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Wind, il corto Disney Plus che fa librare i nostri cuori

Recensire un corto probabilmente non è impresa facile; cosa ci sarà mai da dire di rilevante in soli otto minuti di visione, sigla finale compresa? Ebbene, ce lo siamo chiesti anche noi, prima di incappare in questo racconto breve, ma davvero intenso, pieno di commozione e amore fanciullesco che non può che causare lacrime istantanee. Parliamo di Wind, corto disponibile sulla piattaforma Disney Plus e uscito nel 2019.

Prodotto nell’ambito del programma SparkShorts, il progetto di casa Pixar che promuove i corti di produzione indipendente all’interno del vasto vivaio che rappresenta questo mondo magico dell’animazione. Scritto e diretto da Edwin Chang. Non è un dettaglio irrilevante, quello di soffermarsi sull’autore di questa piccola perla nel grande mare dell’animazione, e torneremo più tardi su questo punto, in quanto si rivela essere ultimamente il fulcro della narrazione del corto in questione.

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Cuore di nonna

Partiamo dallo strato più esterno della simbologia di Wind, l’aspetto più immediato: la sua storia. In apparenza, sembra trattarsi del “semplice” racconto del rapporto nonna-nipote, gli unici due esseri umani e viventi in quella che sembra una grande caverna fiocamente illuminata, ma non per questo priva delle risorse primarie per nutrire i sogni del piccolo. L’elemento naturale che innesca i sogni del bambino è la presenza costante del vento, che gli consente di legarsi saldamente un cavo intorno alla vita e librarsi nell’aere, sognando di essere altrove con la mente.

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E’ proprio lì che vuole dirigersi, altrove, via da lì. Per questo motivo, sta costruendo un’astronave con l’aiuto della formidabile nonnina, piuttosto in gamba e in grado di dimostrarsi il suo fedele braccio destro. Proprio come una figura materna, non solo lo sostiene nei momenti in cui sembra che il suo piano stia fallendo, ma anche supportandolo con un lauto pranzo letteralmente “in cassetta”, un altro oggetto di rilievo nel corso della storia.

Verso l’infinito e oltre

L’obiettivo del bambino è proprio quello di sfruttare la costante corrente d’aria per riuscire a raggiungere quel lontano cono di luce che si apre sopra le loro teste, la promessa di una nuova vita, lontano dal buio e dalla solitudine. Il progetto è difficile da realizzare, soprattutto per cercare di trasportarli entrambi in superficie (le premesse non ricordano già una porta galleggiante nelle gelide acque dell’oceano?).

Riprendendo in parte il sogno del volo di Buzz Lightyear in un film decisamente più famoso rispetto a questo, Toy Story, anche il piccolo si vuole dotare di un’astronave e prendere quota.

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E’ esattamente quello che succede: l’astronave parte, e con qualche difficoltà durante il viaggio, il piccolo riesce a risalire in superficie, trasportando con sé il lungo cavo che congiunge le due dimensioni, in attesa di poter issare l’amabile nonnina e raggiungerlo. Ma all’altro capo della fune c’è solo il pensiero che nonna gli lascia, il suo cuore in cassetta: un po’ di quelle strane pagnotte che condividevano insieme.

Il buio del passato

La domanda che può sorgerci spontanea è: non c’era davvero spazio per lei nell’astronave? Oppure: perché non ha seguito il nipote in superficie? La spiegazione effettiva ci viene fornita proprio da Edwin Chang in un video di pochi minuti nella sezione Extra del corto, anch’esso presente su Disney Plus. Lo sceneggiatore ci racconta che si tratta proprio di un tributo che ha voluto dedicare a sua nonna, madre rimasta single dopo la Guerra di Corea e che si prese cura del suo unico figlio, il padre di Edwin.

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Questi, una volta cresciuto, riuscì ad andare negli USA per assicurarsi un certo livello di istruzione, ma lasciando sola la madre. Questo è un primo accenno al significato simbolico delle praterie inondate di sole che il bambino raggiunge in Wind, uscendo dal buio della caverna: un mondo migliore che gli è stato promesso e concesso dallo sforzo fatto da sua nonna nel preparare l’astronave, come la nonna di Edwin si era prodigata con diversi lavori pur di assicurare un futuro brillante al figlio. Un futuro dal quale però lei stessa era esclusa, e sembrava esserne cosciente.

La luce del futuro

Se dunque la caverna rappresenta sì un luogo sterile, ma non ostile, e privo di pericoli o nemici, niente e nessuno che possa davvero nuocere ai due protagonisti, il mondo esterno sembra essere davvero una sorta di Terra Promessa biblica, un paradiso terrestre incontaminato. La metafora non si ferma a questo livello di simbolismo, ma desidera rappresentare anche la condizione degli immigrati, in cerca di un posto migliore dove trovare rifugio e conforto, pur allontanandosi dalla propria terra di origine.

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Di fatto, è quello che sono Edwin e suo padre in suolo americano, ma rendono distintamente l’idea di voler ingegnarsi in qualsiasi modo e a qualsiasi costo pur di realizzare il proprio sogno. Non è finita qui, perché la scena finale è davvero struggente, come se non bastassero i sussulti dell’animo durante i primi minuti del corto. Siamo abbastanza familiari ai colpi al cuore che Pixar ci provoca da anni e anni; dunque, possiamo solo immaginare la potenza racchiusa in questi pochi minuti di storie, così toccanti, reali, vibranti e vicine al cuore di ognuno di noi.

Una storia universale

Il pregio di Wind è proprio quello di riuscire a parlare a un pubblico universale, pur senza aver inserito alcuna linea di dialogo. La comunicazione primordiale e immediata sta nei gesti, nelle espressioni, nei sussulti, nel colore caldo della casa della nonna, nei legami familiari. Wind riesce a spezzare il cuore e a far fuoriuscire i suoi ricordi più intimi e cari attraverso le nostre lacrime più calde e sincere.

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Non c’è verità più atroce e terribile nell’espressione dolceamara della nonna nel vedere il piccolo riuscire nell’impresa e nel saperlo solo là fuori. Non c’è abbraccio più commovente di quello che il nipote dona alla cassetta della nonna comprendendo il significato di quel gesto. E noi con lui.

Ognuno sta solo sul cuor della terra, Trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera.