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Tsugumi Project 1: un seinen dal gusto europeo, recensione

J-Pop Manga porta in Italia Tsugumi Project 1. Si tratta di un seinen davvero particolare e dalle fortissime ascendenze europee nonché prima prova “lunga” e completamente originale (la serie è ancora in corso di serializzazione e conta al momento 3 volumi) del talentuoso ippatu già assistente di Shinichi Ishizuka (Vertical) e soprattutto di Jiro Taniguchi.

Tsugumi Project 1 recensione

Tsugumi Project 1, al tramonto di un olocausto

Da oltre due secoli il Giappone è diventato un arcipelago inaccessibile e isolato dal mondo. Dopo aver messo a punto un’arma dal potenziale distruttivo devastante, le nazioni occidentali hanno preferito, ancora una volta, stroncare sul nascere la minaccia con una pioggia di armi nucleari che ha spazzato via la civiltà e con essa gli esseri umani. Ora però le potenze occidentali hanno iniziato una pericolosa corsa: alcuni documenti misteriosamente trafugati dal paese indicano che l’arma, nome in codice Toratsugumi, potrebbe essere di natura biologica ma soprattutto recuperabile perché ancora attiva seppure “dormiente”.

Le forze militari europee mettono insieme una squadra di soldati e militari, sacrificabili, da spedire in Giappone con l’unico scopo di recuperare l’arma ed eventualmente altri documenti. È di fatto una missione suicida, sia perché non si sa cosa ci sia effettivamente sull’isola principale sia per il livello ancora alto delle radiazioni, della durata di un anno. I soldati infatti hanno un bracciale che li avvertirà del livello di radiazioni lanciando un segnale per il recupero dopo 365 giorni esatti.

Fra questi malcapitati c’è Leon, un ex-soldato d’elite francese, arruolato a quanto pare con la forza e sotto minaccia. La missione non inizia nei migliori dei modi: l’aereo su cui viene imbarcata la squadra, dopo un breve e brutale briefing, precipita e Leon si risveglia da solo nella baia di Tokyo. Affamato, allo stremo delle sue forze e con una sola tuta anti-radiazioni per proteggersi, Leon scopre subito che la città non è deserta come previsto…

Viene infatti attaccato da un gruppo di strani esseri bassi e tozzi, dal volto coperto ma dalle fattezze scimmiesche, che cercano di strappargli la tuta. Leon viene salvato però da una coppia di esseri ancora più singolare, un gigantesco cane o un orso forse di nome Tora e da una ragazzina con zampe di uccello al posto degli arti inferiori. Leon intuisce che le creature possano essere il risultato dell’esposizione prolungata alle radiazioni tuttavia si risveglia sano e salvo riuscendo anche a scoprire il nome della ragazzina, Tsugumi, che non senza difficoltà e sempre con un po’ di riluttanza si esprime in un giapponese stentato.

Tsugumi Project 1 recensione

Ma Tora e Tsugumi si mantengono a debita distanza da Leon che inizia così la sua esplorazione di una Tokyo spettrale fra creature mutate e ricerca di cibo e utensili per sopravvivere. Dopo aver racimolato infatti dell’attrezzatura da campeggio/alpinismo, Leon recupera anche una mappa della città riuscendo finalmente ad orientarsi e incamminandosi verso Shinjuku ovest dove dovrebbe essere nascosta l’arma. Sulla sua strada però incontrerà a sorpresa nuovamente le creature che l’avevano assaltato ma soprattutto un altro sopravvissuto della squadra, il loquace Doudou che sostiene di essere una spia e alludendo che la missione cela ben altri segreti.

Tsugumi Project 1, un survival seinen dai toni wellsiani

Al netto della copertina molto aggressiva che fa pensare ad uno shonen d’azione e dai toni fantascientifici, Tsugumi Project 1 spinge istantaneamente sulla componente più survival di un plot semplice nelle sue premesse ma ovviamente ricco di digressioni politico-sociali che con tutta probabilmente affioreranno nei prossimi volumi. Sì perché in realtà in questo primo volume, ippatu si concentra molto sullo stato d’animo del protagonista Leon e sul suo stupore nell’esplorare questo Giappone post-nucleare.

Nessuno scenario post-apocalittico post-punk alla Mad Max o Hokuto no Ken ma scenari urbani spettrali fra l’onirico ed il fantastico che riportano invece alla mente la letteratura di anticipazione che faceva dell’esplorazione e della meraviglia il suo tema principale e in queste senso l’incipit di Tsugumi Project 1 non può non riportare alla mente uno dei grandi classici del genere ovvero L’isola del Dottor Moreau di H. G. Wells. L’autore tuttavia non rinuncia ad un tocco personale e più marcatamente nipponico con il design delle creature che ricorda le opere più fantastiche di Osamu Tezuka, tanto carine quanto potenzialmente letali.

