Vent'anni fa, il mondo della tecnologia assisteva a una presentazione destinata a cambiare per sempre il concetto di computer portatile professionale. Era il gennaio del 2006 quando Apple presentava il MacBook Pro, un dispositivo che non si limitava a sostituire il precedente PowerBook, ma ridefiniva completamente gli standard del settore. Oggi quel laptop celebra due decenni di storia, un traguardo raggiunto da pochissimi dispositivi tecnologici.
La vera innovazione di quel momento storico non risiedeva tanto nel design dello chassis, quanto nella scelta di abbandonare i processori PowerPC in favore dei chip Intel. Una decisione che rappresentava un cambio di rotta epocale per l'azienda di Cupertino, permettendo ai Mac di allinearsi agli standard dell'industria e aprendo inedite possibilità di compatibilità software.
All'epoca del lancio, gli acquirenti potevano scegliere tra due configurazioni distinte. Il modello base, venduto a 1.999 dollari, montava uno schermo da 15,4 pollici, un processore Intel Core Duo da 1,83GHz, appena 512MB di RAM DDR2 a 667MHz e un hard drive da 80GB. La versione di punta, invece, costava 2.499 dollari e offriva la possibilità di scegliere tra processori da 2,0GHz o 2,16GHz, 1GB di RAM e un disco rigido da 100GB.
Una transizione epocale
Se eravate utenti Mac nel 2006 era difficile non essere eccitati dai miglioramenti di prestazioni e di compatibilità promessi in quell'annuncio. È vero, il cambio di nome fece storcere il naso ai "fan della Mela" della prima guardia, ma alla fine se ci si ripensa oggi, il MacBook è durato più del PowerBook all'interno della storia di Apple.
Nel gennaio del 2006, Jobs era tornato ad Apple da quasi un decennio e dopo essersi attivato per risistemare il catalogo dei prodotti proposti dall'azienda, decise di esaudirsi quel desiderio che aveva fin dagli anni 80, ovvero quello di realizzare un “Mac in un libro". Poteva ribattezzare i PowerBook in MacBook già anni prima, ma decise di tenere quel nome per la prima, grande, rivoluzione della linea laptop dell'azienda.
Ovviamente non bastò che il MacBook Pro arrivasse sugli scaffali dei negozi per convincere i più diffidenti, ma bisognò aspettare che gli utenti cominciassero a utilizzare il nuovo laptop di Apple e a diffondere quanto incredibile fu quella transizione da PowerPC a Intel. Le differenze fra l'ultimo PowerBook, il G4, e il primo MacBook Pro con Intel Core Duo erano impattanti tanto quanto quelle fra l'ultimo MacBook con processori Intel e il primo con il processore M1.
Lo abbiamo chiamato MacBook Pro perché abbiamo finito con "power" e soprattutto perché vogliamo Mac nel nome dei nostri prodotti.
Steve Jobs, MacWorld 2006
Personalmente passai definitivamente ai computer Apple proprio in quell'anno. Fino a quel momento saltellavo fra Windows e Mac proprio per tutti quei discorsi di scarsa compatibilità fra le due piattaforme, ma la possibilità di poter spostare, quasi interamente, la mia sfera lavorativa su un portatile Apple, oltre al fatto che usavo da anni un iPod e iTunes su Windows era il male incarnato.
Quando il Papa fu al Keynote
Quel giorno, in quel Keynote, c’era solo un MacBook Pro, motivo per il quale Jobs inevitabilmente spese quasi tutto il tempo sottolineando proprio quanto migliore, in termini di compatibilità, potenza ed efficienza, rispetto al suo predecessore. Ovviamente il focus dell'intera presentazione fu il passaggio verso Intel, tanto malvisto dagli utenti di quel periodo.
C’è stato questo piccolo, fastidioso, problema sui PowerBooks. Non è un segreto che abbiamo provato a infilare un G5 nel PowerBook e siamo stati capaci di farlo a causa dell suo irrealistico consumo di energia in uno chassis così piccolo.
E dopo aver mostrato sugli schermi una foto del Papa continuò
Abbiamo fatto tutto che era ingegneristicamente possibile. Arrivando a consultare ogni alta autorità mondiale per trovare una soluzione. Ma alla fine abbiamo accettato quello che i numeri ci hanno detto più volte. I nuovi processori rendono il MAcBook Pro tra le quattro e le cionque volte più potente, e performante, del PowerBook G4.
Proprio come Tim Cook e Craig Federighi avrebbero fatto anni dopo con il passaggio da Intel a Apple Silicon, Jobs enfatizzò che il problema era il bilanciamento tra potenza ed efficienza energetica e l’Intel Core Duo fu, infatti, drammaticamente migliore, andando a segnare una nuova era per i computer di Apple.
