Cinema e Serie TV

Zombie ieri e oggi: le origini dell’orrore

Ammettiamolo: quanto fanno paura gli zombie? Corpi sfigurati, a brandelli o parzialmente decomposti che ritornano dalla morte per camminare nuovamente tra i vivi e nutrirsene. Se non spaventa già di per sè l’idea che un cadavere possa tornare a muoversi, lo farà certamente, quantomeno, quella di essere sbranati da quello che poco prima era stato magari nostro cugino. In realtà le ragioni per cui temere queste creature sono molteplici e probabilmente è per questo che la cultura pop moderna e contemporanea è letteralmente invasa da orde di zombie.

Sono dannatamente spaventosi, diciamocelo pure, perciò registi, fumettisti, anche sviluppatori di videogame ci vanno a nozze e ci procurano sempre un motivo in più per temere un’eventuale apocalisse zombie, inserendo nuove, possibili spiegazioni “plausibili” per cui gli zombie potrebbero sbucare fuori realmente tra di noi. La loro origine, tuttavia, non è di questi anni e in realtà non ha nulla a che vedere con l’andare in giro a braccia protese in cerca di carne umana. Ve la raccontiamo qui, per giungere infine alla figura dello zombie come lo conosciamo oggi.

Zombie

Stregoni voodoo e schiavi senza volontà

Benché le infestazioni zombie sembrino avere luogo piuttosto spesso nelle metropoli statunitensi o nelle città inglesi, queste creature dell’orrore arrivano in realtà da Haiti. Più precisamente, da una credenza haitiana di cui si hanno le prime testimonianze intorno al 1937 quando si inizia a parlare di zonbie (questo il termine nella lingua creola del paese). Sembra infatti che lì vi abitino degli stregoni voodoo, chiamati bokor, in grado di resuscitare i morti: essi inducono in uno stato di morte apparente loro vittime, assoggettandole poi al proprio volere privandole delle piene capacità cognitive. Questi individui, infine, sarebbero gli zombie.

I bokor avviano quindi il processo di “zombificazione” somministrado alle loro vittime una particolare pozione: un cocktail di piante urticanti, parti di rospi e ragni, oltre che pezzi di cadaveri umani tritati e di un pesce palla che è possibile trovare nelle acque haitiane, contenente una potente neurotossina. Una delizia in grado di causare la paralisi del diaframma e ridurre drasticamente la respirazione e i parametri vitali, conducendo il povero disgraziato di turno a quella che è solo una morte apparente. Una volta seppellito, l’individuo viene successivamente riesumato dal bokor che, approfittando dei danni al cervello causati dalla mancanza d’ossigeno, fa di lui uno schiavo incapace di operare la propria volontà. E lo mette magari a zappare la terra nella sua piantagione.

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Ad Haiti la cosa è presa molto seriamente. La popolazione è realmente convinta che tra di loro si aggirino degli stregoni voodoo capaci di tali nefandezze, tanto che il Codice Penale haitiano, all’articolo 249, afferma:

È da considerarsi tentato omicidio l’utilizzo contro un individuo di sostanze che, senza causare una vera morte, inducano un coma letargico prolungato. Se dopo la somministrazione di tali sostanze la persona viene sepolta, l’azione sarà considerata omicidio indipendentemente dal risultato che ne consegue.

Vuoi anche perché per un certo periodo il regime dittatoriale dei Duvalier che ha governato il paese ha fatto propria tale superstizione per tenere in scacco il popolo, attraverso il timore reverenziale causato dalla religione e in particolare dalle credenze voodoo. È però proprio di questo che si tratta: di credenze e superstizioni, dal momento che è stato dimostrato scientificamente, più tardi, che le pozioni dei bokor non sono in grado di creare degli zombie. Chi è tornato “dalla morte” per raccontare la propria esperienza sotto il giogo degli stregoni sembra, piuttosto, che sia stato vittima proprio del condizionamento, della suggestione infusa tramite gli strani rituali compiuti: una zombificazione in definitiva più della soggezione mentale che realmente del corpo e della coscienza.

Gli zombie invadono il cinema

Quando si parla di zombie la prima figura che viene in mente è quella che si è imposta grazie al cinema di Romero dal 1968 in poi. Storicamente, tuttavia, il primo film dedicato alle creature riportate alla vita e prive di volontà è L’Isola degli Zombies (White Zombie), del 1932, con Bela Lugosi. Nella pellicola diretta da Victor Halperin il morto sbrindellato che cammina è assente, poiché siamo qui più vicini all’idea di individuo assoggettato ad uno stregone sospeso tra la vita e la morte, mutuato dalla cultura haitiana, che ad un cadavere redivivo assetato di sangue.