Ci sono anche altre influenze, John Carpenter e il suo 1997: Fuga da New York per esempio di cui la sequenza iniziale, con tanto di braccialetto, è un sentitissimo omaggio che riesce subito ad inquadrare proprio il protagonista di cui scopriamo qualcosa in più solo a metà volume circa. L’autore inoltre riesce a ben bilanciare la summenzionata componente survival (più ispirata a certi seinen alpinistici di Taniguchi che agli shonen o ai comics del genere di chiara declinazione sci-fi o horror) con alcune azzeccate sequenze d’azione estremamente tese in cui davvero si avverte il livello di minaccia dettato dalla potenza e dall’aggressività delle creature nei confronti degli umani.

È lapalissiano inoltre come ippatu giochi, narrativamente, su un triplo filone tensivo. Il passato di Leon (perché è stato arruolato con la forza? chi è davvero?), la vera natura della missione (il personaggio di Doudou allude a fine volume ad altre squadre inviate a compiere la stessa missione) e gli enigmatici Tora e Tsugumi che si muovono, per il momento, ai margini della storia pur aiutando Leon.

ippatu fra attenzione al dettaglio e urgenza anni ’70

La lettura è scorrevole e come vuole il genere molto coinvolgente grazie alla palpabile tensione, tuttavia è nel disegno che ippatu mostra le sue qualità migliori mischiando un raffinato gusto per il dettaglio di chiara matrice franco-belga con una urgenza tipica dei maestri degli anni ’70 nipponici del fumetto d’azione.

È interessante notare come questa due caratteristiche grafiche trovino nella ricerca anatomica l’elemento discriminante. Se infatti quella di Leon è tutta votata al realismo con linee spezzate ed una espressività nervosa pronta ad esplodere, quella di Tsugumi è invece votata alla delicatezza sovvertendo il realismo con una linea tonda e continua. ippatu insiste molto sul tratteggio che diventa la vera caratteristica del suo stile sia scavando nella materia per costruire ambienti e creature sia per dare corpo a spettacolari squarci in cui campi lunghi e visuali dall’alto (qui forse è più evidente l’influenza di Taniguchi) vengono integrati in una costruzione della tavola sempre molto ordinata nel miscelare orizzontalità e verticalità anche con pagine intere e figure sbordate.

Tsugumi Project 1 recensione

Nella seconda parte del volume, con l’aumento della componente d’azione, l’autore è meno attento al dettaglio e agli ambienti. Il suo tratto diventa più sintetico complice anche la centralità di Leon nella narrazione. Il tratteggio diventa nervoso ma meno fitto e più votato alla costruzione di linee cinetiche e di movimento, le anatomie si “allungano” e deformano con una espressività più marcata che ricorda il Go Nagai meno sintetico e il Ken Ishikawa più ordinato. Cambia anche la costruzione della tavola con un layout ibrido retorico e epidittico: i riquadri diventano irregolari e vengono disposti in maniera obliqua “simulando” la concitazione dell’azione.

Tsugumi Project 1 recensione

Il volume

J-Pop Manga confeziona un bel volume di dimensioni standard (12.5×18) con sovraccoperta. Ottima la cura carto-tecnica ed editoriale, sia la traduzione che l’adattamento sono molto scorrevoli e notevole è anche lo sforzo in fase di lettering, di cui è importante segnalare la presenza di ben 6 pagine degli ottavi iniziali a colori su carta patinata. Buona anche la carta usomano usata per il resto del volume dall’ottima grammatura e dalla qualità bianca che esalta il tratteggio dell’autore. Colpisce anche la presenza di una buona sezione di extra (una rarità per pubblicazioni di questo tipo e formato) in cui trovano spazio una intervista all’autore, alcune schede dei personaggi e alcune pin-up di Tsugumi.

Tsugumi Project 1


Tsugumi Project 1 spinge istantaneamente sulla componente più survival di un plot semplice nelle sue premesse che si concentra molto sullo stato d'animo del protagonista Leon e sul suo stupore nell'esplorare questo Giappone post-nucleare intervallati da alcune azzeccate sequenze d'azione estremamente tese in uno scenario post-apocalittico urbano spettrale fra l'onirico ed il fantastico che riporta alla mente una certa letteratura di anticipazione che fa capo ad H.G. Wells. La lettura è scorrevole e come vuole il genere molto coinvolgente grazie alla palpabile tensione, tuttavia è nel disegno che ippatu mostra le sue qualità migliori mischiando un raffinato gusto per il dettaglio di chiara matrice franco-belga con una urgenza tipica dei maestri degli anni '70 nipponici del fumetto d'azione.

Pro

  • un inizio interessante ed inusuale che mescola diverse intuizioni e ispirazioni
  • parte grafica raffinata e a tratti lontana dai classici canoni nipponici
  • ottima edizione con contenuti extra

Contro

  • qualche riferimento in più a Tora e Tsugumi e alle altre creature avrebbe reso più interessante la lettura in previsione dei volumi successivi
  • fra la prima parte e la seconda parte del volume c'è una evidente differenza nell'approccio grafico