Videoconferenze in mobilità
Come per molte scelte drastiche, per non dire "imposte ai clienti", prese da apple. Anche l'arrivo della iSight integrata fu presentata durante il KeyNote come una delle rivoluzioni per i lavoratori in mobilità.
Potete avviare il vostro MacBook e tenere immediatamente una videoconferenza dovunque voi siate, evitando di fare come quel ragazzo seduto lì (indicò un utente nella platea) che si è dovuto portare una iSight da collegare al suo PowerBook.
Ovviamente si parlava di una webcam da 640 per 480 pixel, indubbiamente poco performante per gli standard dell'epoca, ma il fatto che fosse integrata nello schermo del MacBook in maniera così poco invadente tracciò la rotta per l'intero settore.
Questo primo MacBook Pro anche aggiunse anche un sensore IR nella parte frontale che, se utilizzato in dotazione con il telecomando incluso nella confezione (Vi ricordate i bei tempi nei quali i prodotti avevano tante cose utili nelle confezioni e non solo Laptop e cavo?) si poteva usare Front Row per riprodurre file audio e video, come una preistorica media station, o tenere conferenze passando da una slide all'altra con Keynote.
Probabilmente chi ha avuto un MacBook in quegli anni non ha mai usato Front Row su un MacBook se non per provarlo una volta, ma vi devo confessare che lo ricordo con affetto, visto che in quegli anni per qualche tempo divenne il mio stereo quando ero in trasferta e mi ritrovavo in albergo con solo la tv dell'hotel a farmi compagnia (vi devo ricordare quanto il WiFi era poco diffuso nel 2006?).
E mentre Apple incrementò le prestazioni e l'utilizzo in mobilità, rimosse la porta FireWire 800, mentre il SuperDrive tolse supporto per media DVD+R doppio strato. La cosa più sconvolgente da sentire oggi, però, sono le dimensioni dei due spazi di archiviazione disponibili nei MacBook Pro: 80GB e 100GB, numeri che oggi vengono raggiunti senza problemi da un videogioco tripla A.
Quanto lontano è andato il MacBook Pro
Risentire oggi la chiusura di Jobs in merito al MacBook Pro fa sorridere perché negli anni è cambiata pochissimo... un po' come quella di ogni nuova versione di un prodotto Apple.
Il nuovo MacBook Pro è il più veloce notebook Apple mai creato. È anche il più sottile. È un pollice sottile ed è persino un capello più sottile del PowerBook 17 pollici.
Le dimensioni complete erano 2,54 cm per 35,81 cm per 24,38 cm, e pesava 2,54Kg. La risoluzione massima dello schermo era 1.440 per 900 pixel in un diagonale da 15,4 pollici.
E se si pensa che l'attuale MacBook Pro con schermo da 16 Pollici misura 24,82 cm per 1,68 cm per 35,59 cm, veien da se che le misure raggiunte nel 2006 erano letteralmente avveniristiche per quegli anni.
Per carità, di acqua sotto i ponti ne è passata, nel corso degli ultimi vent'anni ci sono stati problemi su alcuni modelli, richiami di massa per parti difettose e alcune scelte di design mai pienamente comprese dall'utenza (come la celebre versione con la TouchBar o la rimozione del MagSafe), eppure la storia del MacBook Pro è costellata da molti più successi di quella del PowerBook.
A partire dal 2006, forte anche della base installata di iPod e dell'arrivo, un anno dopo, dell'iPhone, il MacBook Pro, assieme alla sua variante "non-pro", divenne un vero e proprio Ariete di sfondamento per Apple. Era il mezzo più pratico per entrare nelle case degli utenti con un all-in-one che per quanto costoso poteva sostituire appieno il computer fisso, offrendo una soluzione completa e portatile.
Non stupisce, quindi, che laddove i MacBook standard risultarono più conservativi, le varianti Pro divennero veri e propri laboratori di sperimentazione. Dalla prima webcam integrata, al connettore di alimentazione MagSafe; dalla costruzione unibody in alluminio, fino ai display Retina ad alta risoluzione, passando per sperimentazioni come, per l'appunto, la touchbar o lo snellimento delle porte di connessione, ogni cambiamento è sempre passato prima dalla linea Pro, dimostrando che negli ultimi vent'anni è diventata la linea di punta di computer Apple.
Basti pensare allo scorso autunno, quando proprio il MacBook Pro da 14 pollici, si è presentato con il processore M5, rappresentando l'unico modello a catalogo attualmente dotato dell'ultimo processore realizzato da Apple.
Guardando al futuro, i prossimi modelli attesi per il 2026 e il 2027 promettono ulteriori evoluzioni significative. Apple starebbe lavorando all'integrazione di schermi OLED, al supporto touchscreen e persino a una Dynamic Island dedicata, riprendendo una caratteristica già vista sugli iPhone e mostrando un'evoluzione continua per il laptop ceh, dopo vent'anni, rimane ancora il perno centrale nella strategia dell'azienda californiana.