicola edita da Panini DC Italia oppure in lingua originale.

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Praticamente alla fine dell’era Rinascita, nel 2020, la Suicide Squad avrà una seconda incarnazione firmata da Tom Taylor e Bruno Redondo (il fortunato team creativo dietro Injustice) che prova a rimescolare la formula fortunata ma appesantita dai molti rimaneggiamenti effettuati sin dal 2011. Taylor infatti elimina dall’equazione Amanda Waller e introduce il misterioso Lok che recluta una squadra composta da Deadshot, Harley Quinn, Magpie, Cavalier, Shark e Zebra-Man per affrontare un gruppo di metaumani anarchici noto semplicemente come Revolutionaries.

La Suicide Squad si trova di fronte un gruppo ben organizzato ma soprattutto pronto a far sentire le sue ragioni, Harley e soci si rendono conto quindi di essere, mai come prima d’ora, dalla parte sbagliata della barricata mentre i sospetti sull’identità di Lok diventano sempre più forti.

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La serie intitolata semplicemente Suicide Squad è durata appena 11 numeri (pubblicata in due volumi cartonati da Panini DC Italia) e meritava sicuramente maggior respiro se non altro per l’approccio radicalmente diverso di Taylor evidentemente ispirato a serie cult del genere degli anni ’90 come Stormwatch e The Authority a cui sono evidentemente ispirati anche esteticamente i Revolutionaries.

La Suicide Squad nell’era Infinite Frontier

Gli eventi di Batman: Death Metal e di DC: Future State (in arrivo fra poche settimane in Italia) e il successivo rilancio Infinite Frontier permettono alla Suicide Squad di rinnovarsi ancora una volta con al timone lo scrittore Robbie Thompson e con una formazione che strizza l’occhio alla pellicola di James Gunn ma non troppo.

Se infatti troviamo come leader sulla campo della squadra Peacemaker, personaggio centrale nella rivisitazione del funambolico regista, per la prima volta nella sua storia, Amanda Waller ha deciso di agire proattivamente e costruire una Task Force X potenzialmente indistruttibile e per questo ha iniziato una aggressiva campagna di “reclutamento” che coinvolge fra gli altri addirittura Superboy, l’originale, ovvero Conner Kent.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

Il primo arco narrativo di questa nuova incarnazione della Suicide Squad si è da poco concluso degli USA e ha mostrato notevoli potenzialità unendo quella spregiudicatezza tipica delle incarnazioni più moderne con il gusto per l’approfondimento e l’interazione fra i personaggi della sua incarnazione classica.

L’influenza del concept alla base della Suicide Squad, il film del 2016 e la presenza in altri media

La serie di John Ostrander partita nel 1987 diventerà ben presto una serie cult e una delle letture preferite di moltissimi futuri scrittori di fumetti da Geoff Johns a Rob Liefeld e Whilce Portacio ovvero due dei fondatori della Image. Il mix di supereroismo, politica, spionaggio e attualità di quella serie infatti fornirà un intrigante canovaccio da reinterpretare insieme ovviamente al concept alla base della stessa Suicide Squad ovvero quello di impegnare dei villain per missioni sotto copertura.

Molte dei team protagonisti delle serie della primissima Image, come Wetworks o Bloodstrike, sono sostanzialmente variazioni sul concept della Squadra Suicida e persino la Marvel non rimarrà indenne al fascino di questa idea, rimaneggiandone le premesse ma mantenendo inalterata la sostanza in pratica, lanciando nel 1997 i Thunderbolts.

In seno alla DC invece, l’eredità della Suicide Squad verrà in parte raccolta da un’altra serie, anch’essa rimaneggiamento di un concept della Silver Age, intitolata I Segreti Sei e scritta da Gail Simone. La serie, simile per incipit ai Thunderbolts della Marvel, raccoglierà idealmente, tematicamente e narrativamente, il testimone della Suicide Squad di Ostrander a cavallo fra Crisi Infinita e Crisi Finale. La serie ha avuto anche una breve incarnazione alla fine dei New 52 ma si tratta di un esperimento assolutamente dimenticabile.

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Nel 2016 esce Suicide Squad. Il film è scritto e diretto da David Ayer (autore delle sceneggiature Training Day e The Fast and The Furious e si era messo in mostra con il discreto Fury) e si inserisce, sfortunatamente, in quella fase di ricorsa da parte di Warner Bros. nella costruzione di un universo cinematografico condiviso. Ayer ha una idea ben precisa di quello che vuole realizzare con il film e sin dal casting dei protagonisti i fan non appoggiano in toto il regista: per il ruolo di Deadshot infatti viene scelto Will Smith, mentre il Jared Leto è il nuovo Joker dal look fortemente ispirato all’estetica trap e rap. Anche la scelta di una ipersessualizzata Harley Quinn, interpretata dalla splendida Margot Robbie, non sembra accontentare i fan.

