Cinema e Serie TV

Summertime – recensione della nuova serie tv targata Netflix

Summertime è la nuova serie tv tutta italiana annoverata tra le produzioni originali del colosso di streaming online NetflixLiberamente ispirata al più famoso romanzo di Federico Moccia, Tre Metri Sopra il Cielo, gli otto episodi che compongono la serie seguono le vicende di un gruppo di adolescenti all’inizio dell’estate sulla riviera adriatica.

Protagonisti della storia sono Summer, Ale, Sofia ed Edo rispettivamente interpretati da Coco Rebecca  Edoghame, Ludovico Tersigni (già star di Skam Italia), Amanda Campana e Giovanni Maini. Gli episodi sono diretti da Francesco Lagi e Lorenzo Sportiello, mentre la sceneggiatura è frutto del lavoro di diversi autori tra cui Sofia Assirelli, Enrico Audenino, Daniela Delle Foglie, Daniela Gambaro, Francesco Lagi, Vanessa Picciarelli, Aninta Rivaroli.

Summertime, storie dalla riviera adriatica

Summer, Ale, Sofia ed Edo sono quattro adolescenti alle prese con la loro vita in una località marittima sulla costa adriatica italiana. Summer, Sofia e Edo sono tre grandi amici e compagni di scuola. Seguiamo le loro vicende dall’ultimo giorno di lezioni, inoltrandoci poi nella calda estate della riviera. La protagonista della nostra storia è Summer, una ragazza intelligente, bella e indipendente con una famiglia non proprio convenzionale. Sua mamma gestisce un stabilimento balneare mentre suo padre, molto assente, è un musicista jazz, sua sorella minore, Blu, è un po’ una testa calda e non mancherà di dar filo da torcere a Summer.

Durante il primo giorno di chiusura delle scuole per le vacanze estive, Summer e la sua cara amica Sofia vanno ad un party in piscina dove incontreranno Ale, un ragazzo romano trasferitosi in riviera a causa del lavoro di albergatrice della mamma. Tra Summer e Ale è subito simpatia che poi si trasformerà in un sentimento sempre più profondo e radicato.

Oltre a raccontare questa storia d’amore, Summertime focalizza l’attenzione sul vissuto contemporaneo degli adolescenti italiani, o almeno quello che dovrebbe essere.

Adolescenti e stereotipi sotto il cocente sole estivo

L’estate si sa è la bella stagione perché spensierata, vacanziera, soleggiata, piena di feste in piscina e serate sulla spiaggia, giri in moto, in bicicletta o sullo skateboard. Al contempo, è anche  il periodo dell’anno in cui abbandoniamo, almeno per un po’, le scadenze della vita quotidiana e ci lasciamo andare al divertimento e alla spensieratezza.

Per gli adolescenti che abitano i fotogrammi di Summertime non sembra proprio così. Summer, ad esempio, dice di odiare visceralmente la bella stagione, anche se il suo nome è proprio dedicato all’estate. Gli altri adolescenti sembrano quasi indifferenti a questo lento scandirsi delle stagioni e l’estate sembra quasi essere un periodo come un altro, complice, probabilmente, il fatto di trascorrere tutto l’anno in una località marittima.

Ma, anche se così può sembrare, Summertime non ci parla solamente della struggente storia d’amore tra Summer e Ale, ma ci dovrebbe mostrare anche la vita quotidiana di questo gruppo di adolescenti. Purtroppo la narrazione appare quasi aulica e ingentilita e i ragazzi sembrano appartenere quasi a una cerchia ristretta di giovani intelligenti e assennati. L’influenza dello scritto di Federico Moccia, Tre Metri Sopra il Cielo si sente, se non altro per la standardizzazione dei sentimentalismi e la descrizione di uno spaccato sociale che, in fin dei conti, è davvero lontano dalla realtà.

I dialoghi che in un teen drama dovrebbero essere un punto centrale, in Summertime sono sviliti e a volte anche troppo complessi in rapporto alla storia e al target di riferimento. Non c’è identità in questa serie tv e non c’è nemmeno una prova artistica (ma anche di intrattenimento) degna di nota. Gli adolescenti si comportano come degli adulti e alcuni adulti, invece, fanno il contrario. Questa inversione di ruoli, però, non è funzionale, è buttata lì senza una reale motivazione o volontà di esplorare il complesso rapporto genitori-figli. Anche la sessualità e l’identità di genere sono trattati superficialmente. Il percorso di crescita di questi ragazzi sembra quasi abortito in favore di una complessità sentimentale e intellettuale che non può reggere la narrazione.

Summertime, un’occasione sprecata?

Lungi da voler competere con i teen drama statunitensi che pullulano il palinsesto di Netflix, rimanendo in Italia, Summertime è bel lontana dall’indagine sociale e sociologica del suo diretto competitor Skam Italia. Ora, pur non volendo paragonare direttamente i due prodotti, non possiamo prescindere da Skam per cercare di ricostruire quelle che sono le dinamiche giovanili all’interno della società.

Chi non vive quotidianamente gli adolescenti non può conoscere l’insieme complesso e spesso indecifrabile delle dinamiche che si instaurano in questa particolare età e nel tessuto sociale in cui è inserita. L’adoscenza è un periodo complesso della vita e muta di generazione in generazione. Non possiamo scrivere di adolescenti che vivono nel 2020 con lo sguardo rivolto ai primi anni Duemila. Non possiamo farlo perché gli adolescenti cambiano, si adattano all tessuto sociale e urbano in cui sono inseriti. Se Summertime ci mostra la difficoltà di questi ragazzi di vivere in una località balneare, dall’altro tratta in maniera semplicistica le relazioni complesse tra loro e gli adulti, perché i ragazzi stessi sembrano già adulti.

Purtroppo, questa strana scelta stilistica e narrativa è limitata da una prova attotriale e registica che non lascia il segno. La recitazione è davvero molto scarsa, tranne che per Ludovico Tersigni che nel gruppo di attori è quello con una maggiore preparazione e esperienza. I giovani attori sentono il peso e la presenza, evidentemente, della telecamera e non superano quello che sembra essere uno stallo alla messicana tra loro e l’arte della recitazione.

Conclusioni

Summertime è un prodotto che non lascia il segno, non supportato da una narrazione e da una interpretazione degne di nota. La scrittura dei dialoghi e la sceneggiatura in generale non è accompagnata da una ricerca del tessuto sociale in cui la vicenda è inserita e, inoltre, non è retta da una interpretazione che può essere ricordata. Tuttavia notevole è la scelta delle tracce che compongono la colonna sonora scelte dal cantautore Giorgio Poi.

La soundtrack è con ogni probabilità l’anello di congiunzione tra la realtà e lo sceneggiato perché ci fa ascoltare quella che realmente è la colonna sonora degli adolescenti italiani del 2020. Tra gli artisti citati ci sono i Coma_Cose, Frah Quintale, Salmo, Franco 126 e altri.

La visione di questo teen drama all’italiana non è del tutto sconsigliata se si ha voglia di passare in tranquillità e spensieratezza una domenica senza troppe aspettative, sognando di essere al mare.