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L’Isola degli Zombie ha contribuito in una certa misura a fornire alcune delle caratteristiche tipiche degli zombie che sarebbero poi diventate tratti peculiari in questi mostri d’orrore: il passo lento e i movimenti impacciati, la capacità di resistere alle armi da fuoco, lo sguardo spaventosamente fisso. Bisognerà attendere però diversi anni ancora per assistere ad un cambio di paradigma nel mondo cinematografico. Lo stesso cambiamento che ha imposto le specificità dello zombie per come lo conosciamo oggi e, come accennato in precedenza, è a George A. Romero che si deve questa piccola rivoluzione.

È con lui infatti che il grande schermo viene invaso da un nuovo tipo di zombie. La morte apparente degli zonbie haitiani diventa una morte reale; la creatura che vediamo è tornata dalla morte e rivive nuovamente, seppur senza una volontà razionale; l’assunzione di una pozione che contiene polvere di cadavere si trasforma in una fame incontrollata di carne umana (quella dei viventi). La nuova linea di demarcazione viene tracciata da La Notte dei Morti Viventi (1968), dando il La ai film horror (e non solo) che di lì a qualche anno avrebbero utilizzato gli zombie come mostri da incubo.

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Il morto che cammina di Romero è adesso a caccia di carne viva e non ha nessun altro obiettivo se non quello di addentare gente, lasciando però uno sgradito regalo: il morso di uno zombie non fa che zombificare a sua volta, contagia i vivi facendoli diventare morti viventi. Il regista avvia così una tradizione cinematografica che proseguirà per molti anni e verrà reinterpretata in diversi modi. Basti pensare che a La Notte dei Morti Viventi sono seguiti altri quattro film a tema “zombie”, tra cui L’Alba dei Morti Viventi del 1978 (Zombi, il titolo dato in Italia), materia di base su cui è stato realizzato un remake nel 2004 ad opera di Zack Snyder e il film parodia L’Alba dei Morti Dementi nello stesso anno, con protagonista il duo comico Simon Pegg – Nick Frost.

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Benché nel 1988 Wes Craven torni a mettere in scena la resurrezione dei morti attraverso i rituali voodoo con il suo Il Serpente e l’Arcobaleno, la via ormai è stata tracciata e per il pubblico che considera Romero come il maestro e il padre degli zombie, il vero morto vivente è quello che se ne va in giro a creare altri zombie e a sbranare i pochi sopravvissuti al sempre più diffuso contagio. Perché è di questo che trattano sostanzialmente i film che sorgono in questi anni: un’invasione di cadaveri ambulanti in un mondo alle prese con un’improvvisa apocalisse, che ha condotto alla prematura resurrezione dei morti di cui si parla tanto relativamente al Giorno del Giudizio delle Sacre Scritture. Un ribaltamento del dogma cristiano che profetizza la resurrezione dei morti: alla fine del mondo, chi si trova in Paradiso otterrà nuovamente il proprio corpo, infallibile e indistruttibile. Una reinterpretazione esemplificata dalla frase più celebre di Zombi:

Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla terra.

Correte, arrivano gli “zombie che corrono”

L’apocalisse è arrivata nel mondo e i morti si sono risvegliati, terrorizzando chiunque abbia il coraggio di mettersi di fronte a uno schermo tra gli anni ’80 e ’90. Il maestro indiscusso del genere horror a tema zombie è George A. Romero, ma non è solo il cinema a mostrarci queste orribili creature. Nel 1996 Capcom pubblica infatti un videogioco che rimarrà nella storia e produrrà tanti di quei sequel da creare un vero franchise a discapito delle nostre povere tasche: Resident Evil. La storia è semplice: una società di biotecnologia chiamata Umbrella Corporation ha creato un virus in grado di contagiare e trasformare gli esseri viventi in zombie dalla forza incredibile (o in altre creature spaventose), in cerca come sempre di poveri umani da mangiare. È forse qui che vediamo per la prima volta un nuovo tipo di zombie, ovvero quello che corre e insegue i malcapitati che gli si trovano a tiro, rendendo vana la speranza di poter piantargli in tempo una pallottola nel cranio grazie al solito incedere lento cui eravamo stati abituati.

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Ancora una volta l’esempio lo dà Romero, dal momento che già nel suo La Città Verrà Distrutta all’Alba (1973) vediamo un contagio ad opera di un’arma biologica che trasforma gli individui in folli creature dall’aggressività incontrollata. L’argomento però viene ripreso e ampliato nel 2002, con il 28 Giorni Dopo di Danny Boyle, in cui un ceppo modificato del virus della rabbia diventa la causa di una spaventosa epidemia zombie che falcia la popolazione inglese attraverso i nuovi zombie che ha infettato. Inutile dire che anche qui siamo in presenza degli “zombie che corrono”: le creature lente e impacciate dallo sguardo fisso hanno lasciato il posto a delle belve inferocite assetate di sangue, rapide e scattanti. C’è qualcosa che può terrorizzare più di questo? Juan Carlo Fresnadillo, non contento, rilancia con un sequel nel 2007, intitolato 28 Settimane Dopo. Grazie mille.