Pur incassando globalmente circa 746 milioni di dollari, a fronte di un budget totale di circa 325 milioni di dollari, il film purtroppo viene stroncato, forse troppo severamente dalla critica. A metà fra una origin story per molti dei personaggi presenti e l’improbo compito di inserirsi narrativamente dopo gli eventi di Batman v Superman: Dawn of Justice (anch’esso recepito tutt’altro che positivamente dalla critica).

Amanda Waller ha infatti messo in piedi la Task Force X a seguito della morte di Superman (vista proprio in Batman v Superman: Dawn of Justice). Si tratta di una squadra composta da supercriminali, e quindi nelle intenzioni della donna sacrificabili, che sarebbe stata impiegata in situazioni estreme a carattere metaumano. L’occasione è l’attacco a Midway City in cui la Suicide Squad composta da Deadshot, Harley Quinn, Capitan Boomerang, El Diablo, Killer Croc, Katana e la misteriosa dottoressa June Moone, sotto il comando del colonnello delle forze speciali Rick Flag, avrebbe dovuto recuperare un non meglio specificato soggetto dalla città.

Non basta il cast stellare, una colonna sonora strepitosa e una Margot Robbie decisamente sopra le righe che contribuirà a lanciare, con il suo look ispirato ad una foto di Debbie Harry dei Blondie, una vera e propria Harley Quinn-mania, a salvare un film tutto sommato semplice nell’impostazione e nel plot, ricco di riferimenti e cammei (dal Batman di Ben Affleck al Flash di Ezra Miller) ed in cui la sequenza dopo i titoli di coda avrebbe dovuto addirittura collegare la pellicola a Justice League, progetto con cui Suicide Squad di Ayer divide più di una triste somiglianza.

Suicide Squad: la storia e le letture essenziali della squadra segreta DC

La scarsa ricezione di Suicide Squad fa infatti naufragare tutti i progetti, già in sviluppo, di sequel e spin-off fra cui uno su Deadshot ed uno dedicato ad Harley e Joker. Effettivamente solo Harley Quinn “sopravvivrà” con lo sviluppo di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, anch’esso accolto tiepidamente da critica e fan. Al lancio della pellicola il regista è da subito molto attivo con la stampa e sui social media affermando che il film è stato stravolto in fase di montaggio da parte degli studios cercando di ottenere un film meno violento e cupo dopo le critiche ricevute con Man of Steel e da Batman v Superman: Dawn of Justice. La querelle sembra sopita ma il movimento #releasetheSnyderCut infonde nuovo coraggio al regista che sostiene di aver pronto il suo montaggio del film che necessita di essere ultimato solo con un budget relativamente contenuto. Ayer ha incassato addirittura il sostegno del suo successore James Gunn ma per il momento né Warner Bros. né HBO Max (che ha contribuito in maniera decisiva alla pubblicazione di Zack Snyder’s Justice League) si sono detti interessati al progetto.

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A seguito del suo rocambolesco licenziamento dai Marvel Studios, James Gunn si accasa alla Warner Bros. iniziando a sviluppare quello che, usando una terminologia tipicamente fumettistica, è un soft reboot di Suicide Squad. Il film intitolato The Suicide Squad (in italia, The Suicide Squad – Missione Suicida) arriverà nelle sale il prossimo 5 agosto e vedrà ritornare, dal primo film, Margot Robbie (Harley Quinn), Joel Kinnaman (Rick Flag), Jai Courtney (Capitan Boomerang) e Viola Davis (Amanda Waller) per quello che lo stesso regista ha definito “né un sequel né un reboot” ma solo un nuovo film della Suicide Squad ispirato dai fumetti scritti da John Ostrander (che infatti avrà anche un cammeo nel film).

Eccovi la sinossi ufficiale:

Benvenuti all’inferno, cioè a Belle Reve, la prigione con il più alto tasso di mortalità degli Stati Uniti, dove sono rinchiusi i peggiori supercriminali, che faranno di tutto per uscirne – anche unirsi alla super segreta e oscura Task Force X. Il motto del giorno è ‘O la va o la spacca’: si riuniscano una serie di truffatori, tra cui Bloodsport, Peacemaker, Capitan Boomerang, Ratcatcher 2, Savant, King Shark, Blackguard, Javelin e la psicopatica più amata di tutti, Harley Quinn. Quindi si armino pesantemente e si lascino cadere (letteralmente) sulla remota isola di Corto Maltese, piena di nemici. Avventurandosi in una giungla brulicante di avversari militanti e forze di guerriglia, la Squadra sarà coinvolta in una missione di ricerca e distruzione, sotto la guida sul territorio del colonnello Rick Flag… e le direttive degli esperti tecnologici del governo di Amanda Waller nelle orecchie, che seguono ogni loro movimento. E come sempre, ad ogni mossa falsa rischiano la morte (per mano dei loro avversari, di un compagno di squadra o della stessa Waller). A voler scommetterci, la vincita è a loro sfavore – contro ognuno di loro.

