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Tim Burton riceverà il David di Donatello alla carriera. Storia di un loser vincente

Il prossimo 27 marzo il grande Tim Burton sarà premiato con un David di Donatello alla carriera, costellata da capolavori come Edward mani di forbice e Sweeney Todd.

In attesa di vedere al cinema la sua personale rivisitazione del classico Disney Dumbo, il prossimo 27 aprile Tim Burton riceverà il Premio alla Carriera – David for Cinematic Excellence 2019 nel corso della 64a edizione dei Premi David di Donatello.

“È un grandissimo onore per noi consegnare il Premio alla Carriera a Tim Burton”, ha commentato Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano, “celebrando così la sua straordinaria energia creativa e il talento multiforme espresso in tanti capolavori”.

Photo credit - yakub88/depositphotos.com

“Burton è certamente uno dei grandi innovatori della storia del cinema e la sua opera è la visionaria prosecuzione di una grande tradizione culturale che parte da Edgar Allan Poe, attraversa l’espressionismo e il surrealismo, l’illustrazione e il fumetto, per arrivare fino all’arte digitale: il risultato è una sintesi personale di profonda poesia in cui emerge, con malinconica ironia, il racconto di figure e temi attualissimi, su tutti la paura dell’altro, e insieme l’empatia con il diverso, il mostro, la difficoltà e la necessità di trovare una conciliazione con gli esclusi e gli incompresi”, ha aggiunto ancora la Detassis.

Tim Burton inizia la sua carriera concentrando subito tutta la sua personalissima poetica in Frankenweenie del 1984, un cortometraggio di appena 30 minuti – rifatto poi come lungometraggio nel 2012 – che narra la storia di Oliver, un bambino appassionato di cinema e del suo cagnolino Sparky, che riporterà in vita dopo averlo perso.

Realizzato in un abbagliante bianco e nero memore dei grandi classici degli anni Venti e Trenta, Frankenweenie è una ricapitolazione degli stilemi di tanto cinema horror, dal Frankenstein di James Whale fino alla Notte dei morti viventi di George Romero, e assieme malinconica e ironica riflessione sul diverso e sulla tensione tra individualità e comunità, sempre attuale nella fortemente conformistica società statunitense.

La sua carriera prosegue poi tra capolavori come Edward mani di forbice, Ed Wood (forse i suoi due film più sentiti), fino a La sposa cadavere e al bellissimo quanto pessimista Sweeney Todd, – forse il suo film più violento e disperato – passando anche per grandi successi commerciali come la saga di Batman, Il mistero di Sleepy Hollow, La fabbrica di cioccolato, Alice in wonderland e Miss Peregrine, sempre molto curati ma decisamente meno riusciti e più superficiali nell’affrontare le tematiche a lui care.

In effetti però dal 2007, anno di Sweeney Todd, non si è più visto sul grande schermo il Tim Burton dei tempi migliori. Certo, l’ispirazione prima o poi finisce per ogni artista. Il segreto, come nello sport, è smettere quando tutti ancora hanno un ottimo ricordo di te, per non comprometterlo con prestazioni (cinematografiche in questo caso) non all’altezza del proprio passato. In questo senso dunque il David di Donatello giunge proprio al momento giusto. Il giorno dopo esordirà nei cinema italiani il suo Dumbo. Sarà il canto del cigno o il film che confermerà il fatto che la sua parabola artistica è definitivamente conclusa?

Vi piace la poetica di Tim Burton? Allora dovete recuperarvi Freaks di Tod Browning, un film del 1932 ambientato tra i “mostri” di un circo, in cui ritroverete già tutte le tematiche del cinema di Tim Burton.