Gli zombie corridori tornano nel 2013 con un altro videogioco di grande successo, The Last of Us, sebbene in esso le modalità di contagio siano differenti e i mostri stessi assumono una nuova identità: essi sono gli “infetti“, mutati a causa di una spora fungina che li muove con il solo scopo di infettare altri esseri umani così da diffondersi sempre più. Nello stesso anno, World War Z di Marc Forster ci delizia addirittura con una pandemia di scala globale da cui sembra impossibile fuggire, tanto più che i protagonisti di questa storia (tra cui Brad Pitt) devono vedersela con mostri non solo molto veloci, ma anche piuttosto forzuti.

Zombie in tutte le salse

Come è evidente, siamo ormai lontani dagli schiavi senza volontà della tradizione haitiana per trovarci di fronte a mostri affamati da cui è diventato sempre più difficile fuggire. La visione di queste creature ha però subito negli anni diverse sfaccettature e reinterpretazioni, fornendo nuovi modi di vedere il tema così caro al genere horror. Nel 2003, ad esempio, Robert Kirkman affronta l’argomento da un altro punto di vista, con la sua celebre serie a fumetti The Walking Dead.

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Diffusasi in tutto il mondo grazie anche alla sua trasposizione in serie TV nel 2010, The Walking Dead mostra i sopravvissuti all’apocalisse zombie, i quali si ritrovano talvolta a lottare più tra di loro che contro gli zombie che invadono il mondo. Uno scontro tra individui che cercano in ogni modo di prevaricare l’uno sull’altro, in una spietata lotta alla sopravvivenza in cui la presenza degli zombie è spesso più uno sfondo che un tema fondante. Come dire che le difficoltà ci rendono persone migliori gli uni con gli altri. Un altro fumetto che vede protagonisti gli zombie è sicuramente ’68, di Mark Kidwell e Nat Jones pubblicato in Italia da SaldaPress: all’interno della cornice della guerra in Vietnam, il fumetto racconta un’apocalisse zombie sotto il segno del conflitto e del pacifismo, causata nientemeno che da un insospettabile conservante.

È del 2009 invece la commedia Benvenuti a Zombieland. Qui l’apocalisse zombie è descritta in chiave ironica e un po’ cinica, attraverso l’interpretazione di Woody Harrelson e Jesse Eisenberg (e la presenza di un malcapitato Bill Murray nel ruolo di sè stesso), in un viaggio che più che essere volto alla sopravvivenza sembra essere mosso dalla ricerca di merendine Twinkie. Ritroviamo poi Bill Murray nel più recente I Morti Non Muoiono del 2019, un’altra commedia-horror in cui fenomeni inspiegabili hanno iniziato a susseguirsi nel mondo: orologi impazziti, animali dai comportamenti strani e… morti che risorgono per tornare a camminare tra noi.

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Esistono, poi, anche zombie intelligenti. Ne è un esempio Olivia, protagonista della serie TV iZombie andata in onda dal 2015 su The CW, giovane rimasta vittima di alcuni zombie che tuttavia è determinata a proseguire la sua vita normalmente, mantenendo il segreto sulla sua condizione: lavora quindi presso un centro di medicina legale dove può nutrirsi dei cervelli dei morti, benché questo fa sì di trasmetterle di volta in volta i loro ricordi. Come sfruttare la cosa a proprio vantaggio? Diventando una “sensitiva” in grado di aiutare la polizia a risolvere vari casi. Zombie in vena di tenerezze, poi, con Warm Bodies del 2013. Anche qui abbiamo per protagonista uno zombie senziente, in grado addirittura di innamorarsi di un’umana e di proteggerla dagli altri morti viventi.

Sembra, infine, che esista una cura in grado di rendere reversibile la zombificazione. Incredibile ma vero e troviamo riscontro di questo in The Cured, pellicola del 2017 che vede protagonista Ellen Page, in un’Irlanda alle prese con i postumi di un’apocalisse zombie. Il problema, adesso, è risanare la popolazione, fatta da chi è stato infettato e poi “rigenerato” dalla cura prodotta e gli umani non infetti, che vedono negli ex zombie degli individui da allontanare, emarginare e rifiutare. Da carnefici a vittime, insomma.

Il primo numero della serie a fumetti The Walking Dead, di Robert Kirkman: lo potrete trovare cliccando su questo link.