Il film vanta un altro cast stellare: Margot Robbie, Idris Elba (nei panni di Bloodsport), John Cena (nei panni di Peacemaker), Joel Kinnaman, Jai Courtney, Peter Capaldi (uno dei mitici protagonisti del Doctor Who che interpreterà Il Pensatore), David Dastmalchian (Polka Dot-Man), Daniela Melchior, Michael Rooker, Alice Braga, Pete Davidson, Joaquín Cosio, Juan Diego Botto, Storm Reid, Nathan Fillion, Steve Agee, Sean Gunn, Mayling Ng, Flula Borg, Jennifer Holland, Tinashe Kajese e Sylvester Stallone (che sarà la voce di King Shark) e Viola Davis.

Fortemente influenzato dalle produzioni della Troma Entertainment e nel pieno stile Gunn che unisce supereroismo e umorismo, così come visto nei due I Guardiani della Galassia realizzati per Disney/Marvel Studios, The Suicide Squad – Missione Suicida sembra essere destinato ad essere uno dei maggiori successi cinematografici della DC almeno a giudicare della prime entusiaste recensioni ma soprattutto dalla serie TV spin-off incentrata su Peacemaker di cui sono state già ultimate le riprese e che debutterà in autunno su HBO Max.

Peacemaker

Oltre che in forma cartacea, quella animata è stata finora sicuramente l’espressione più fortunata per la Suicide Squad. Si parte con l’episodio a lei dedicato (intitolato Task Force X) della mitica Justice League Unlimited e con quello intitolato Leverage di Young Justice, terminando poi con il cammeo della sua versione Silver Age in DC: The New Frontier ovvero l’adattamento animato dell’imprescindibile graphic novel di Darwyn Cooke.

Da recuperare sono sicuramente i due lungometraggi animati con protagonista la Task Force X. Il primo è ambientato nell’universo narrativo della serie di videogiochi Batman Arkham (gli eventi si svolgono dopo quelli di Batman: Arkham Origins) e si intitola Batman: Assault on Arkham e vede Amanda Waller mettere insieme una squadra composta da Deadshot, Harley Quinn, King Shark, Killer Frost, Captain Boomerang e Black Spider per penetrare all’interno del Manicomio di Arkham e eliminare l’Enigmista.

Trovate il film sottotitolato in italiano sulle maggiori piattaforme streaming per il noleggio e la vendita.

Inserito invece nella continuity del DC Animated Movie Universe è invece Suicide Squad: Hell to Pay (in italiano Suicide Squad: Un Inferno da scontare e lo trovate doppiato sulle maggiori piattaforme streaming per il noleggio e la vendita).

Amanda Waller scopre di avere un cancro e mette insieme una squadra composta da Deadshot, Harley Quinn, Captain Boomerang, Bronze Tiger, Killer Frost e Copperhead per recuperare un mistico biglietto “per uscire gratis dall’Inferno”. Tuttavia la Task Force X non è l’unica squadra a caccia dell’artefatto, ci sono anche Vandal Savage e sua figlia Scandal e soprattutto il Professor Zoom.

La Suicide Squad appare anche in TV. Nella Stagione 10 di Smallville (con una formazione che comprende Rick Flag, Deadshot, Plastique e Warp trovandosi a prendere ordini anche da Chloe!) e nell’Arrowverse in Arrow già a partire dalla Stagione 2 (con un episodio intitolato proprio Suicide Squad) ritornando poi “regolarmente” nelle stagioni successive in diverse incarnazioni.

Per quanto riguarda i videogiochi infine la Suicide Squad ha dei cammei nella serie Batman Arkham di Rocksteady e in Batman: The Enemy Within, compare invece in quella LEGO Batman più precisamente in Lego Batman 3: Beyond Gotham e in Lego DC Super-Villains. Un videogioco tie-in del film del 2016 è stato pubblicato per dispositivi Android e iOS. Sempre Rocksteady sta sviluppando Suicide Squad: Kill the Justice League, il primo vero e proprio videogioco dedicato alla Suicide Squad.